WASHINGTON D.C. – “L’Iran è più debole che mai”. Con queste parole incisive, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dipinto un quadro a tinte fosche della Repubblica Islamica durante una recente audizione alla Commissione Esteri del Senato. Un’analisi che non solo evidenzia le profonde crepe interne del regime, ma che alza anche il velo su una repressione brutale, il cui bilancio di vittime, secondo le stime del Dipartimento di Stato, ammonterebbe a “sicuramente migliaia” di persone.
La Fragilità del Regime e la Profezia di Nuove Proteste
Secondo Rubio, la quiete attuale nelle piazze iraniane è solo apparente e temporanea. “Le proteste possono essersi affievolite, ma torneranno a divampare in futuro”, ha affermato con sicurezza. La ragione di questa convinzione risiede in una crisi strutturale che Teheran non sembra in grado di risolvere. “Il problema centrale che affrontano, a differenza delle proteste passate su altri argomenti, è che non hanno modo di affrontare le lamentele principali dei manifestanti, ovvero che la loro economia è in collasso”, ha spiegato il Segretario di Stato.
Questa vulnerabilità economica, esacerbata dalle sanzioni internazionali, è il vero tallone d’Achille del governo degli Ayatollah. Le immense risorse del paese, ha sottolineato Rubio, vengono dirottate verso la costruzione di armamenti e il finanziamento di gruppi terroristici nella regione, piuttosto che essere reinvestite per il benessere della società. Una politica che ha isolato l’Iran a livello internazionale e che alimenta un malcontento popolare profondo e persistente, pronto a riesplodere.
Il Drammatico Bilancio delle Vittime: Una Strage Silenziosa
Uno dei dati più allarmanti emersi dall’audizione riguarda la stima delle vittime. Interrogato sul numero di morti durante le recenti ondate di protesta, Rubio ha risposto che si tratta di “migliaia” di persone. Una cifra sconvolgente che, sebbene difficile da verificare in modo indipendente a causa del blocco di internet e delle restrizioni imposte dal regime, trova eco in diverse fonti.
Report di media internazionali come il Time, citando funzionari anonimi del ministero della Salute iraniano, hanno parlato di un massacro con decine di migliaia di possibili vittime solo nei giorni più intensi della repressione, come l’8 e il 9 gennaio. Testimonianze oculari e filmati hanno mostrato l’uso di cecchini e mitragliatrici pesanti contro la folla. Le organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, denunciano da tempo arresti di massa, sparizioni e l’uso illegale della forza letale contro manifestanti in gran parte pacifici. Mentre le fonti ufficiali iraniane minimizzano, parlando di circa 3.000 morti, il divario con le stime indipendenti suggerisce una realtà drammatica che il regime tenta in ogni modo di occultare.
Tensione Geopolitica e Pressione Internazionale
Le dichiarazioni di Rubio si inseriscono in un contesto di altissima tensione tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump ha recentemente usato toni bellicosi, avvertendo che “il tempo stringe” per un accordo sul nucleare e menzionando una “imponente Armata” pronta a muoversi verso la regione. Questo dispiegamento di forze militari, che include la portaerei USS Abraham Lincoln, è stato definito da Rubio come una misura difensiva “per proteggersi da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana contro il nostro personale”.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione. Mentre la Cina mette in guardia contro ogni “avventurismo militare”, l’Unione Europea valuta nuove sanzioni, in particolare sul programma di droni iraniano, e discute la possibilità di inserire i Pasdaran (le Guardie della Rivoluzione) nella lista delle organizzazioni terroristiche. Persino la Germania, attraverso il suo cancelliere, ha affermato che un regime che si regge sulla “forza bruta e il terrore contro la propria popolazione ha i giorni contati”.
Cosa Chiedono i Manifestanti?
È fondamentale ricordare le radici delle proteste che scuotono l’Iran. Nate da un profondo malessere economico, si sono rapidamente trasformate in una richiesta radicale di cambiamento politico e di maggiori libertà civili. Slogan come “Donna, Vita, Libertà” sono diventati il simbolo di una generazione che non si riconosce più nell’ideologia della Repubblica Islamica.
I manifestanti chiedono:
- La fine della corruzione e della cattiva gestione economica.
- Maggiori diritti per le donne e la fine dell’obbligo del velo.
- Libertà di espressione e di associazione.
- La fine dell’isolamento internazionale e una politica estera meno aggressiva.
Le parole di Marco Rubio al Senato non sono solo un’analisi della situazione attuale, ma anche un monito. La debolezza del regime iraniano, unita alla determinazione del suo popolo, crea una miscela esplosiva. Mentre il mondo osserva, il futuro dell’Iran appare più incerto che mai, sospeso tra la speranza di un cambiamento democratico e il rischio di una repressione ancora più sanguinosa.
