Una vibrante ondata di protesta ha attraversato oggi le strade di Copenaghen, Nuuk e altre città danesi, dove migliaia di cittadini si sono riuniti per manifestare contro i piani del presidente statunitense Donald Trump di acquisire la Groenlandia. Sventolando bandiere danesi e groenlandesi, i manifestanti hanno inviato un messaggio forte e chiaro a Washington: “La Groenlandia non è in vendita”. Le manifestazioni, cariche di slogan come “Hands Off Kalaallit Nunaat” (Giù le mani dalla Groenlandia), rappresentano il culmine di una crescente tensione diplomatica che sta mettendo a dura prova le relazioni transatlantiche e la coesione interna della NATO.
La mobilitazione popolare: un fronte unito per l’autodeterminazione
Le proteste sono state organizzate da un cartello di associazioni, tra cui Uagut, l’organizzazione nazionale dei groenlandesi in Danimarca, l’iniziativa popolare “Hands Off Kalaallit Nunaat” e l’associazione Inuit. L’obiettivo dichiarato era quello di “inviare un messaggio chiaro e unitario di rispetto per la democrazia e i diritti umani fondamentali della Groenlandia”. A Nuuk, capitale della Groenlandia, la partecipazione è stata particolarmente sentita, con la presenza anche del primo ministro del territorio, Jens-Frederik Nielsen, che ha sventolato la bandiera nazionale a sostegno della mobilitazione. A Copenaghen, i manifestanti si sono radunati nella piazza del Municipio per poi dirigersi verso l’ambasciata americana, scandendo il nome dell’isola nella lingua locale: “Kalaallit Nunaat!”. L’ironia non è mancata, con cartelli e cappellini che parodiavano il celebre slogan di Trump, trasformato in “Make America Go Away”.
Queste manifestazioni si sono svolte in un momento cruciale, in concomitanza con l’incontro a Copenaghen tra una delegazione bipartisan di legislatori statunitensi e funzionari danesi e groenlandesi, a testimonianza di come la questione stia generando dibattito anche all’interno della politica americana.
L’escalation della retorica e la minaccia dei dazi
La situazione si è infiammata a seguito delle recenti dichiarazioni di Jeff Landry, inviato speciale di Trump per la Groenlandia ed ex governatore della Louisiana. Landry ha affermato senza mezzi termini che un accordo per l’acquisizione dell’isola “dovrebbe e sarà raggiunto” e che il presidente è “seriamente intenzionato” a portare a termine l’operazione. Queste parole hanno fatto seguito a una serie di pressioni e affermazioni aggressive da parte dell’amministrazione Trump, che considera la Groenlandia di vitale importanza strategica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, in particolare per contrastare le influenze di Russia e Cina nell’Artico.
La risposta di Trump all’opposizione europea non si è fatta attendere. Il presidente ha minacciato di imporre, a partire dal primo febbraio, dazi doganali del 10% su tutte le merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Questi dazi, ha annunciato Trump tramite il suo social network Truth, potrebbero salire al 25% dal primo giugno e rimarranno in vigore “fino al momento in cui non verrà raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”. Una mossa che ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, trasformando una questione territoriale in una vera e propria guerra commerciale.
La risposta europea e della NATO: “Arctic Endurance”
Di fronte all’intransigenza americana, la reazione europea è stata compatta, seppur con diverse sfumature. Diversi alleati della NATO, tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia e Svezia, hanno risposto schierando simbolicamente delle truppe sull’isola artica nell’ambito dell’esercitazione “Arctic Endurance”, promossa dalla Danimarca. Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha sottolineato che la difesa della Groenlandia è una “preoccupazione comune” per l’intera Alleanza Atlantica. Questa iniziativa, sebbene di portata militare limitata, ha un forte valore simbolico e politico, riaffermando il principio di sovranità e integrità territoriale.
I leader europei hanno condannato fermamente la minaccia dei dazi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito le minacce “inaccettabili”, assicurando una risposta “unita e coordinata” da parte dell’Europa. Anche la Germania e la Svezia hanno respinto le pressioni, mentre il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha confermato il coordinamento per una risposta comune in difesa del diritto internazionale.
Il valore strategico della Groenlandia
L’insistenza di Donald Trump non è casuale. La Groenlandia, un territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca, occupa una posizione geostrategica fondamentale. Oltre ad ospitare un’importante base militare statunitense (la base aerea di Thule), l’isola è ricca di risorse naturali, tra cui terre rare, minerali, e potenziali giacimenti di petrolio e gas, resi sempre più accessibili dallo scioglimento dei ghiacci. Il controllo della Groenlandia significherebbe per gli Stati Uniti un vantaggio cruciale nella competizione globale per le risorse e per il controllo delle nuove rotte marittime artiche che si stanno aprendo a causa del cambiamento climatico.
Tuttavia, il popolo groenlandese ha più volte espresso la propria ferma volontà di autodeterminazione. “Non vogliamo essere americani, o danesi. Siamo groenlandesi. Il nostro futuro è deciso da noi in Groenlandia”, aveva dichiarato in passato il premier Mute Egede, un sentimento che riecheggia forte e chiaro nelle piazze oggi.
