Le indagini finanziarie al vaglio del tribunale
Nel cuore del Tribunale di Sassari, si è svolta la seconda udienza del processo che vede imputati Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu, il vescovo di Ozieri, Corrado Melis, e altre sette persone. Le accuse sono gravi: peculato, riciclaggio, false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento. L’inchiesta ruota attorno al presunto utilizzo improprio di oltre 2 milioni di euro provenienti dai fondi dell’8 per mille e da finanziamenti vaticani, destinati alla Diocesi di Ozieri.
Davanti al collegio giudicante, presieduto da Giancosimo Mura, con a latere Monia Adami e Sara Pelicci, hanno testimoniato il tenente colonnello della Guardia di finanza Pasquale Pellecchia e il luogotenente Marco Casu. Le loro deposizioni, incalzate dalle domande del pm Gianni Caria e degli avvocati della difesa, Ivano Iai e Antonello Patanè, hanno ripercorso le complesse fasi dell’inchiesta.
La testimonianza chiave del tenente colonnello Pellecchia
Pasquale Pellecchia, all’epoca delle indagini comandante del Nucleo di polizia economica finanziaria delle Fiamme gialle di Oristano, ha ricostruito il percorso investigativo, focalizzandosi su una “nota informativa riservata” redatta dall’ex vescovo di Ozieri, Sergio Pintor. In questa nota, Pintor denunciava le pesanti ingerenze dei cardinali Bertone e Becciu nella gestione della Diocesi e della Caritas, un elemento che ha gettato un’ombra sulle dinamiche interne alla Chiesa locale.
I movimenti bancari sotto la lente d’ingrandimento
Il luogotenente Casu ha illustrato in dettaglio i riscontri delle indagini, concentrandosi sui movimenti dei conti correnti bancari della Diocesi, della Caritas e della cooperativa Spes. Particolare attenzione è stata rivolta a un conto intestato alla Diocesi, utilizzato dalla Caritas e con la firma di Tonino Becciu, un dettaglio che solleva interrogativi sulla gestione dei fondi e sulle responsabilità dei singoli individui coinvolti.
Le contestazioni della difesa e il nodo dei rapporti Stato-Vaticano
La difesa ha contestato con forza le deposizioni e la documentazione prodotta, sollevando dubbi sulla loro ammissibilità al processo, in considerazione delle norme che regolano i rapporti tra lo Stato italiano e il Vaticano. Questo aspetto potrebbe avere un impatto significativo sull’esito del processo, aprendo un delicato fronte giuridico e diplomatico.
L’udienza è stata aggiornata al 26 novembre, data in cui verranno ascoltati altri testimoni, in un processo che si preannuncia lungo e complesso, con implicazioni che vanno oltre la semplice questione giudiziaria.
Un processo che scuote le fondamenta della Chiesa locale
Il processo di Sassari getta una luce inquietante sulla gestione dei fondi ecclesiastici e sulle dinamiche di potere all’interno della Diocesi di Ozieri. Al di là degli esiti giudiziari, questa vicenda solleva interrogativi profondi sulla trasparenza, l’etica e la responsabilità nella gestione delle risorse destinate ai più bisognosi. La Chiesa, come istituzione, è chiamata a fare chiarezza e a ristabilire la fiducia dei fedeli, garantendo una gestione oculata e trasparente dei fondi a sua disposizione.
