L’AQUILA – Un’ordinanza definita “shock” e “pericolosa” che rischia di segnare in modo indelebile la vita di tre bambini. Sono parole durissime quelle pronunciate dallo psichiatra Tonino Cantelmi, perito della cosiddetta “famiglia nel bosco”, all’indomani della controversa decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia di Vasto dove si trovava con i suoi tre figli dal novembre scorso, e il contestuale trasferimento dei minori in un’altra struttura protetta. Una scelta che ha scatenato un’ondata di indignazione e ha acceso un aspro dibattito, non solo a livello locale ma anche nazionale, coinvolgendo le più alte cariche dello Stato.
La denuncia dello psichiatra Cantelmi: “Una strada sbagliata, si rischia l’adozione”
Secondo il professor Cantelmi, la decisione dei giudici rappresenta un punto di non ritorno in una vicenda già di per sé complessa e dolorosa. “Il buon senso avrebbe fatto pensare che questa famiglia dovesse essere riunificata e sottoposta ad un monitoraggio di un’equipe sociosanitaria della Asl, affidata a professionisti competenti“, ha dichiarato all’ANSA. Invece, prosegue lo psichiatra, “viene emanata un’ordinanza shock che caccia anche la madre dalla vita dei bambini: pericolosa, così viene definita“.
Cantelmi, che coordina il team di psicologi a supporto della famiglia anglo-australiana, non usa mezzi termini per descrivere la gravità della situazione: “È sconvolgente perchè non sono genitori maltrattanti o abusanti. Non sono criminali o tossicodipendenti. Non sono conflittuali o violenti“. Per il perito di parte, la scena dell’allontanamento della madre, con i bambini avvinghiati a lei tra le lacrime, rappresenta “il punto più basso di tutta questa storia“, un trauma che rimarrà “scolpito indelebilmente nella mente di questi bimbi“. Il timore più grande, espresso senza filtri da Cantelmi, è che procedure così dure possano essere il preludio a un percorso che porti all’adozione dei minori, strappandoli definitivamente ai loro genitori.
Le motivazioni del Tribunale e la cronistoria del caso
La vicenda della “famiglia nel bosco” ha inizio nel 2021, quando Nathan Trevallion, 51enne inglese, e Catherine Birmingham, 45enne australiana, si trasferiscono con i loro tre figli (una bambina di 8 anni e due gemelli di 7) in un casolare isolato a Palmoli, in provincia di Chieti. La loro scelta di vita, improntata a un ideale neo-rurale, prevedeva l’assenza di allacci a utenze come acqua corrente ed elettricità e l’istruzione parentale per i figli.
Il caso finisce all’attenzione delle autorità nel settembre 2024, a seguito di un ricovero dell’intera famiglia per un’intossicazione da funghi. Da quel momento, una segnalazione dei Carabinieri attiva i servizi sociali e la Procura minorile dell’Aquila. Dopo mesi di monitoraggio, nel novembre 2025, il Tribunale sospende la responsabilità genitoriale e dispone il collocamento dei minori, insieme alla madre, in una casa-famiglia a Vasto. La motivazione si basa su una presunta situazione abitativa “disagevole ed insalubre” e su un contesto che non avrebbe garantito un adeguato sviluppo delle capacità relazionali e la tutela della salute.
L’ultima ordinanza, quella del 6 marzo 2026, ha ulteriormente inasprito le misure. I giudici hanno motivato l’allontanamento della madre definendo il suo comportamento “ostile e squalificante” nei confronti degli operatori della struttura e del percorso programmato. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, la condotta della donna sarebbe diventata “fonte di grave pregiudizio non solo per l’istruzione dei figli ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità“.
Un caso politico: l’intervento del Governo e l’ispezione ministeriale
La decisione del Tribunale dell’Aquila ha innescato una forte reazione politica. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito le ultime decisioni “senza parole“, criticando una magistratura che pretenderebbe di sostituirsi ai genitori e parlando di “letture ideologiche” che infliggono ai bambini “un altro pesantissimo trauma“. A seguito di queste prese di posizione, il Ministero della Giustizia ha attivato l’iter per l’invio di ispettori al Tribunale per i minorenni dell’Aquila per fare luce sulla vicenda.
Anche l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha espresso forte preoccupazione, chiedendo la sospensione del provvedimento per non infliggere ai minori l’ulteriore trauma della separazione anche dalla figura materna. Nel frattempo, i legali della coppia hanno annunciato il ricorso contro l’ordinanza, mentre davanti alla casa-famiglia si sono tenute manifestazioni di solidarietà per Catherine e i suoi figli.
La magistratura aquilana, per voce del presidente del Tribunale per i minorenni Cecilia Angrisano e del procuratore David Mancini, ha risposto al clamore mediatico con una nota congiunta, affermando che ogni iniziativa è “ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età” e non nasce da posizioni ideologiche o pregiudiziali.
Mentre lo scontro istituzionale si acuisce, al centro di questa complessa e dolorosa vicenda restano tre bambini, il cui futuro appare oggi più incerto che mai, sospeso tra una scelta di vita non convenzionale dei genitori e le severe decisioni di un tribunale. La comunità attende ora gli esiti dell’ispezione ministeriale e del ricorso legale, sperando in una soluzione che metta finalmente al primo posto, come sottolineato da più parti, il “superiore interesse del minore”.
