Bruxelles è al centro di un acceso dibattito politico in seguito alla decisione della Commissione Europea di inviare un proprio rappresentante alla riunione inaugurale del cosiddetto “Board of Peace”, l’iniziativa lanciata dall’ex presidente statunitense Donald Trump. La mossa ha immediatamente sollevato le forti perplessità del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) al Parlamento Europeo, che ha chiesto a gran voce chiarimenti sul mandato e sulla natura della partecipazione dell’esecutivo UE a un tavolo che, a loro avviso, rischia di minare l’architettura multilaterale consolidata a guida Nazioni Unite.
La Posizione della Commissione Europea: Osservatori, non Membri
Di fronte alle crescenti pressioni, la Commissione Europea ha tenuto a precisare la propria posizione. Sarà la Commissaria per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica, a recarsi a Washington per l’incontro di giovedì. Un portavoce dell’esecutivo ha sottolineato con forza che la Commissione non diventerà un membro del “Board of Peace”. La partecipazione sarà limitata e con lo status di osservatore, focalizzata specificamente sulla parte della discussione dedicata alla ricostruzione e al recupero post-conflitto a Gaza.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, questa presenza si inserisce nel “prolungato impegno” dell’Unione Europea per l’implementazione del cessate il fuoco e per il sostegno agli sforzi internazionali di ricostruzione nell’enclave palestinese. In sostanza, Bruxelles intende esserci per vigilare e contribuire su un dossier, quello di Gaza, considerato di cruciale importanza strategica, ma senza sposare in toto l’iniziativa di Trump, sulla quale permangono “dubbi significativi”.
Le Preoccupazioni dei Socialisti e Democratici: Trasparenza e Compatibilità con l’ONU
Le rassicurazioni della Commissione, tuttavia, non hanno placato gli animi del gruppo S&D. I socialisti europei hanno espresso “serie preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza” che avvolge la partecipazione dell’esecutivo. Il timore principale è che il “Board of Peace” possa trasformarsi in una struttura parallela e alternativa alle Nazioni Unite, indebolendo i processi di pace consolidati e basati sul diritto internazionale.
L’eurodeputato socialista greco Yannis Maniatis ha esplicitamente chiesto alla Commissione di “spiegare chiaramente” la sua posizione, evidenziando i “rischi di prendere parte a iniziative al di fuori del quadro delle Nazioni Unite”. A fargli eco è stata l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Kaja Kallas, la quale ha avvertito che il board potrebbe portare all’esclusione dei palestinesi dalle decisioni che riguardano il loro stesso futuro. Anche il Presidente del Consiglio, il socialista António Costa, aveva precedentemente espresso “seri dubbi” sulla compatibilità della carta del board con lo Statuto delle Nazioni Unite.
Cos’è il “Board of Peace” e Quali sono i suoi Obiettivi
L’iniziativa, presieduta dallo stesso Donald Trump, è stata concepita inizialmente per supervisionare la tregua e la ricostruzione a Gaza. Tuttavia, il suo scopo sembra essersi ampliato, mirando a risolvere conflitti internazionali su più ampia scala, alimentando i timori che possa diventare un rivale dell’ONU. La creazione del board è stata avallata da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU come parte del piano dell’amministrazione Trump per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas. Alla riunione di Washington sono attese delegazioni da oltre 20 Paesi.
Secondo quanto dichiarato da Trump, i paesi membri del board annunceranno un impegno di oltre 5 miliardi di dollari per la ricostruzione e gli sforzi umanitari a Gaza.
Un’Europa in Ordine Sparso
La questione del “Board of Peace” ha messo in luce, ancora una volta, una certa frammentazione all’interno dell’Unione Europea. Mentre la Commissione ha optato per una partecipazione cauta come osservatore, la posizione dei singoli Stati membri non è univoca:
- Ungheria e Bulgaria sono gli unici due Paesi UE ad aver aderito formalmente come partecipanti a pieno titolo.
- Italia, Grecia, Cipro e Romania parteciperanno ai colloqui di Washington come “osservatori”, una posizione simile a quella della Commissione.
- Altri Stati, come la Danimarca e i Paesi Baltici, non sono stati invitati dagli Stati Uniti.
Anche in Italia, la decisione del governo di partecipare come osservatore ha scatenato un acceso dibattito politico, con le opposizioni che hanno criticato la scelta, vedendola come un indebolimento del multilateralismo e un allineamento acritico a un’iniziativa dai contorni ancora poco definiti.
La partecipazione, seppur limitata, della Commissione Europea a questo nuovo consesso internazionale rimane un tema caldo. Le prossime ore saranno decisive per capire se l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen riuscirà a fugare i dubbi sollevati dai Socialisti e a definire con nettezza i contorni di un coinvolgimento che, al momento, appare tanto strategico quanto politicamente scivoloso.
