La quiete dopo la tempesta è durata poco. A Parigi si riaccendono i riflettori sulla battaglia legale che vede contrapposti Kylian Mbappé e il suo ex club, il Paris Saint-Germain. Una saga che sembrava aver trovato un epilogo a fine dicembre 2025 con una sentenza del tribunale del lavoro, ma che ora vive un nuovo, tesissimo capitolo. L’attaccante, oggi stella del Real Madrid, ha infatti inviato un ufficiale giudiziario presso la sede del club parigino per esigere il pagamento di una somma residua di 5,9 milioni di euro.

La sentenza di dicembre e il pagamento parziale

Per comprendere appieno la mossa di Mbappé, è necessario fare un passo indietro. Alla fine di dicembre 2025, il tribunale del lavoro di Parigi aveva condannato il PSG a versare al suo ex fuoriclasse una cifra complessiva di 60,9 milioni di euro. Questa somma era stata così suddivisa: 55 milioni a titolo di stipendi e premi non pagati relativi agli ultimi mesi del suo contratto (aprile, maggio e giugno 2024) e 5,9 milioni per ferie maturate, non godute e relativi interessi di mora.

Il club parigino, pur potendo appellare la sentenza, ha provveduto a saldare la parte più cospicua del debito, versando i 55 milioni di euro. Tuttavia, la seconda tranche, quella relativa alle ferie, non è stata ancora corrisposta, spingendo il giocatore e il suo entourage legale ad agire per vie formali.

L’ultimatum e il rischio pignoramento

La visita dell’ufficiale giudiziario non è un semplice sollecito. Come riportato dal quotidiano francese L’Equipe, è stato depositato un ordine di pagamento che intima al PSG di saldare il debito residuo entro un termine perentorio di otto giorni. Qualora il club non dovesse adempiere a tale obbligo entro la scadenza, la giustizia francese potrebbe procedere con un sequestro diretto dai conti della società. Una prospettiva che aggiunge ulteriore pressione su una vicenda già di per sé complessa e delicata.

La controversia affonda le sue radici nella turbolenta estate del 2024, quando la decisione di Mbappé di non rinnovare il contratto e trasferirsi a parametro zero al Real Madrid incrinò definitivamente i rapporti con la dirigenza parigina. Il club, sentendosi tradito, aveva inizialmente trattenuto gli ultimi stipendi e bonus, appellandosi a un presunto accordo verbale che, secondo la loro versione, prevedeva una rinuncia a tali somme da parte del giocatore in cambio del via libera a zero. Una tesi che, però, non ha retto in sede legale, non essendo supportata da alcuna prova scritta.

Le cifre di una battaglia milionaria

La disputa legale ha visto le due parti scontrarsi su cifre astronomiche. Inizialmente, gli avvocati di Mbappé avevano avanzato richieste per oltre 260 milioni di euro, includendo anche risarcimenti per presunto mobbing e la richiesta di riclassificazione del contratto da tempo determinato a indeterminato. Tali istanze sono state però respinte dal tribunale.

Dall’altra parte, il PSG aveva presentato una contro-richiesta shock di circa 440 milioni di euro, citando danni d’immagine e la “perdita di opportunità” legata alla partenza del giocatore senza incassare un euro dal suo trasferimento. Anche questa richiesta è stata integralmente rigettata dai giudici, che hanno invece dato ragione al calciatore sul fronte degli emolumenti non corrisposti.

Ora, la palla passa nuovamente al Paris Saint-Germain. La dirigenza ha otto giorni per decidere se saldare i 5,9 milioni rimanenti, chiudendo (forse) definitivamente la questione, o se affrontare le conseguenze di un mancato pagamento, con il rischio concreto di un’azione di pignoramento. Una cosa è certa: la storia tra Kylian Mbappé e il PSG, anche a distanza di quasi due anni dal suo addio, continua a regalare colpi di scena degni di un thriller sportivo.

Di nike

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