CITTÀ DEL VATICANO – Di fronte all’ondata di violenza giovanile che scuote l’Italia, culminata nel tragico omicidio dello studente Abanoub Youssef a La Spezia, si leva autorevole la voce del Segretario di Stato Vaticano, il Cardinale Pietro Parolin. A margine di un evento dell’Azione Cattolica, il porporato ha offerto una riflessione profonda e controcorrente rispetto al dibattito pubblico, spesso focalizzato su risposte securitarie. “Più sicurezza? Io direi più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare”, ha dichiarato il Cardinale, sottolineando che, sebbene le misure di sicurezza siano necessarie, “non sono sufficienti”.
Alla domanda diretta dei giornalisti se la formula giusta potesse essere “più educazione e meno repressione”, la risposta di Parolin è stata netta: “Se vogliamo usare una formula usiamo questa, sì”. Una presa di posizione chiara, che sposta l’accento dalla risposta punitiva alla prevenzione, dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di un tessuto sociale e culturale in grado di offrire alternative positive ai giovani.
Il Contesto: La Tragedia di La Spezia e il Pacchetto Sicurezza
Le parole del Cardinale Parolin arrivano in un momento di alta tensione. La comunità di La Spezia è sotto shock per l’accoltellamento mortale di un ragazzo di 18 anni, Abanoub Youssef, avvenuto all’interno di un istituto professionale, l’Einaudi-Chiodo. Un suo coetaneo è stato fermato con l’accusa di omicidio. Il movente, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe legato a futili motivi, forse “questioni sentimentali” o uno scambio di fotografie con una ragazza. Questo episodio drammatico si inserisce in una scia di violenze che coinvolgono giovanissimi in diverse parti d’Italia, come a Sora e Bastia Umbra, alimentando un forte allarme sociale.
In questo clima, il Governo Meloni sta lavorando a un nuovo pacchetto sicurezza, che dovrebbe essere discusso in Consiglio dei Ministri entro la fine del mese, come annunciato dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La bozza del provvedimento, secondo le indiscrezioni, prevede un deciso inasprimento delle misure contro la criminalità giovanile e le cosiddette “baby gang”. Tra le norme allo studio figurano:
- Ampliamento dell’ammonimento del questore: applicabile anche ai minori tra i 12 e i 14 anni per reati come lesioni personali, rissa e minaccia commessi con armi.
- Tolleranza zero sui coltelli: introduzione del divieto di vendita ai minori e del divieto assoluto di porto per alcuni tipi di lame.
- Arresto facoltativo in flagranza: anche per i minori, per il porto illecito di coltelli.
- Multe ai genitori: fino a mille euro in caso di ammonimento del questore per reati come atti persecutori o cyberbullismo.
Le Reazioni: Tra Metal Detector e Appelli all’Educazione
Il dibattito è acceso e vede posizioni divergenti. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, recatosi a La Spezia per un vertice in prefettura, ha proposto di “consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector” nelle scuole considerate a maggior rischio. Una proposta che, se da un lato mira a una risposta immediata, dall’altro solleva interrogativi sulla “militarizzazione” degli istituti scolastici.
La riflessione del Cardinale Parolin si inserisce proprio in questo snodo cruciale, richiamando l’attenzione sulle radici del problema. L’appello a “più valori” e “più educazione” non è un semplice richiamo morale, ma una precisa indicazione politica e sociale. Sottintende la necessità di investire in modo strutturale sulla scuola, sulla famiglia e sulle comunità educanti, quegli ambiti dove si formano le coscienze e si apprendono le regole della convivenza civile. Come evidenziato da diversi pedagogisti, la violenza giovanile non è un’anomalia inspiegabile, ma il riflesso delle contraddizioni e delle povertà educative della società adulta. Punire non basta, se non si interviene sulle cause profonde del disagio.
Una Sfida Culturale
La questione, dunque, trascende la cronaca e diventa eminentemente culturale. L’emergenza “baby gang” e l’uso di armi da taglio tra adolescenti interrogano l’intera società sulla sua capacità di offrire prospettive, senso di appartenenza e strumenti per gestire i conflitti in modo non violento. Le parole del Segretario di Stato Vaticano rappresentano un invito a non cedere alla facile scorciatoia della repressione, ma ad affrontare con coraggio la sfida più complessa e a lungo termine: quella educativa. Si tratta di ricostruire un patto tra generazioni, in cui la trasmissione di valori e la riflessione critica diventino l’antidoto più potente contro la cultura della violenza.
