Un Viaggio tra Reale e Surreale: La Retrospettiva di Rodney Smith a Rovigo

Il Palazzo Roverella di Rovigo ospita la prima retrospettiva italiana dedicata a Rodney Smith, il fotografo newyorkese scomparso nel 2016. La mostra, intitolata “Rodney Smith, fotografia tra reale e surreale”, curata da Anne Morin e prodotta da Silvana Editoriale, presenta 123 scatti che esplorano il confine tra il mondo reale e una dimensione onirica, rivelando un artista capace di fondere surrealismo, filosofia e moda in immagini eleganti e concettuali.

Un Filosofo con la Macchina Fotografica

Anne Morin, curatrice della mostra, sottolinea come Smith fosse molto più di un fotografo di moda: “Era un filosofo che ha usato la fotografia al servizio della sua visione”. La sua passione per filosofi come Spinoza, Cartesio e Platone, testimoniata dalla sua vasta biblioteca, si riflette nelle sue opere, che indagano la condizione umana e la ricerca di un equilibrio tra perfezione divina e incompletezza umana.

Atmosfere Sospese e Personaggi Fluttuanti

Le fotografie di Smith creano atmosfere sospese, popolate da personaggi che sembrano fluttuare nello spazio, senza riferimenti temporali o geografici precisi. Scatti realizzati nel 2000 evocano gli anni ’30 o ’70, creando una sensazione di atemporalità e universalità. Nonostante l’apparente costruzione, le foto nascevano spesso in modo spontaneo: Smith sceglieva il luogo e aspettava il momento di luce perfetto per catturare l’armonia degli elementi.

L’Influenza dei Maestri e l’Amore per la Pellicola

Allievo di Walker Evans e ispirato da Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson e William Eugene Smith, Rodney Smith ha collaborato con importanti testate come Time, Wall Street Journal e The New York Times, diventando un nome di riferimento nel mondo della moda. Per lungo tempo, ha preferito il bianco e nero, utilizzando solo pellicola e luce naturale, senza ricorrere a ritocchi digitali. Il passaggio al colore, avvenuto nel 2002, non ha mai eguagliato, a suo dire, l’intensità del bianco e nero.

Un Ingegnere del Tempo Perduto

La mostra di Rovigo evidenzia anche le influenze pittoriche e cinematografiche nell’opera di Smith, con richiami a Hitchcock, Terrence Malick, Wes Anderson e ai grandi del cinema muto. Leslie Smolan, vedova di Smith, lo ricorda come un perfezionista, un “autentico ingegnere del tempo perduto”, ossessionato dalla ricerca di un ordine geometrico del pensiero. Come Smith stesso affermava: “Se una foto ha una risposta per ogni domanda, non serve guardarla più di una volta”.

Un’Eredità Artistica da Scoprire

La retrospettiva di Rodney Smith a Rovigo rappresenta un’occasione imperdibile per scoprire un artista poco conosciuto al grande pubblico, ma capace di creare immagini di straordinaria bellezza e profondità. Le sue fotografie, frutto di un’attenta riflessione filosofica e di una raffinata ricerca estetica, ci invitano a guardare il mondo con occhi nuovi, a interrogarci sulla nostra esistenza e a cercare la bellezza anche nell’incongruenza e nel paradosso.

Di euterpe

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