Un intervento di restauro in una delle basiliche storiche di Roma ha innescato una vicenda che intreccia arte, politica e cronaca, catturando l’attenzione dei media nazionali e internazionali, fino a meritarsi un articolo sul prestigioso New York Times. Al centro della controversia, un affresco nella basilica di San Lorenzo in Lucina dove una delle due vittorie alate accanto al busto di Umberto II di Savoia ha assunto le fattezze della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La notizia, lanciata dal quotidiano la Repubblica, ha rapidamente fatto il giro del web, tra ironia, polemiche politiche e l’intervento delle istituzioni culturali.
Il Restauro “Incriminato” e il Suo Autore
L’opera in questione si trova nella cappella dedicata ai Savoia, a destra dell’altare maggiore. L’autore del restauro, concluso nel 2025, è Bruno Valentinetti, un decoratore e sacrestano di 83 anni che ha agito come volontario. Inizialmente, Valentinetti ha negato qualsiasi somiglianza intenzionale con la premier, affermando di aver semplicemente ricalcato le fattezze di un suo precedente dipinto realizzato anni prima. Tuttavia, la somiglianza è apparsa evidente a molti, scatenando un acceso dibattito. L’artigiano ha firmato il suo intervento su un cartiglio con la scritta: “Instauratum et exornatum Bruno Valentinetti AD MMXXV”.
Il parroco della basilica, monsignor Daniele Micheletti, ha dichiarato di aver chiesto a Valentinetti di riprodurre i dipinti esattamente com’erano, ammettendo però di notare una certa somiglianza con la Presidente del Consiglio.
Le Reazioni Politiche e Istituzionali
La vicenda non ha tardato a sollevare un polverone politico. Esponenti dei partiti di opposizione, come Irene Manzi del Partito Democratico e parlamentari del Movimento 5 Stelle, hanno chiesto l’intervento del Ministro della Cultura, ipotizzando una violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio. La richiesta era quella di verificare le responsabilità e, se necessario, disporre il ripristino dell’affresco alle sue condizioni originali.
La stessa premier Giorgia Meloni è intervenuta sulla questione con ironia, pubblicando un post sui social media con la frase: «No, decisamente non somiglio a un angelo». Anche il Vicariato di Roma ha preso le distanze, esprimendo “stupore” e “amarezza per quanto accaduto” e annunciando approfondimenti per accertare le responsabilità.
In risposta alle sollecitazioni, il Ministero della Cultura ha attivato la Soprintendenza Speciale di Roma, che ha disposto un sopralluogo e avviato ricerche d’archivio per reperire documentazione sull’aspetto originale del dipinto, realizzato nel 2000, e confrontarlo con l’intervento del 2025.
Dalle Smentite all’Ammissione e la Rimozione
Dopo giorni di smentite, la pressione mediatica e istituzionale ha portato a una svolta. Lo stesso restauratore, Bruno Valentinetti, ha ammesso che l’immagine era effettivamente riconducibile alla premier Meloni, pur sostenendo di essersi ispirato a una figura già presente nel dipinto originario. A seguito di questa ammissione e su indicazione delle autorità ecclesiastiche, Valentinetti ha proceduto a oscurare e rimuovere il volto controverso dall’affresco nella serata del 3 febbraio 2026. La decisione è stata confermata dal parroco, monsignor Micheletti, che ha dichiarato: “Ho sempre detto che se fosse stato divisivo lo avremmo fatto”.
Un Caso Internazionale
La singolarità della vicenda ha varcato i confini nazionali, approdando sulle pagine del New York Times con un articolo a firma della giornalista Elisabetta Povoledo. L’articolo ha raccontato la storia citando lo scoop iniziale de la Repubblica e ha contribuito a dare una risonanza globale a un episodio che mescola arte sacra, attualità politica e il confine, a volte labile, tra omaggio e strumentalizzazione.
La vicenda dell’angelo con il volto di Meloni si è conclusa con la cancellazione dell’opera, ma lascia aperti interrogativi sul controllo e la gestione dei restauri nei luoghi di culto e sul modo in cui la politica possa, anche involontariamente, entrare a far parte dell’iconografia contemporanea.
