Un’odissea poetica nel cuore del Turkmenistan
Luciana De Palma, docente, saggista e autrice di versi e storie, ci conduce in un viaggio emozionante nel cuore del Turkmenistan con il suo nuovo romanzo, ‘Ogulnar’. Ambientato in un piccolo villaggio ai confini del deserto, il libro narra la storia di una giovane ragazza di nome Ogulnar, la cui vita è segnata dalla lotta quotidiana contro le avversità, le carestie e le difficoltà di una società patriarcale e tribale.
In questo contesto apparentemente inospitale, Ogulnar scopre la sua passione per la poesia, un’arte che sembra lontana dalle urgenze della sua comunità. Tuttavia, per lei, le parole diventano un rifugio, un modo per esplorare orizzonti infiniti e sconosciuti, e per esprimere le emozioni intense che la pervadono.
La potenza della parola oltre i confini
L’ispirazione per questa storia, come spiega De Palma, nasce dal libro ‘Sovietistan’ di Erika Fatland, in particolare dal capitolo dedicato al Turkmenistan, dove si racconta di una ragazzina di nome Ogulnar che compone versi. L’autrice è stata colpita dalla potenza della parola, capace di superare ogni limite e confine, e ha voluto raccontare la storia di una giovane donna pronta a sfidare le convenzioni del suo mondo per esplorare gli orizzonti che solo la poesia può schiudere.
Ogulnar si lascia trasportare dalle parole, catapultandosi in un mondo in cui tutto sembra più vero del vero. Vivere e scrivere diventano un’unica cosa per lei, ma la sua ‘stranezza’ non è ben vista dalla famiglia e dal villaggio, costringendola a isolarsi e a mimetizzarsi.
Un canto che fa gridare al miracolo
La vita di Ogulnar subisce una svolta quando il suo canto diventa protagonista di un episodio eclatante, che viene interpretato come un miracolo da tutto il villaggio. Da quel momento, la sua vita sembra cambiare, ma il destino ha in serbo per lei gioie, amarezze, umiliazioni e la scoperta di un mondo che va oltre il deserto e la routine claustrofobica della sua esistenza.
Il viaggio che Ogulnar compie con il padre e il nonno fino alla capitale del Turkmenistan, al mar Caspio e alla Porta dell’Inferno, segna profondamente la sua anima. Un incontro nel deserto la cambierà per sempre, portandola a una caduta in disgrazia da cui cercherà di risollevarsi, coltivando i fiori della poesia.
L’arte come rifugio universale
Scrivere questa storia, confessa l’autrice, è stata una sfida anche per lei. Il deserto è un confronto continuo con l’assoluto, uno strumento di sperimentazione della scrittura, un’immensità che può spaventare ma che è anche fonte di ispirazione spirituale. Creare poesie dove non ci sono stimoli evidenti significa attingere a ciò che si possiede di più profondo.
Luciana De Palma, pensando alle tante Ogulnar che potrebbero cercare rifugio nella bellezza interiore tra gli orrori di Gaza o sotto i bombardamenti in Ucraina, sottolinea come l’arte sia l’unica nazione senza confini, dove non servono passaporti, ma solo onestà e voglia di donarsi.
Un invito a riscoprire la bellezza interiore
‘Ogulnar’ è un romanzo che ci invita a riscoprire la bellezza interiore, a coltivare la nostra passione per l’arte e a non aver paura di sfidare le convenzioni per esprimere la nostra voce. La storia di Ogulnar ci ricorda che anche nei contesti più difficili e apparentemente inospitali, la poesia, la pittura e la musica possono essere un rifugio, una fonte di ispirazione e un modo per superare le avversità.
