
Un racconto intimo e collettivo
Dal 25 marzo al 17 aprile, il Piccolo teatro Grassi di Milano ospita ‘Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo’, l’opera di Davide Enia che ha debuttato con successo al Festival di Spoleto la scorsa estate. Questo monologo, che Enia stesso interpreta, è un viaggio nell’orrore quotidiano di Cosa Nostra, visto attraverso gli occhi di un bambino cresciuto a Palermo. L’opera, da cui è stato tratto anche un libro edito da Sellerio, è un racconto personale che si intreccia indissolubilmente con la storia del nostro Paese, un’autobiografia che diventa specchio di una collettività ferita.
La Palermo di Enia: tra ricordi e orrori
La Palermo di Davide Enia è una città segnata dalla violenza mafiosa, una realtà che irrompe nella sua infanzia con la vista del primo morto ammazzato, mentre tornava da scuola. Sono gli anni degli attentati, delle stragi, come quella di Capaci, un evento traumatico che cancella dalla sua memoria l’intera giornata del 23 maggio 1992. Ma è anche la Palermo degli insegnanti del liceo, tra cui don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel giorno del suo compleanno, un esempio di coraggio e impegno civile che ha segnato profondamente la vita di Enia.
La precisione storica e la colonna sonora
Il racconto di Enia non si limita alla sfera personale, ma si arricchisce di precisione storica, frutto di incontri con tre funzionari della Dda che hanno arrestato boss del calibro di Brusca, Michele Greco e Totò Riina. L’emozione non offusca la verità dei fatti, come nel caso dell’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, una delle pagine più oscure della storia della mafia. Ad accompagnare il racconto, le musiche composte ed eseguite sul palco da Giulio Barocchieri, un contrappunto sonoro che amplifica l’intensità emotiva dell’opera.
Rompere il silenzio per sconfiggere la mafia
‘Autoritratto’ è una necessità, un modo per rompere il silenzio che, come diceva Franco Battiato, “si ammanta di male”. Enia è convinto che la mafia non possa essere sconfitta solo con la forza, ma soprattutto attraverso un cambiamento culturale. È necessario far emergere le verità ancora nascoste, come chi abbia avvisato i killer dell’aereo su cui viaggiava Falcone, e combattere la “nevrosi” collettiva che porta a minimizzare o mitizzare la mafia. Solo così si potrà evitare che, tagliata una testa, ne spunti un’altra.
Un’opera necessaria per non dimenticare
L’opera di Davide Enia è un potente monito a non dimenticare la violenza della mafia e a combattere l’omertà che la alimenta. Un racconto personale che si fa universale, un’occasione per riflettere sulla nostra storia e sul nostro presente, e per rinnovare l’impegno nella lotta per la legalità e la giustizia.