La genesi di un progetto: Bellocchio e Tortora, un incontro inatteso

Marco Bellocchio, celebre regista italiano, ha presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia ‘Portobello’, una serie in sei puntate Hbo Original dedicata alla figura di Enzo Tortora. Il progetto, che sarà disponibile a marzo sulla nuova piattaforma streaming Hbo Max, nasce da una riflessione profonda sul personaggio di Tortora, inizialmente percepito dal regista come distante e persino estraneo. Bellocchio spiega: “Mi attirava il fatto che non era un eroe, ma una persona comune con cui non condividevo nulla, neppure la dimensione estetica anche se lui era, a suo modo, anche un grande lettore. L’essere poi un liberale dichiarato me lo rendeva del tutto estraneo, eravamo a quei tempi impegnati ideologicamente in altre direzioni e lo guardavamo così con un certo distacco chiedendoci: ‘Chi si crede di essere mai questo intellettuale all’inglese?'”.

Dall’indifferenza alla necessità di raccontare: la scintilla scatenante

La prospettiva di Bellocchio su Tortora cambia radicalmente in seguito all’arresto del conduttore. “Improvvisamente – continua il regista – quando Tortora è stato messo dentro, essendo completamente innocente, ho sentito il desiderio di raccontare la sua storia come rappresentazione di un’ingiustizia perpetrata troppo a lungo. Tra l’altro lo spunto mi è venuto dalla lettura dal suo libro ‘Lettere a Francesca’ ovvero quello che lui ha scritto alla sua compagna, Francesca Scopelliti, dal carcere”. La serie si propone quindi come una denuncia di un errore giudiziario che ha segnato profondamente la storia italiana.

‘Portobello’: una serie politica tra magistratura, terrorismo e camorra

Le prime due puntate della serie, presentate in anteprima al Lido, delineano un quadro politico complesso e controverso. La narrazione affronta temi delicati come l’inefficienza della magistratura, le infiltrazioni della criminalità organizzata e il terrorismo, senza tralasciare le responsabilità della Rai nel gestire la vicenda Tortora. Nel 1982, Tortora (interpretato da Fabrizio Gifuni) è all’apice del successo con ‘Portobello’, un programma che raggiunge i 28 milioni di spettatori e gli vale la nomina a commendatore della Repubblica da parte del Presidente Pertini. Tuttavia, la sua ascesa viene bruscamente interrotta dalle accuse di Giovanni Pandico (Lino Musella), uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo, che lo coinvolge in attività criminali.

Un’Italia che cambia volto: antipatia e libertà di pensiero

Bellocchio sottolinea come la vicenda Tortora sia una ferita ancora aperta nel tessuto sociale italiano. “Iniziai comunque ad appassionarmi a questa vicenda anche per capire come mai un personaggio cosi popolare avesse accumulato tanta antipatia. Un uomo poi comunque di una libertà totale nel prendere posizioni, uno che aveva scontato sette anni di esilio per aver criticato la Rai e la sua dirigenza e si batteva per le tv libere. In quegli anni scriveva cose di grande forza in un personaggio né democristiano, né comunista e massone”. La serie esplora quindi anche le dinamiche complesse dell’opinione pubblica e il ruolo dei media nella costruzione e distruzione della reputazione di un personaggio pubblico.

Le sfide dell’interpretazione: Gifuni e Musella nei panni di Tortora e Pandico

Fabrizio Gifuni descrive le difficoltà incontrate nell’interpretare un personaggio così complesso come Enzo Tortora: “Mi ci è voluto un lungo tempo dì maturazione per entrare in questo personaggio cercando di partire da un dato emotivo interno. Cerco sempre di non partire dalle maschere, ma facendo così è come fare un salto nel buio”. Gifuni sottolinea come la vicenda di Tortora abbia tratti kafkiani, ricordando ‘Il processo’, e come il successo possa trasformarsi rapidamente in odio e desiderio di distruzione da parte del pubblico. Lino Musella, interprete di Giovanni Pandico, si dice felice della fiducia accordatagli da Bellocchio e del rapporto di telepatia instaurato con Gifuni, definendo il suo personaggio una “maschera pericolosa difficile da tirar fuori”.

Un cast di talento per una serie ambiziosa

Oltre a Fabrizio Gifuni e Lino Musella, il cast di ‘Portobello’ include Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Davide Mancini, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò, Gianfranco Gallo (nel ruolo di Raffaele Cutolo) e un cameo di Alessandro Preziosi. La serie è scritta da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore.

Riflessioni conclusive: un’opera necessaria per comprendere il passato e il presente

‘Portobello’ si preannuncia come un’opera potente e necessaria per riflettere sulla giustizia, la politica e la società italiana degli anni ’80. Attraverso la storia di Enzo Tortora, Marco Bellocchio offre uno spaccato lucido e impietoso di un’epoca segnata da ombre e contraddizioni, invitando lo spettatore a interrogarsi sul ruolo dei media, del potere e dell’opinione pubblica nella costruzione della verità.

Di euterpe

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