La 68esima edizione dei Grammy Awards non sarà ricordata solo per i premi musicali, ma anche per il potente messaggio politico lanciato da una delle stelle più luminose del firmamento musicale globale: Bad Bunny. L’artista portoricano, al secolo Benito Antonio Martínez Ocasio, ha trasformato il palco della Crypto.com Arena di Los Angeles in una tribuna per denunciare le politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, con un discorso che ha avuto una risonanza immediata e vastissima in tutto il mondo.
“ICE fuori”: un grido che scuote i Grammy
Il momento culminante della serata è arrivato quando Bad Bunny è salito sul palco per ritirare il premio per il Miglior Album di Música Urbana per il suo acclamato “Debí Tirar Más Fotos”. Prima ancora di iniziare con i ringraziamenti di rito, ha esordito con una frase destinata a diventare virale: “Prima di ringraziare Dio, dirò una cosa: ICE fuori”. Un attacco diretto e senza mezzi termini all’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, spesso al centro di polemiche per i suoi metodi.
Il suo discorso, pronunciato in un emozionante bilinguismo tra inglese e spagnolo, è proseguito con parole cariche di umanità e orgoglio: “Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani”. Con queste frasi, l’artista ha voluto dare voce a milioni di immigrati, in particolare a quelli provenienti dall’America Latina, rivendicandone la dignità e l’appartenenza. Il pubblico in sala ha risposto con una fragorosa standing ovation, a testimonianza della forza del suo messaggio.
Il cantante ha poi concluso con un appello all’amore come antidoto all’odio: “So che è difficile non odiare di questi tempi… ma l’odio diventa più potente con altro odio. L’unica cosa che è più potente dell’odio è l’amore. Quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se combattiamo, dobbiamo farlo con amore”.
Un’eco mediatica e un boom di ricerche online
Le parole di Bad Bunny non si sono limitate a risuonare all’interno dell’arena. L’impatto mediatico è stato immediato e globale. Come riportato da Google Trends, le ricerche per i termini “Bad Bunny Ice” hanno registrato un’impennata vertiginosa negli Stati Uniti, con un aumento del 1.400%. Picchi simili si sono verificati anche a Porto Rico, patria dell’artista, e in altri paesi dell’America Latina come il Messico, dove la query più diffusa è stata “Bad bunny fuere ice”. L’onda lunga di questo interesse ha raggiunto anche l’Europa, inclusa l’Italia, a dimostrazione della portata universale del tema e dell’influenza dell’artista.
Un contesto di protesta diffusa
L’intervento di Bad Bunny non è stato un caso isolato. La serata dei Grammy è stata pervasa da un sentimento di protesta contro le politiche migratorie. Molti altri artisti, tra cui Billie Eilish, Justin Bieber e Kehlani, hanno mostrato il loro sostegno indossando spille con la scritta “ICE OUT”. Billie Eilish, premiata per la Canzone dell’Anno, ha affermato che “nessuno è illegale su una terra rubata”, aggiungendo un esplicito commento contro l’ICE. Anche Olivia Dean, vincitrice come Miglior Artista Emergente, ha celebrato le sue radici immigrate, sottolineando come gli immigrati “meritino di essere celebrati”. Queste manifestazioni collettive hanno trasformato la cerimonia in un potente momento di attivismo culturale e politico.
Una vittoria storica per la musica latina
Oltre al suo impatto politico, la serata ha segnato un traguardo storico per Bad Bunny e per tutta la musica in lingua spagnola. Il suo album “Debí Tirar Más Fotos” ha infatti vinto anche il premio più prestigioso, quello per l’Album dell’Anno, diventando il primo album interamente in spagnolo a ottenere tale riconoscimento. Una vittoria che consacra definitivamente l’artista portoricano nell’olimpo della musica mondiale e che certifica il ruolo sempre più centrale della cultura latina nel panorama globale.
