La geografia politica della Camera dei Deputati si modifica con un nuovo, significativo assestamento all’interno della coalizione di centrodestra. La presidente di turno dell’Aula, Anna Ascani, ha ufficializzato il passaggio dei deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro al gruppo parlamentare di Forza Italia. Questo trasferimento, che segue di pochi giorni la loro uscita dalla Lega per approdare temporaneamente al Gruppo Misto, rappresenta un evento di notevole importanza politica, sintomo di un malessere crescente all’interno del Carroccio e di un rafforzamento del partito guidato da Antonio Tajani.

L’ADDIO ALLA LEGA E L’APPRODO IN FORZA ITALIA

Il percorso che ha portato Bergamini e Pierro tra le file degli “azzurri” non è stato improvviso, ma frutto di un processo maturato nel tempo. Attilio Pierro, eletto nel collegio uninominale di Salerno Sud, aveva lasciato la Lega il 30 dicembre 2025, lamentando dissapori con i vertici regionali del partito in Campania. Pochi giorni dopo, il 7 gennaio 2026, anche Davide Bergamini, sindaco di Vigarano Mainarda (Ferrara) ed eletto nel plurinominale in Emilia-Romagna, ha annunciato il suo addio al partito di Salvini, iscrivendosi anch’egli al Gruppo Misto. La loro permanenza in questo gruppo “di transizione” è stata breve, a conferma di una trattativa già in stato avanzato con Forza Italia, culminata con l’annuncio del 20 gennaio in Aula a Montecitorio.

LE MOTIVAZIONI DIETRO LA SCELTA

Sebbene i diretti interessati non abbiano ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali dettagliate sulle ragioni profonde del loro cambio di casacca, l’analisi politica suggerisce una duplice motivazione. Da un lato, vi è una crescente insofferenza verso la linea politica impressa da Matteo Salvini alla Lega, percepita da alcuni come eccessivamente schiacciata su posizioni estremiste e populiste, incarnate dalla figura dell’europarlamentare Roberto Vannacci. Dall’altro, emerge l’attrazione verso una Forza Italia che, sotto la guida di Tajani, si sta riposizionando come forza più moderata, rassicurante e centrale all’interno del Partito Popolare Europeo, apparendo a molti come un approdo più sicuro e stabile in vista delle future scadenze elettorali.

Questo fenomeno non è isolato. Negli ultimi tempi, si sono registrati diversi passaggi di esponenti leghisti, a vari livelli, verso il partito fondato da Silvio Berlusconi, dalla Puglia al Veneto. Un’emorragia che testimonia le difficoltà del Carroccio, stretto tra la corrente più governista e liberale che fa capo al governatore del Veneto Luca Zaia e la deriva più radicale rappresentata da Vannacci.

CHI SONO I DUE DEPUTATI

  • Davide Bergamini: Nato a Bondeno nel 1973, è un imprenditore nel settore della consulenza. La sua carriera politica inizia nel Movimento per le Autonomie, per poi aderire alla Lega Nord. Nel 2016 diventa consigliere comunale a Vigarano Mainarda, per poi essere eletto sindaco dello stesso comune nel 2021. Alle elezioni politiche del 2022 viene eletto alla Camera dei Deputati.
  • Attilio Pierro: Nato a Maratea nel 1974, di professione idraulico forestale, è stato eletto deputato nella XIX legislatura nel collegio uninominale Campania 2 – 07 (Eboli). Il suo addio alla Lega è stato motivato da un’aperta polemica con i dirigenti regionali del partito.

LE IMPLICAZIONI SULLO SCACCHIERE POLITICO

Il passaggio di Bergamini e Pierro a Forza Italia ha implicazioni che vanno oltre il semplice cambio di gruppo parlamentare. Innanzitutto, rafforza numericamente e politicamente Forza Italia all’interno della Camera, consolidando il suo ruolo di “centro di gravità” moderato della coalizione. Questo spostamento di equilibri potrebbe avere ripercussioni sui rapporti di forza interni alla maggioranza, specialmente in vista di importanti appuntamenti come il referendum sulla giustizia e le future elezioni.

In secondo luogo, l’evento accentua la crisi d’identità e di leadership all’interno della Lega. La perdita di due deputati in un colpo solo è un segnale d’allarme per Matteo Salvini, la cui leadership appare sempre più contestata. Il partito sembra attraversato da una vera e propria frattura interna, che rischia di acuirsi nei prossimi mesi. Questo “cambio di casacca” non è solo un fatto di cronaca parlamentare, ma un vero e proprio termometro politico che misura lo stato di salute dei partiti della maggioranza, indicando chi sale e chi scende nelle preferenze e nella percezione di stabilità.

Di veritas

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