Mascate, Oman – In un clima di palpabile tensione e sotto gli occhi attenti della comunità internazionale, si sono aperti oggi a Mascate, capitale dell’Oman, i colloqui ad alto rischio tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran. L’incontro, mediato dal sultanato dell’Oman, rappresenta un tentativo cruciale di disinnescare una crisi che minaccia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente. Al centro del dibattito, il controverso programma nucleare iraniano, ma l’agenda si è ampliata fino a includere temi altrettanto spinosi come il programma di missili balistici di Teheran e il suo sostegno a gruppi militanti nella regione.
Un’agenda complessa e un compromesso sofferto
Inizialmente, le posizioni delle due parti apparivano distanti, con l’Iran fermamente intenzionato a limitare la discussione esclusivamente al dossier nucleare, minacciando di ritirarsi qualora Washington avesse insistito per allargare il campo. Tuttavia, secondo fonti diplomatiche, si è giunti a un compromesso che permette di affrontare, seppur in un contesto più ampio, anche le questioni relative ai missili e alle attività regionali dell’Iran. Questa apertura, sebbene fragile, segna un passo significativo in un dialogo che per mesi è sembrato arenato. La delegazione statunitense, guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal consigliere senior Jared Kushner, ha sottolineato la necessità di un approccio onnicomprensivo che affronti tutte le “attività destabilizzanti” dell’Iran. Dall’altra parte, la squadra iraniana, con a capo il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, pur accettando di discutere, ha ribadito che la capacità difensiva del paese, inclusi i missili, non è negoziabile.
Il nodo del nucleare: tra sanzioni e arricchimento dell’uranio
Il cuore della trattativa rimane il programma nucleare. Gli Stati Uniti e i loro alleati, in primis Israele, sospettano che Teheran miri a sviluppare armi atomiche, un’accusa che l’Iran ha sempre negato, sostenendo la natura pacifica del suo programma. Sul tavolo ci sono le pesanti sanzioni economiche imposte a Teheran, che hanno messo in ginocchio l’economia iraniana, e la richiesta statunitense di un drastico ridimensionamento delle attività di arricchimento dell’uranio. Secondo indiscrezioni, l’Iran potrebbe essere disposto a offrire concessioni significative, come la riduzione del livello di arricchimento per un periodo di tempo definito, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e dell’accesso a fondi congelati. Una proposta avanzata da alcuni mediatori regionali come Qatar, Egitto e Turchia suggerisce un quadro che prevede lo stop all’arricchimento dell’uranio per tre anni e il trasferimento delle scorte in un paese terzo, in cambio di un patto di non aggressione con gli Stati Uniti.
Missili balistici e sostegno ai “proxy”: le altre spine nel fianco
Oltre al nucleare, Washington ha espresso forte preoccupazione per il vasto arsenale di missili balistici iraniano, considerato una minaccia diretta alla sicurezza regionale e agli alleati degli Stati Uniti. L’Iran, dal canto suo, considera il suo programma missilistico un deterrente irrinunciabile, soprattutto in assenza di una forza aerea moderna. Altro punto di frizione è il sostegno iraniano a una rete di gruppi e milizie in tutto il Medio Oriente, noti come “l’Asse della Resistenza”, che include Hezbollah in Libano, Hamas nei territori palestinesi e i ribelli Houthi in Yemen. Gli Stati Uniti e i loro partner regionali accusano l’Iran di utilizzare questi “proxy” per estendere la propria influenza e destabilizzare la regione. L’Iran, pur ammettendo il sostegno a questi gruppi, li definisce “movimenti di liberazione nazionale”.
Il ruolo dell’Oman e il contesto internazionale
La scelta dell’Oman come sede dei colloqui non è casuale. Il sultanato ha una lunga tradizione di mediazione tra l’Iran e l’Occidente e gode della fiducia di entrambe le parti. L’incontro avviene in un contesto di altissima tensione, segnato da un imponente dispiegamento navale e aereo statunitense nella regione, una mossa interpretata come un chiaro avvertimento a Teheran. La comunità internazionale, inclusa la Russia che ha accolto con favore i colloqui, segue con apprensione gli sviluppi, sperando che la via diplomatica possa prevalere e scongiurare un’escalation militare dalle conseguenze imprevedibili. Il successo di questi negoziati è appeso a un filo sottile, ma la semplice ripresa del dialogo rappresenta, per molti, un barlume di speranza in uno scenario altrimenti cupo.
