I provini: un’opportunità, non una condanna
Silvia D’Amico, in un incontro moderato da Fabia Bettini di Alice nella città, ha affrontato il tema dei provini, un passaggio obbligato per ogni attore. L’attrice sottolinea come sia fondamentale cambiare la percezione di questa fase, considerandola non come un giudizio personale, ma come un insieme di fattori, tra cui la fortuna e l’aderenza all’estetica del personaggio. “Dovremmo abituarci ai provini”, afferma D’Amico, “anche perché non è una messa in discussione di noi stessi come esseri umani, ma un evento in cui contano cento fattori diversi”.
Inoltre, l’attrice invita a non demonizzare i rifiuti, ma a interpretarli come un’occasione per crescere e migliorare. “Se un provino non va bene, capire il perché può essere costruttivo per fare meglio la prossima volta. Non bisogna demonizzare i no ma accettarli per quello che sono e lavorarci sù”.
Solitudine e imprenditorialità: le sfide dell’attore
Oltre al talento, Silvia D’Amico individua un’altra caratteristica fondamentale per emergere nel mondo del cinema: la capacità di gestire la solitudine e di essere imprenditori di sé stessi. Un aspetto spesso sottovalutato, ma cruciale per affrontare le sfide di una professione che richiede resilienza e determinazione. L’attrice sottolinea l’importanza di saper accettare la competizione, ammettendo che “bisogna saper accettare anche il fatto che si possa ‘rosicare’ , perché sono le regole del gioco”.
Il corpo, il tempo che passa e la rinascita nel cinema
D’Amico si è aperta riguardo al suo rapporto difficile con il corpo e la fisicità, un aspetto che ha imparato a gestire anche grazie all’esperienza con Gabriele Muccino, che l’ha aiutata a prendere coscienza della sua femminilità. Affrontando il tema dell’invecchiamento, l’attrice ammette che “direi una bugia se dicessi che non mi importa del tempo che passa, però questo mestiere ti offre la possibilità di rinascere ogni volta. Ogni tot anni riesco a cambiare pelle e penso che con un altro mestiere non avrei questa opportunità”. Il cinema, dunque, come fonte di rinnovamento e trasformazione continua.
Scegliere e trasformare i ruoli: l’arte di Silvia D’Amico
Silvia D’Amico, reduce dalle celebrazioni per i 10 anni di “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, film cult in cui interpretava Viviana, ha raccontato come ha imparato negli anni a scegliere i ruoli migliori per lei, ma anche a “trasformare i ruoli” che sente meno nelle sue corde “in qualcosa di mio, affinché sia un’esperienza speciale per me e per il pubblico”. Un processo creativo che coinvolge anche il rapporto con i registi, figure chiave nel percorso di un attore. “Un regista talentuoso ti mette sempre nelle condizioni di lavorare bene, anche se non ha una comunicazione diretta con gli attori”. D’Amico cita poi registi come Muccino, appassionati alla “carne, al sangue e ai sentimenti degli attori, che ti pungolano continuamente e non ti mollano un attimo” finché non si aderisce al personaggio.
L’attrice conclude riflettendo sull’importanza di fidarsi e lasciarsi andare al flusso del regista, un equilibrio delicato tra stimolazione e abbandono. “Non so cosa sia meglio per me – ammette l’attrice – ma negli anni ho capito che per fare una buona performance non mi serve sempre essere stimolata, a volte devo solo imparare a fidarmi e a lasciarmi andare al flow del regista”.
Un mestiere di passione e resilienza
L’intervista a Silvia D’Amico offre uno sguardo autentico e senza filtri sul mestiere dell’attore, un lavoro che richiede talento, impegno, ma anche una grande capacità di adattamento e resilienza. Le sue parole sono un invito a non arrendersi di fronte alle difficoltà, a trasformare le sfide in opportunità e a coltivare la passione per il cinema, un’arte che permette di reinventarsi continuamente.
