L’orizzonte economico italiano si tinge di un cauto ottimismo per il 2026. Secondo le ultime analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, il Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese è destinato a registrare una crescita dello 0,9% su dati grezzi, segnando un’accelerazione rispetto al +0,6% stimato per il 2025. Una ventata di fiducia sostenuta da una serie di fattori congiunturali positivi, tra cui il progressivo rientro dell’inflazione, il conseguente recupero del potere d’acquisto delle famiglie e una ripresa dei consumi più solida e diffusa rispetto ai mesi precedenti.
Il Ritorno della Fiducia e la Spinta dei Consumi
Il vero motore di questa ripresa sembra essere il ritorno della fiducia tra i consumatori e le imprese. Negli ultimi mesi del 2025 si è assistito a un “cambiamento significativo nel clima di fiducia”, come sottolineato da Confcommercio. Per le imprese, la fiducia è in crescita consecutiva da settembre, con un incremento complessivo di circa il 3% rispetto a luglio. Anche le famiglie mostrano un umore migliore, con un aumento della fiducia del 1,7% a dicembre rispetto a novembre. Questo rinnovato ottimismo si traduce in una maggiore propensione al consumo, con intenzioni di spesa in crescita sia rispetto al 2024 che alla prima parte del 2025.
I dati concreti confermano questa tendenza. Eventi commerciali come il Black Friday hanno generato una spesa di 4,9 miliardi di euro, con un balzo del 19,5% rispetto all’anno precedente. I consumi legati al periodo natalizio hanno registrato un aumento reale del 2,8% per famiglia e anche i viaggi durante il ponte dell’Immacolata sono cresciuti del 4,9%. Un segnale particolarmente incoraggiante arriva dalle vendite al dettaglio reali, che hanno segnato due mesi consecutivi di crescita congiunturale, un evento che non si verificava dall’inizio del 2024.
Inflazione in Calo e Potere d’Acquisto in Aumento
Un elemento fondamentale che sta alla base di questa ripresa è il rallentamento della corsa dei prezzi. L’inflazione, al netto delle componenti più volatili, ha smesso di essere un freno strutturale per le finanze di famiglie e imprese. Le stime per gennaio 2026 indicano un tasso tendenziale dello 0,7%, in netto calo rispetto all’1,2% di dicembre. Questo ha permesso al reddito disponibile reale di tornare a crescere, superando nei primi tre trimestri del 2025 i livelli pre-pandemici del 4,6%. Sebbene i consumi reali recuperino più lentamente, mostrando ancora un leggero ritardo rispetto ai livelli del 2019 (+1,2%), l’inversione di tendenza registrata nella parte finale del 2025 è chiara e promettente.
La Terziarizzazione dell’Economia: Servizi e Tempo Libero al Centro della Spesa
Un aspetto strutturale che emerge con forza dalle analisi è la progressiva terziarizzazione della spesa. Sempre più, i consumi degli italiani si orientano verso i servizi, e in particolare verso tutto ciò che riguarda il tempo libero, la cultura e la tecnologia. A dicembre, si è registrato un aumento tendenziale dell’11,1% per le spese in ricreazione e cultura e addirittura del 16,4% per smartphone e PC. Questo trend evidenzia un cambiamento nelle abitudini di consumo, dove l’esperienza e il benessere personale assumono un ruolo centrale.
Il settore del turismo, in particolare, continua a fornire un contributo positivo e costante alla crescita economica, con un aumento delle presenze dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre.
Prospettive e Confronto Internazionale
Le previsioni di Confcommercio, seppur “moderatamente ottimistiche”, delineano una crescita che rimane fortemente dipendente dall’andamento dei consumi interni. È interessante notare come queste stime siano leggermente più ottimistiche rispetto a quelle di organismi internazionali. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), ad esempio, ha previsto per l’Italia una crescita dello 0,7% per il 2026. Anche l’OCSE si era attestata su una previsione simile, evidenziando alcune sfide strutturali per l’economia italiana come la produttività stagnante. Questo divario suggerisce che, sebbene la ripresa interna sia un segnale positivo, l’Italia deve ancora recuperare terreno rispetto alla media dell’area Euro, per cui si prevede un’espansione dell’1,2%.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commentato positivamente il “risveglio dei consumi”, definendolo un segnale che conferma il recupero della fiducia. Tuttavia, ha anche sottolineato la necessità di interventi di politica economica per rendere questa crescita “più robusta”. Tra le misure suggerite vi sono la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, la semplificazione burocratica e la creazione di migliori condizioni per favorire l’occupazione giovanile e femminile.
