ROMA – Le tensioni transatlantiche tornano a infiammarsi e, ancora una volta, al centro della contesa ci sono i dazi commerciali e le questioni di sicurezza internazionale. La recente dichiarazione del presidente statunitense Donald Trump di voler imporre tariffe punitive contro le nazioni europee che hanno inviato contingenti militari in Groenlandia ha scatenato un’ondata di reazioni in tutto il continente, con l’Italia che si trova a navigare in acque agitate tra la fedeltà atlantica e le posizioni critiche di una parte della sua maggioranza di governo.
La presa di posizione della Lega
A gettare benzina sul fuoco del dibattito interno è stata la Lega che, attraverso un post sul social network X, ha commentato duramente la situazione: “Altri dazi di Trump? La smania di annunciare l’invio di truppe di qua e di là raccoglie i suoi amari frutti. Bene per l’Italia essersi chiamati fuori da questo bellicismo, parolaio e dannoso, dei deboli d’Europa”. Una presa di posizione netta, che critica apertamente la scelta di alcuni partner europei – tra cui Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia – di partecipare a esercitazioni militari sull’isola artica, mossa interpretata da Washington come una sfida alle proprie mire strategiche sulla regione. La posizione del Carroccio, guidato da Matteo Salvini, riflette una linea storicamente vicina a Trump e critica verso un presunto interventismo europeo non sufficientemente coordinato e, a loro dire, controproducente.
Il contesto: la crisi della Groenlandia
La crisi si è innescata dopo che Trump ha annunciato l’intenzione di imporre dazi del 10% a partire dal 1° febbraio, destinati a salire al 25% da giugno, sulle merci provenienti dai Paesi coinvolti nell’invio di truppe. La motivazione, esplicitata dallo stesso presidente USA, è legata al suo persistente interesse per l’acquisto della Groenlandia, un’isola strategicamente cruciale per le sue risorse di terre rare e la sua posizione nell’Artico. L’invio di militari da parte di otto nazioni europee è stato visto da Trump come un ostacolo a questo obiettivo. L’Unione Europea ha reagito in modo compatto, definendo le minacce “inaccettabili” e convocando una riunione d’emergenza degli ambasciatori per coordinare una risposta comune. Il Parlamento europeo ha persino sospeso la ratifica di un importante accordo commerciale con gli Stati Uniti in segno di protesta.
La linea del Governo Meloni: mediazione e dialogo
In questo scenario complesso, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha adottato una postura diplomatica volta a smorzare i toni e a ricucire lo strappo. Parlando da Seul, ha definito la minaccia dei dazi “un errore” e ha dichiarato di non condividerla. La premier ha rivelato di aver avuto un colloquio telefonico con lo stesso Trump, spiegando che potrebbe esserci stato “un problema di comprensione e comunicazione”. Secondo Meloni, l’iniziativa europea non andava letta in chiave anti-americana, ma come un contributo alla sicurezza di un’area strategica, l’Artico, per prevenire ingerenze da parte di attori ostili.
Il governo italiano, pur avendo firmato una dichiarazione a sostegno della sovranità danese sulla Groenlandia, aveva scelto di non partecipare all’invio di truppe al di fuori di un contesto NATO. Questa decisione, ora rivendicata dalla Lega come una scelta saggia, viene inquadrata dalla premier in un’ottica di prudenza e di preferenza per un’azione coordinata all’interno dell’Alleanza Atlantica. Meloni ha infatti sottolineato che la NATO è la sede appropriata per organizzare strumenti di deterrenza e ha auspicato un “ritorno al dialogo per evitare un’escalation”. Nonostante le parole dure della Lega, la Presidente del Consiglio ha negato l’esistenza di un “problema politico” con l’alleato di governo su questo punto.
Il dibattito sulla Difesa Europea
La vicenda riaccende inevitabilmente il dibattito, mai sopito, sulla necessità di una difesa comune europea e di una maggiore autonomia strategica del continente. L’imprevedibilità della politica estera americana, soprattutto sotto l’amministrazione Trump, ha spinto molti leader europei a invocare un rafforzamento delle capacità militari e di una politica estera condivisa. Progetti come il piano “ReArm Europe” della Commissione Europea mirano a incrementare la spesa militare e la cooperazione tra i 27 Stati membri. Tuttavia, l’Unione Europea appare ancora divisa, con sensibilità e interessi nazionali che spesso faticano a convergere in una visione strategica unitaria, come dimostrato dalle diverse reazioni alla crisi groenlandese e dalle parole della Lega, che parla di “deboli d’Europa”.
L’Italia, da parte sua, si conferma uno dei Paesi europei più impegnati nelle missioni militari internazionali, con una presenza significativa in diverse aree di crisi. Questo impegno, tuttavia, si scontra con la necessità di bilanciare le risorse e di definire un ruolo strategico chiaro, sospeso tra l’atlantismo, l’europeismo e le spinte interne che, come in questo caso, guardano con maggiore simpatia alle posizioni di Washington.
