L’ascesa di Loredana Canò: da amica a “alter ego” di Patrizia Reggiani

Il Tribunale di Milano ha depositato le motivazioni della sentenza che condanna Loredana Canò, 59 anni, a 6 anni e 4 mesi di reclusione per circonvenzione di incapace e peculato. Canò, ex amica fidata e compagna di cella di Patrizia Reggiani, condannata per l’omicidio del marito Maurizio Gucci, è stata riconosciuta colpevole di aver assunto il “controllo assoluto” del patrimonio e delle proprietà immobiliari di Reggiani. Secondo i giudici, Canò, dopo essere uscita dal carcere, ha iniziato a condividere le agiatezze di Reggiani, andando a vivere con lei e assumendo progressivamente il ruolo di suo “alter ego”, fino ad acquisire il completo controllo della sua vita.

Una “seconda famiglia” per isolare Patrizia Reggiani

La sentenza descrive come Canò, insieme a Marco Chiesa, consulente finanziario, e all’avvocato Daniele Pizzi, amministratore di sostegno, abbia messo in atto una “integrale sostituzione della rete familiare e sociale” di Reggiani, creando una “seconda famiglia” che l’ha isolata dal mondo esterno. Questo, secondo l’accusa, ha permesso a Canò di manipolare Reggiani e di gestire il suo patrimonio a proprio vantaggio.

La fragilità psicologica di lady Gucci e lo sfruttamento dell’ex amica

I giudici hanno evidenziato come Patrizia Reggiani, a causa della sua “patologia psichica”, non fosse “assolutamente in grado di porre in essere con sufficiente coscienza alcun atto di gestione patrimoniale”. Questa condizione di vulnerabilità è stata sfruttata da Loredana Canò, che ha convinto Reggiani a “fare la guerra alle figlie” e a far subentrare l’avvocato Pizzi come suo amministratore di sostegno, ottenendo così il controllo completo delle sue finanze.

Le denunce delle figlie e l’indagine della Guardia di Finanza

Il processo è scaturito dalle denunce delle figlie di Reggiani, Alessandra e Allegra, che hanno segnalato le anomalie nella gestione del patrimonio materno. Le indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, coordinate dalla Procura di Milano, hanno confermato le accuse, portando alla condanna di Canò e degli altri imputati.

Un caso emblematico di manipolazione e vulnerabilità

La vicenda di Patrizia Reggiani e Loredana Canò rappresenta un caso emblematico di come la fragilità psicologica e l’isolamento sociale possano rendere una persona vulnerabile alla manipolazione e allo sfruttamento. La sentenza del Tribunale di Milano sottolinea l’importanza di proteggere le persone più deboli e di vigilare sulla gestione dei loro patrimoni, affinché non diventino vittime di abusi.

Di veritas

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