La guerra dei dazi innesca una crisi valutaria

La guerra dei dazi innescata da Washington e la conseguente rappresaglia di Pechino hanno inevitabilmente portato a uno scontro tra euro, dollaro e yuan cinese. La svalutazione è diventata un’arma per difendere l’export, mettendo sotto pressione le banche centrali di tutto il mondo. La Banca Centrale Europea (BCE) potrebbe essere costretta a tagliare i tassi di interesse più rapidamente e in misura maggiore del previsto, mentre la Federal Reserve (Fed) si trova sotto pressione da parte del presidente Trump, con il rischio di una stagflazione evocata dal presidente Powell. Sullo yuan, alcuni osservatori ipotizzano che Pechino possa ricorrere alla svalutazione per contrastare gli effetti dei dazi.

Mercato dei cambi sconvolto: recessione globale all’orizzonte?

Ancor prima delle decisioni politiche, è lo shock all’economia mondiale a stravolgere il mercato dei cambi, che si sta posizionando sullo scenario di una recessione globale. Se il crollo delle Borse era in parte atteso, in teoria i dazi statunitensi avrebbero dovuto far apprezzare il dollaro. Tuttavia, sta succedendo il contrario, con l’euro che si mantiene sopra 1,10 rispetto al dollaro. Si è assistito a un vero e proprio terremoto di fuga dal rischio sui mercati, con le valute dei Paesi emergenti e di quelli esposti alle materie prime in crollo e una corsa verso valute considerate più sicure come lo yen e il franco svizzero. Questo clima di incertezza si riflette anche sui mercati obbligazionari.

Fuga dal rischio premia i bond, spread italiano sotto pressione

Il pessimo scenario di crescita e le attese di tagli dei tassi in un clima di fuga dal rischio, dalle Borse verso i bond governativi, stanno mandando in picchiata i rendimenti. Il titolo biennale americano è ai minimi da settembre 2022, sotto il 3,5%. Tuttavia, la corsa a proteggersi finisce per premiare in Europa il bund tedesco rispetto al Btp italiano, con la conseguenza che lo spread italiano è balzato brevemente sopra 123 punti base, dai 110 dei giorni scorsi.

Dollaro in calo, JP Morgan alza le probabilità di recessione

Il dollaro cede terreno non tanto per lo status di valuta internazionale a rischio, ma perché lo shock dei dazi minaccia una recessione. JP Morgan ha appena alzato le probabilità di recessione al 60%, dal 40% precedente. Il presidente della Fed, Jay Powell, intravede un rischio ancora peggiore di stagflazione, affermando che l’impatto dei dazi sulla crescita statunitense rischia di essere “maggiore del previsto” e che, allo stesso tempo, sui rischi d’inflazione i dazi “potrebbero avere un impatto persistente”. Powell ha adottato una posizione prudente, sottolineando che la Fed “non ha bisogno di avere fretta, ha tempo”, nonostante i mercati puntassero su due tagli dei tassi Fed entro giugno e nonostante le pressioni esplicite di Trump.

BCE in campo come nelle crisi, Lagarde costretta a rivedere i piani

Nonostante dalla politica si chieda di non alimentare “allarmismo”, la BCE si ritrova in campo come nelle crisi del Covid e dell’invasione dell’Ucraina. La presidente Christine Lagarde aveva previsto una pausa ad aprile e poi una graduale discesa dei tassi verso il 2%. Tuttavia, Francoforte ora potrebbe dover affrettare i tempi, perché un euro così forte minaccia l’export europeo, rendendolo più costoso, e mette a rischio una crescita già debole. Gli esperti della BCE guardano con trepidazione ai segnali di forte instabilità sui mercati e valutano i rischi per la crescita. Deutsche Bank stima un impatto dei dazi sul PIL dell’eurozona per circa 0,4-0,8 punti percentuali, con le previsioni di crescita 2025 ridotte a 0,25%-0,5% contro lo 0,8% precedente. Ma tengono sotto controllo anche il secondo crollo consecutivo di oltre il 7% del petrolio, spia di brutte notizie per la crescita mondiale, ma anche un fattore che aiuta nella discesa dell’inflazione europea, già rallentata al 2,2% a marzo.

Tagli dei tassi BCE in arrivo?

Potenzialmente, si apre una strada spianata a nuovi tagli dei tassi BCE, che gli investitori si attendono già ad aprile e poi a giugno, con la possibilità di una discesa sotto il 2%, all’1,75%, entro l’anno.

Un quadro economico globale sempre più incerto

La situazione descritta evidenzia un quadro economico globale sempre più incerto e interconnesso. La guerra dei dazi, le pressioni politiche sulle banche centrali e le fluttuazioni valutarie sono tutti elementi che contribuiscono a creare un clima di instabilità. La BCE e la Fed si trovano di fronte a scelte difficili, che avranno un impatto significativo sull’economia mondiale. Sarà fondamentale monitorare attentamente gli sviluppi futuri e adottare politiche economiche prudenti per mitigare i rischi di recessione e stagflazione.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *