Londra – In una decisione ampiamente attesa dai mercati, la Bank of England (BoE) ha scelto di mantenere invariato il suo tasso di interesse di riferimento al 3,75%. La riunione del Comitato di Politica Monetaria (MPC), presieduta dal governatore Andrew Bailey, ha confermato una linea di prudenza, dettata da un quadro economico complesso che vede il Regno Unito alle prese con un’inflazione ancora elevata e una crescita economica che fatica a decollare.

Un’Inflazione Superiore agli Obiettivi

La decisione di non intervenire sui tassi è stata fortemente influenzata dal dato sull’inflazione annuale del 2025, che si è attestata al 3,4%. Questo valore, in crescita e superiore alla media dei paesi del G7, rimane significativamente al di sopra del target del 2% fissato dalla banca centrale. Sebbene la BoE preveda un rientro verso l’obiettivo a partire da aprile, grazie alla dinamica dei prezzi dell’energia e agli effetti delle politiche di bilancio, la persistenza delle pressioni inflazionistiche attuali ha di fatto escluso la possibilità di un taglio immediato dei tassi.

L’inflazione nel Regno Unito ha raggiunto picchi record negli anni passati, toccando l’11,1% nell’ottobre del 2022, il livello più alto in quasi mezzo secolo. Solo una politica monetaria restrittiva, con un progressivo aumento dei tassi, ha permesso di contrastare il fenomeno. Tuttavia, la recente risalita del dato a fine 2025 ha riacceso le preoccupazioni e costretto la BoE a un atteggiamento di attesa.

Una Decisione Sofferta e un Board Diviso

La scelta di mantenere i tassi fermi non è stata unanime. Il Comitato di Politica Monetaria si è mostrato più diviso del previsto, con una maggioranza di cinque voti a favore del mantenimento e quattro contrari. I quattro membri dissenzienti hanno votato per un taglio di 25 punti base, che avrebbe portato il tasso al 3,5%. Questa spaccatura interna, più marcata rispetto alle attese degli analisti, evidenzia le diverse letture del contesto economico. Da un lato, la preoccupazione per un’inflazione persistente; dall’altro, i timori crescenti legati a una domanda debole e a un mercato del lavoro che mostra segni di rallentamento.

Le Sfide per il Governo Starmer

Questa situazione rappresenta un’ulteriore sfida per il governo laburista guidato da Keir Starmer. L’esecutivo, in carica da luglio 2024, si trova a dover gestire un’economia che, dopo una modesta crescita, mostra segni di stagnazione. La bassa produttività e il calo degli investimenti privati sono alcuni dei nodi strutturali che frenano la ripresa. La politica di bilancio restrittiva, con aumenti fiscali per circa 40 miliardi di sterline, mira a stabilizzare i conti pubblici e finanziare investimenti strategici, ma i suoi effetti sulla crescita nel breve termine sono ancora incerti.

L’alta inflazione, unita a una crescita asfittica, crea un mix economico difficile da governare, limitando i margini di manovra del governo e alimentando il dibattito sulla competitività del Regno Unito nel panorama post-Brexit.

Occhi Puntati sulla BCE

Mentre Londra attende, l’attenzione degli osservatori si sposta su Francoforte, dove si attende la decisione della Banca Centrale Europea (BCE). Anche la BCE ha deciso di mantenere i tassi di interesse invariati, con il tasso sui depositi fermo al 2%. La presidente Christine Lagarde ha sottolineato come l’inflazione nell’Eurozona sia sotto controllo, ma ha anche evidenziato le incertezze legate alle tensioni geopolitiche e alle politiche commerciali globali. Sebbene gli scenari economici di Regno Unito ed Eurozona presentino differenze sostanziali, le decisioni delle due principali banche centrali europee sono destinate a influenzarsi a vicenda, in un contesto globale sempre più interconnesso e complesso.

Di atlante

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