Una proposta audace, destinata a scuotere il dibattito pubblico e a dividere l’opinione tra scetticismo e curiosità gastronomica. Arriva dal Veneto, per voce del consigliere regionale della Lega Stefano Valdegamberi, l’idea di introdurre la carne di nutria nella filiera alimentare. L’obiettivo, dichiarato ai microfoni di Radio Veneto24, è quello di trasformare un problema ecologico ed economico in una risorsa, seguendo il percorso già tracciato con successo per il granchio blu.

La nutria (Myocastor coypus), roditore originario del Sud America, è da decenni una presenza ingombrante in molte aree umide del Veneto e della Pianura Padana. Introdotta in Europa per l’industria della pelliccia, la sua successiva liberazione in natura ha portato a una proliferazione incontrollata, con conseguenti e ingenti danni agli argini dei fiumi, alle colture agricole e alle infrastrutture idrauliche. Un’emergenza che, fino ad oggi, ha richiesto costosi interventi di contenimento.

La Mozione: Trasformare un Problema in Opportunità

La mozione che Valdegamberi intende presentare la prossima settimana agli assessori competenti mira a ottenere una circolare regionale, analoga a quella per il granchio blu, che consenta la commercializzazione e l’utilizzo della carne di nutria nell’industria della trasformazione alimentare. “Vorrei trasformare questo problema in un’opportunità”, ha affermato il consigliere, sottolineando come questa specie possa rappresentare una risorsa economica ancora inesplorata.

A sostegno della sua tesi, Valdegamberi cita esempi internazionali: “Come si mangiano in tutte le parti del mondo, come in Francia con il ‘patè di ragondin’ nei menù dei migliori ristoranti, come in Patagonia dove la nutria è piatto nazionale, anche in Veneto la nutria deve essere valorizzata”. Secondo il consigliere, un filetto di nutria in Francia può raggiungere un prezzo di 30-40 euro, un dato che suggerisce un potenziale valore di mercato significativo.

Le Qualità della Carne: Salutare e Sostenibile?

Valdegamberi, che ha personalmente consumato spezzatino di nutria in casa di amici, descrive la carne come “molto meglio della carne processata”. Sottolinea inoltre le sue presunte qualità nutrizionali: “È un roditore che si nutre di radici, bacche ed è un animale molto pulito. È una carne poco grassa, salutare, adatta per le diete”. La dieta erbivora dell’animale, secondo il proponente, garantirebbe una carne sana e con ottimi valori nutrizionali, superiore a molti prodotti industriali.

Dal punto di vista biochimico, la carne di nutria è effettivamente magra, con un elevato apporto proteico e una bassa concentrazione di grassi saturi e colesterolo, caratteristiche che la rendono paragonabile a quella del coniglio o della lepre. Tuttavia, la sua sicurezza per il consumo umano su larga scala solleva importanti questioni sanitarie.

Aspetti Normativi e Sanitari: Un Percorso a Ostacoli

Attualmente, in Italia, il consumo di carne di nutria è consentito solo in ambito privato e domestico. Per la commercializzazione è necessaria una legge nazionale e un quadro di regole igienico-sanitarie specifiche definite dal Ministero della Salute, come sottolineato dallo stesso Valdegamberi. La proposta, quindi, richiede un iter complesso che passi per la Conferenza Stato-Regioni.

Esperti del settore sollevano dubbi e perplessità. La normativa europea, in particolare i Regolamenti CE n. 852/2004 e 853/2004 (il cosiddetto “pacchetto igiene”), impone obblighi rigorosi su controlli veterinari, requisiti igienico-sanitari e tracciabilità per tutta la carne destinata al consumo umano. Ad oggi, non esiste un quadro normativo specifico che autorizzi la vendita di carne di nutria, e chiunque la commercializzasse incorrerebbe in sanzioni.

Un’altra preoccupazione riguarda i potenziali rischi per la salute. Essendo un animale selvatico che vive in ambienti umidi, la nutria può essere vettore di zoonosi, come la leptospirosi, e accumulare nei tessuti contaminanti ambientali come metalli pesanti e pesticidi. Pertanto, l’introduzione nella filiera alimentare richiederebbe un sistema di sorveglianza sanitaria estremamente robusto e capillare per garantire la sicurezza del consumatore finale.

Un Dibattito Aperto tra Cultura e Sostenibilità

La proposta di Valdegamberi ha il merito di accendere i riflettori su un tema complesso che intreccia gestione ambientale, opportunità economiche e tradizioni culturali. L’idea di trasformare una specie aliena invasiva in una risorsa alimentare non è nuova e si inserisce in un dibattito globale sulla sostenibilità e sulla ricerca di fonti proteiche alternative.

Se da un lato l’iniziativa potrebbe offrire una soluzione pragmatica al contenimento della specie, generando al contempo un nuovo mercato, dall’altro si scontra con barriere culturali e normative non indifferenti. Il superamento del “tabù” legato al consumo di un roditore e la garanzia di una filiera sicura e controllata rappresentano le sfide principali per il futuro di questa controversa proposta. Il percorso, come per il granchio blu, è appena iniziato e richiederà un confronto approfondito tra politica, scienza e mondo della ristorazione.

Di veritas

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