Ordinanza di chiusura anticipata: il caso di Magliano Romano

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha emesso una sentenza che scuote le fondamenta delle ordinanze comunali in materia di quiete pubblica. Al centro della vicenda, un’ordinanza del Sindaco di Magliano Romano, un pittoresco comune alle porte di Roma, che imponeva la chiusura degli esercizi commerciali alle ore 24:00 (e all’01:00 nei giorni festivi) fino al 30 ottobre. Questa misura, motivata dalla necessità di contrastare il disturbo della quiete pubblica durante le ore notturne nel periodo estivo, ha sollevato un vespaio di polemiche e ha portato un esercizio pubblico locale a presentare ricorso al TAR.

Il ricorso al TAR e la decisione dei giudici

L’esercizio commerciale, attivo nel settore della somministrazione di alimenti e bevande, ha contestato la legittimità del provvedimento sindacale, ritenendolo eccessivamente restrittivo e lesivo dei propri interessi economici. Il TAR del Lazio, esaminando attentamente il caso, ha accolto il ricorso, annullando l’ordinanza del Sindaco. La motivazione principale risiede nella carenza di prove concrete a sostegno della necessità e urgenza del provvedimento. Secondo i giudici amministrativi, il Sindaco ha basato la propria decisione esclusivamente su un singolo esposto presentato da alcuni residenti, lamentanti il disturbo della quiete pubblica. Il TAR ha sottolineato che un mero esposto, non corroborato da ulteriori verifiche o riscontri oggettivi da parte delle autorità competenti, non può essere considerato sufficiente per giustificare un’ordinanza contingibile e urgente.

Il principio di proporzionalità e la tutela delle attività economiche

La sentenza del TAR del Lazio pone l’accento sull’importanza del principio di proporzionalità nell’adozione di provvedimenti restrittivi da parte della pubblica amministrazione. Tale principio richiede che le misure adottate siano adeguate, necessarie e proporzionate rispetto all’obiettivo perseguito. Nel caso di Magliano Romano, i giudici hanno ritenuto che la chiusura anticipata degli esercizi commerciali rappresentasse una misura eccessiva e sproporzionata, in quanto non supportata da un’adeguata istruttoria e da prove concrete del disturbo lamentato. La sentenza del TAR rappresenta un importante precedente a tutela delle attività economiche locali, spesso penalizzate da ordinanze restrittive adottate sulla base di segnalazioni generiche o non verificate. Essa ribadisce la necessità di un’attenta valutazione dei fatti e di un bilanciamento degli interessi in gioco, al fine di garantire la quiete pubblica senza compromettere eccessivamente la libertà di impresa.

Equilibrio tra quiete pubblica e attività commerciali: una sfida per i comuni

La vicenda di Magliano Romano solleva un tema delicato e ricorrente: il difficile equilibrio tra la tutela della quiete pubblica e la salvaguardia delle attività commerciali, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico. È fondamentale che i comuni adottino politiche di gestione del territorio che tengano conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti, promuovendo il dialogo e la collaborazione tra residenti, commercianti e amministrazione pubblica. Ordinanze restrittive, come quella annullata dal TAR, dovrebbero essere considerate come extrema ratio, da adottare solo in presenza di situazioni di comprovata emergenza e dopo aver esperito tutte le possibili soluzioni alternative, come il potenziamento dei controlli, la sensibilizzazione dei cittadini e la promozione di eventi e iniziative che favoriscano il rispetto della quiete pubblica.

Di veritas

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