Niscemi, Sicilia – Una ferita profonda squarcia il territorio di Niscemi, comune siciliano in provincia di Caltanissetta, dove una vasta frana sta inghiottendo abitazioni e speranze. Sono 1.276 i cittadini, per un totale di 500 nuclei familiari, costretti ad abbandonare le proprie case all’interno della “zona rossa”, un perimetro di sicurezza destinato ad allargarsi. Per molti di loro, il ritorno è un’ipotesi che non si potrà mai concretizzare. Le loro abitazioni, ormai in bilico su un precipizio di decine di metri, dovranno essere abbattute, sempre che il lento e inesorabile avanzare della frana non compia il suo corso prima.
A delineare i contorni di questa catastrofe è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile, intervenuto durante la trasmissione Start su Sky TG24. Le sue parole, nette e dirette, non lasciano spazio a interpretazioni: “All’interno di queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case”. Case che “non solo non potranno più essere ripopolate ma andranno distrutte”.
Una “New Town” per Niscemi: la sfida della delocalizzazione
Di fronte a un disastro di tale portata, la priorità è ora la “re-localizzazione” dei cittadini sfollati. Un processo che, come sottolineato da Ciciliano, dovrà essere “partecipato”. “La forzatura nell’identificazione di una zona non va bene”, ha affermato, “perché è necessario che i cittadini partecipino in maniera attiva a questa nuova identità della città”. Si profila, dunque, la creazione di una sorta di “new town”, un nuovo nucleo abitativo in un’area sicura dove poter ricostruire una quotidianità spezzata. Il governo, come confermato da Ciciliano dopo un sopralluogo con la premier Giorgia Meloni, si impegna a garantire un contributo economico o una nuova casa a chi ha perso tutto.
Un disastro annunciato: le colpe del passato
Le parole del capo della Protezione Civile gettano un’ombra lunga sul passato, evidenziando una grave lacuna nella pianificazione territoriale. “Tecnicamente, quando si sa che si costruisce su una zona fragile – ha osservato Ciciliano – al netto di quelle che sono le autorizzazioni amministrative, anche se le case sono a regola è di tutta evidenza che sono in un punto di assoluta gravità”. Un’ammissione che suona come un atto d’accusa: “Forse nel corso dei decenni era necessario evitare la costruzione sul fronte di frana, questo è chiaro e limpido”.
La frana di Niscemi, infatti, non è un fulmine a ciel sereno. Il territorio è noto per la sua fragilità idrogeologica e già nel 1997 era stato teatro di un evento simile, che aveva interessato gli stessi quartieri. La Procura di Gela ha aperto un’inchiesta per disastro colposo, con l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità e capire se si sarebbe potuto intervenire per prevenire il crollo. Si indaga anche su possibili interventi abusivi che potrebbero aver aggravato la situazione.
L’imponenza del fenomeno e la macchina dei soccorsi
L’entità della frana è impressionante. Ciciliano ha raccontato come, durante un sorvolo in elicottero con la Presidente del Consiglio, sia emersa tutta la sua imponenza, un aspetto che le immagini televisive non riescono a restituire pienamente. Il fronte franoso si estende per circa 4 chilometri, con un volume di materiale smottato paragonato a quello del disastro del Vajont. Un’enorme massa di terra e detriti che continua a muoversi, tanto che nelle ultime ore si sono registrati nuovi cedimenti e boati, e una palazzina di tre piani è crollata nel vuoto.
La macchina dei soccorsi è in piena attività. Vigili del Fuoco, Protezione Civile e volontari sono sul campo per garantire assistenza alla popolazione e monitorare costantemente l’evoluzione del fenomeno. Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza e sono state attivate tutte le procedure per la gestione della crisi, incluso il coinvolgimento di centri di competenza come l’Università di Firenze e l’Agenzia Spaziale Italiana per il monitoraggio satellitare. Anche la scuola è stata duramente colpita, con oltre 500 studenti rimasti senza aule a causa dell’inagibilità di tre istituti.
Il futuro di Niscemi: tra prevenzione e ricostruzione
La tragedia di Niscemi riaccende i riflettori sulla vulnerabilità del territorio italiano e sull’urgenza di una seria politica di prevenzione del dissesto idrogeologico. Mentre si lavora per dare un futuro agli sfollati e per mettere in sicurezza l’area, la comunità attende risposte. La commissione di studio istituita dal Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, avrà il compito di analizzare le cause della frana e proporre interventi di mitigazione del rischio. La speranza è che da questo disastro possa nascere una nuova consapevolezza, per evitare che simili tragedie si ripetano in futuro.
