Dieci anni fa, la comunità scientifica globale fu scossa da un “cinguettio” cosmico, un suono quasi impercettibile che confermava una previsione vecchia di un secolo e apriva una finestra completamente nuova sull’universo. Era il 14 settembre 2015 quando gli interferometri gemelli di LIGO negli Stati Uniti, seguiti a breve dal rivelatore italo-francese Virgo, captarono per la prima volta le onde gravitazionali, increspature nel tessuto dello spaziotempo generate dalla fusione di due buchi neri a 1,3 miliardi di anni luce da noi. Quella scoperta, premiata con il Nobel per la Fisica nel 2017, non fu solo un trionfo della teoria della relatività generale di Albert Einstein, ma anche il culmine di decenni di perseveranza, innovazione tecnologica e, soprattutto, di una fruttuosa collaborazione internazionale in cui l’Italia e la Francia hanno giocato un ruolo da protagoniste assolute.
Oggi, celebrando questo storico anniversario, lo sguardo è decisamente rivolto al futuro, a una nuova, ambiziosa scommessa scientifica: l’Einstein Telescope (ET). E ancora una volta, l’Italia si propone come capofila, candidando un sito unico nel suo genere, la miniera dismessa di Sos Enattos in Sardegna, per ospitare questo avveniristico strumento di terza generazione. Un progetto che promette di rivoluzionare nuovamente la nostra comprensione del cosmo e per il quale il nostro Paese, forte di un’eredità scientifica d’eccellenza, invoca un’alleanza ancora più stretta con la Francia.
Una Collaborazione Strategica sull’Asse Roma-Parigi
L’appello a rinnovare la storica partnership è risuonato forte e chiaro durante l’evento celebrativo tenutosi presso l’Ambasciata di Francia a Roma, organizzato in sinergia con il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) francese, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO). La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha sottolineato l’importanza di unire le forze, proprio come avvenne per Virgo, il rivelatore nato dalla visione e dai finanziamenti congiunti di INFN e CNRS. “Contiamo sul sostegno della comunità scientifica francese e siamo fiduciosi che la Francia sceglierà la proposta italiana come la migliore opzione”, ha dichiarato la Ministra, evidenziando come i risultati passati parlino da soli. L’obiettivo è chiaro: coinvolgere scienziati, ingegneri e tecnici francesi nel progetto ET per “riaffermare la capacità dell’Europa di plasmare il proprio futuro attraverso la cooperazione, la scienza e obiettivi condivisi”.
Un sentimento pienamente ricambiato, come testimoniano le parole di Alain Schuhl, vicepresidente del CNRS, che ha confermato un “forte impegno a lavorare insieme all’Italia in questa direzione”. La collaborazione tra i due Paesi, del resto, affonda le sue radici nella visione di pionieri come Adalberto Giazotto e Alain Brillet, i padri di Virgo, e nella scuola di fisica inaugurata in Italia da Edoardo Amaldi.
Einstein Telescope: un Salto Quantico nell’Osservazione dell’Universo
Ma cosa rende l’Einstein Telescope un progetto così rivoluzionario? A differenza degli attuali rivelatori di seconda generazione come LIGO e Virgo, l’ET sarà un osservatorio sotterraneo, ospitato a centinaia di metri di profondità per essere schermato dal “rumore” sismico e antropico. Sarà costituito da un’infrastruttura di forma triangolare con bracci lunghi 10 chilometri, al cui interno sofisticati interferometri laser, raffreddati a temperature criogeniche, misureranno con una precisione inimmaginabile le deformazioni dello spaziotempo.
Questa sensibilità, enormemente superiore a quella attuale, permetterà di osservare un volume di universo almeno mille volte maggiore. Ciò significa poter captare le onde gravitazionali provenienti da eventi molto più distanti e deboli, risalendo quasi fino al Big Bang. Gli scienziati potranno studiare in dettaglio la nascita e l’evoluzione dei buchi neri, la fisica estrema delle stelle di neutroni, la natura della materia oscura e dell’energia oscura, e forse persino testare i limiti della relatività generale. Come ha sottolineato Matteo Barsuglia del CNRS, la scoperta delle onde gravitazionali è stata “una combinazione di teoria e tecnologia”, una storia di perseveranza lunga un secolo. L’Einstein Telescope rappresenta il prossimo, entusiasmante capitolo di questa saga scientifica.
La Sardegna: un Laboratorio Naturale di Silenzio Cosmico
La candidatura italiana punta tutto sulla Sardegna, e in particolare sull’area della miniera di Sos Enattos, nel nuorese. La scelta non è casuale: il sito possiede caratteristiche geologiche e ambientali uniche, come una bassissima sismicità e una scarsa densità abitativa, che lo rendono il luogo ideale per un’infrastruttura che fa del “silenzio” il suo requisito fondamentale. Il Governo italiano crede fermamente in questa candidatura, sostenendola con un impegno finanziario già stanziato e considerandola una priorità strategica nazionale. Il progetto non è solo una grande opportunità scientifica, ma anche un volano di sviluppo per il territorio, in grado di attrarre talenti, creare posti di lavoro altamente specializzati e stimolare l’innovazione tecnologica. A sostegno della candidatura è stato istituito un comitato tecnico-scientifico presieduto dal Premio Nobel Giorgio Parisi.
L’Alba dell’Astronomia Multimessaggera
Il primo “cinguettio” del 2015 ha dato il via a una “storia fantastica”, come l’ha definita Marica Branchesi del Gran Sasso Science Institute, una delle figure chiave che ha aperto la frontiera dell’astronomia multimessaggera. Questo nuovo approccio all’astrofisica si basa sull’osservazione coordinata dello stesso evento cosmico attraverso messaggeri diversi: non solo le onde gravitazionali, ma anche la luce (raggi gamma, X, ottici, radio), i neutrini e i raggi cosmici.
L’evento spartiacque è stato GW170817, la fusione di due stelle di neutroni osservata nell’agosto 2017 sia da LIGO-Virgo che da decine di telescopi in tutto il mondo. Per la prima volta, abbiamo potuto “vedere” e “ascoltare” lo stesso cataclisma cosmico, ottenendo una ricchezza di informazioni senza precedenti. Marica Branchesi, soprannominata “creatrice di fusioni” per la sua capacità di far dialogare fisici e astronomi, è oggi a capo del comitato scientifico dell’Einstein Telescope, pronta a guidare la prossima generazione di ricercatori in questa esplorazione multisensoriale del cosmo.
Come ha osservato Massimo Carpinelli, direttore di EGO, “l’Europa ha una leadership nel campo delle onde gravitazionali e l’Italia è la spina dorsale di questa ricerca”. Con l’Einstein Telescope, questa leadership può essere consolidata, trasformando il sogno di una nuova astronomia in una solida realtà scientifica e tecnologica, costruita sulla base di una rinnovata e indispensabile collaborazione europea.
