Un viaggio tra musica, redenzione e relazioni umane
Lillo, noto per la sua passione per la musica fin dalla giovinezza, e Naska, un giovane talento musicale, sono i protagonisti di ‘Tutta Colpa del Rock’, un film diretto da Andrea Jublin e prodotto da PiperFilm con Netflix. Presentato in anteprima al Giffoni Film Fest e in uscita nelle sale il 28 agosto, il film narra una storia di redenzione attraverso la musica e le relazioni umane, ambientata in un contesto inaspettato: il carcere.
La trama: una seconda chance attraverso il rock
La storia ruota attorno a Bruno, un ex chitarrista rock caduto in disgrazia, interpretato da Lillo. Bruno è un personaggio complesso, segnato da bugie, egoismo e assenza paterna. Dopo una serie di errori, finisce in carcere, un luogo che sembra rappresentare il punto più basso della sua esistenza. Tuttavia, proprio tra le mura carcerarie, Bruno trova un’inattesa opportunità: formare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest. L’obiettivo è vincere il premio in denaro necessario per mantenere una promessa fatta alla figlia Tina: un leggendario ‘Rock Tour’ negli Stati Uniti.
Il potere salvifico della musica
Lillo sottolinea il potere salvifico della musica, raccontando un episodio personale: durante un lungo ricovero per Covid, con tre giorni in terapia intensiva, l’ascolto di musica rock energetica lo ha aiutato a reagire. ‘Il medico mi ha detto che l’energia muove gli anticorpi, è un fattore chimico’, afferma Lillo, evidenziando come la musica possa influenzare positivamente anche la salute fisica.
Le relazioni umane come ancora di salvezza
Il regista Andrea Jublin spiega che il film vuole raccontare ‘la bellezza delle relazioni affettive’ e che il carcere è stato scelto come luogo che costringe le relazioni, ma che è anche un luogo di speranza. ‘Puoi essere nel posto più brutto, squallido e costrittivo dell’universo, ma se ami qualcuno e sei amato in qualche modo sei salvo’, aggiunge Jublin, sottolineando come l’amore e le relazioni umane possano curare la solitudine e offrire una via di salvezza.
Naska: musica e cinema, una passione condivisa
Naska, oltre a essere un musicista, è anche un appassionato di cinema. ‘Fare un film è stato una figata’, dice Naska, ‘perché era un progetto che univa la passione per la musica e quella per il cinema. Io sono molto fan del cinema, vado vado almeno una volta a settimana al cinema e ogni sera devo vedere un film altrimenti non dormo’.
Un film che invita alla riflessione
‘Tutta Colpa del Rock’ sembra essere un film che va oltre l’intrattenimento, invitando alla riflessione sul potere della musica e delle relazioni umane come strumenti di redenzione e rinascita. La scelta di ambientare la storia in un contesto difficile come il carcere aggiunge un ulteriore livello di profondità, evidenziando come anche nei luoghi più bui possa nascere la speranza.
