Roma – L’eco de La Dolce Vita di Federico Fellini, con l’iconica scena di Anita Ekberg che si immerge nelle acque della Fontana di Trevi, risuona oggi con una nota diversa, quasi stonata. Era il 1960, un’epoca di libertà e spontaneità. Nel 2026, quella stessa scena costerebbe 2 euro e una probabile coda. Questa è la provocazione lanciata dalla storica e sceneggiatrice britannica Alex von Tunzelmann dalle prestigiose colonne del Financial Times, un affondo ironico che ha acceso i riflettori internazionali sulla controversa decisione del Campidoglio di istituire un ticket per l’accesso a uno dei monumenti più amati al mondo.
Una “barriera psicologica” tra la città e i suoi simboli
La critica di von Tunzelmann, autrice del bestseller Fallen Idols, non si limita a una semplice lamentela sul costo. La sua analisi individua una frattura ben più profonda: far pagare per “guardare” un monumento costruito per il bene comune rischia di modificare “radicalmente” il rapporto tra una città, i suoi abitanti e i suoi simboli. Le transenne, osserva la storica, non sono soltanto fisiche ma diventano “psicologiche”. “Un’autorità ora controlla l’accesso a qualcosa che è stato costruito per il bene comune”, scrive, sottolineando come i piaceri un tempo gratuiti vengano ora monetizzati, trasformando i monumenti in “distributori automatici di cultura”. L’immagine evocata è quella di una città che, per difendersi dall’assedio del turismo di massa, finisce per trasformarsi in un parco a tema, dove l’esperienza autentica è mediata da un tornello e un biglietto.
La difesa del Campidoglio: una misura per la tutela e la fruibilità
La decisione, entrata in vigore il 2 febbraio 2026, è stata difesa a spada tratta dall’amministrazione capitolina. Il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore al Turismo Alessandro Onorato hanno spiegato che l’introduzione del ticket da 2 euro per turisti e non residenti è una misura necessaria per contrastare il sovraffollamento, migliorare la qualità della visita e tutelare il fragile capolavoro barocco. Con flussi che possono raggiungere picchi di 70.000 visitatori al giorno, la pressione sul monumento è diventata insostenibile. Le stime del Comune prevedono un introito annuo di circa 6-7 milioni di euro, risorse che, assicurano, verranno reinvestite in un fondo dedicato alla manutenzione e al decoro del patrimonio monumentale cittadino.
L’accesso resterà gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, per i minori di 6 anni, le persone con disabilità e i loro accompagnatori, e per le guide turistiche. “Con 2 euro siamo stati morigerati”, ha commentato l’assessore Onorato, “a New York avrebbero chiesto 100 dollari. Prima qui molti bivaccavano, mangiavano o pretendevano di fare un pediluvio. Ora è tutto ordinato”.
Un dibattito globale: l’overtourism e la mercificazione della cultura
Il caso della Fontana di Trevi si inserisce in un dibattito molto più ampio che coinvolge le principali città d’arte del mondo, da Venezia con il suo contributo d’accesso, al Pantheon, diventato a pagamento già nel 2023. La questione fondamentale è come bilanciare l’accoglienza turistica, risorsa economica vitale, con la sostenibilità e la salvaguardia dell’identità culturale dei luoghi. La critica di von Tunzelmann tocca un nervo scoperto: il rischio che, nel tentativo di gestire l’overtourism, si finisca per “commercializzare” un patrimonio che appartiene all’umanità, come denunciato anche da alcune associazioni di guide turistiche.
La trasformazione di uno spazio pubblico, una piazza che è sempre stata luogo di incontro e di libera fruizione della bellezza, in un’area ad accesso regolamentato solleva interrogativi cruciali. Si perde la spontaneità dell’incontro con l’arte? Si crea una disparità tra chi può permettersi l’accesso e chi no? E soprattutto, si rischia di alienare i cittadini, facendoli sentire ospiti nella loro stessa città?
Le reazioni: tra pragmatismo e resistenza culturale
Le reazioni alla nuova misura sono state eterogenee. Da un lato, molti turisti si sono mostrati pragmatici, considerando il costo di 2 euro una cifra accettabile per contribuire alla conservazione di un tale capolavoro. Dall’altro, voci critiche come quella del Codacons hanno parlato di “tassa sulla fontana”, sollevando dubbi sull’efficacia della misura nel ridurre realmente l’affollamento. Nel primo giorno di applicazione, sono stati staccati oltre 5.000 biglietti, segno di un’adesione comunque significativa.
In questo scenario complesso, l’articolo del Financial Times si chiude con un suggerimento che sa di piccola resistenza civile: per ritrovare la magia autentica e felliniana della Fontana di Trevi, non resta che visitarla di notte. Quando i tornelli sono spenti, le transenne abbassate e le folle diradate, Roma smette per qualche ora di essere un museo a pagamento e torna ad essere, finalmente, di tutti.
