Un’immersione nella Roma degli anni di piombo
Il film ‘Il Falsario’, diretto da Stefano Lodovichi, presenta una rivisitazione romanzata della vita di Antonio Giuseppe Chichiarelli, noto come ‘Toni della Duchessa’, un artista e falsario che si trovò coinvolto in alcuni degli eventi più controversi della storia italiana. Il film, interpretato da Pietro Castellitto, sarà presentato alla Festa di Roma e debutterà su Netflix il 23 gennaio. Lodovichi sottolinea che, pur ispirandosi alla figura di Chichiarelli, il film si discosta dalla realtà per creare un personaggio avventuroso e imperfetto, un ‘guascone’ che incarna lo spirito di un’epoca.
Un Toni reinventato tra arte e malaffare
Nel film, Toni, interpretato da Pietro Castellitto, si trasferisce a Roma dalla provincia con l’ambizione di diventare un artista. Tuttavia, l’incontro con una gallerista (Giulia Michelini) e la scoperta del suo talento nel falsificare opere d’arte lo conducono in un mondo di inganni e crimini. Toni si ritrova a falsificare il comunicato del Lago della Duchessa per le Brigate Rosse e a frequentare membri della Banda della Magliana (Edoardo Pesce), agenti dei servizi segreti e figure dell’estrema destra. Il film esplora la sua ascesa nel mondo della falsificazione e il suo coinvolgimento in ambienti pericolosi.
Un’epoca di speranze e disillusioni
Pietro Castellitto descrive il suo personaggio come una metafora di un’epoca in cui i giovani credevano nella possibilità di cambiare il mondo, in contrasto con la rassegnazione percepita nel mondo contemporaneo. L’attore sottolinea come i giovani di allora avessero la sensazione di avere un futuro aperto, pieno di possibilità, mentre oggi vedono il loro futuro come già scritto. Castellitto esprime il suo entusiasmo per il lavoro sul set e la collaborazione con un cast di talento, affermando che questa esperienza lo renderà un regista ancora più bravo in futuro.
La genesi del progetto e l’omaggio ai grandi autori
Il regista Stefano Lodovichi spiega che ‘Il Falsario’ è il risultato di un lungo processo di sviluppo, alimentato dal desiderio di raccontare un periodo storico affrontato da grandi autori come Marco Bellocchio. Lodovichi voleva rappresentare un mondo in cui i giovani erano ancora interessati alla politica e alla cosa pubblica. Il film, prodotto da Cattleya, è ispirato al libro ‘Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo’ di Nicola Biondo e Massimo Veneziani e vanta una sceneggiatura firmata da Stefano Lodovichi e Sandro Petraglia. Il cast include anche Aurora Giovinazzo e Claudio Santamaria.
Rielaborazione Storica e Libertà Creativa
‘Il Falsario’ si presenta come un’opera che, pur traendo ispirazione da eventi e figure reali, si concede ampie libertà creative. Questa scelta permette di esplorare temi universali come l’ambizione, l’illusione e la perdita dell’innocenza, offrendo al contempo uno spaccato di un’epoca complessa e controversa della storia italiana. La decisione di Lodovichi di non aderire strettamente alla realtà storica solleva interrogativi sul ruolo della finzione nella rappresentazione del passato, invitando il pubblico a riflettere sulla natura della verità e della memoria.
