PERUGIA – Una richiesta che potrebbe riscrivere la storia politica e giudiziaria recente dell’Umbria. La Procura Generale di Perugia, nel corso della requisitoria del processo d’appello per la cosiddetta “Concorsopoli” sanitaria, ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” per l’ex Presidente della Regione, Catiuscia Marini. Una svolta inattesa che ribalta la sentenza di primo grado, dove l’ex governatrice era stata condannata a due anni di reclusione.

L’indagine, esplosa nel 2019, aveva ipotizzato un sistema illecito per orientare assunzioni e promozioni nel settore sanitario regionale, portando a un vero e proprio sisma politico che culminò con le dimissioni della stessa Marini e della sua giunta. Oggi, a distanza di anni, l’impianto accusatorio sembra sgretolarsi sotto i colpi di una nuova valutazione giuridica da parte dell’accusa di secondo grado.

LE MOTIVAZIONI DELLA PROCURA GENERALE

La richiesta di assoluzione per Catiuscia Marini poggia su due pilastri fondamentali. Il primo, di natura squisitamente giuridica, è legato all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, una delle principali contestazioni mosse all’ex presidente. Come sottolineato dal procuratore generale Sergio Sottani, tale reato è stato eliminato dall’ordinamento e non assorbito da altre fattispecie criminose, imponendo una valutazione differente delle accuse originarie.

Il secondo elemento cruciale riguarda l’inutilizzabilità delle dichiarazioni del suo più stretto collaboratore, ritenute non idonee a sostenere l’accusa. Secondo la Procura Generale, non vi sarebbero prove sufficienti a dimostrare che l’ex Presidente abbia esercitato pressioni per favorire candidati specifici nei concorsi.

CADE L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

La requisitoria, durata oltre quattro ore, ha radicalmente ridimensionato l’intero impianto accusatorio, a partire dalla contestazione più grave: l’associazione per delinquere. L’accusa, che in primo grado aveva coinvolto anche l’ex segretario regionale del PD, Gianpiero Bocci, e l’ex assessore alla Sanità, Luca Barberini, è stata ritenuta insussistente. Secondo il sostituto procuratore generale Luca Semeraro, mancherebbe la prova di un soggetto interno alla struttura sanitaria in grado di detenere e diffondere informazioni coperte da segreto.

Di conseguenza, sono state richieste pene più miti anche per gli altri principali imputati:

  • Per Gianpiero Bocci, condannato in primo grado a 2 anni e 7 mesi, è stata chiesta una pena di 2 anni, 4 mesi e 20 giorni per i reati di falso e rivelazione di segreto d’ufficio.
  • Per Luca Barberini, che aveva ricevuto una condanna a 3 anni, la richiesta è di 1 anno, 9 mesi e 10 giorni, sempre per falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

LA REAZIONE DI CATIUSCIA MARINI

Attraverso il suo difensore, l’avvocato Nicola Pepe, Catiuscia Marini ha espresso “soddisfazione” per la richiesta di assoluzione. L’ex Presidente ha ribadito la sua “totale estraneità rispetto a qualsiasi profilo di rilevanza penale” e ha confermato di nutrire “piena fiducia nel pieno accertamento dei fatti, serbata sin dalle prime fasi dell’indagine”. In una dichiarazione più personale, ha aggiunto: “Sono felice soprattutto per mia madre. È molto anziana, ma ce l’ha fatta ad arrivarci. Ha visto che la Procura mi ha scagionato”.

IL CONTESTO POLITICO E LE CONSEGUENZE

L’inchiesta “Concorsopoli” ebbe un impatto devastante sulla politica umbra, portando alla fine anticipata della legislatura a guida centrosinistra e spianando la strada alla vittoria del centrodestra alle elezioni regionali. L’indagine fu accompagnata da un acceso dibattito mediatico e politico, con attacchi durissimi da parte degli allora leader dell’opposizione e una forte pressione interna allo stesso Partito Democratico che portò alle dimissioni della Marini. La richiesta di assoluzione odierna solleva interrogativi profondi sulla gestione di quella vicenda e sulle sue ripercussioni, non solo personali per gli imputati, ma anche istituzionali per l’intera regione.

Il processo d’appello proseguirà con le prossime udienze fissate per la fine di gennaio e la metà di febbraio, quando la parola passerà alle difese e alle eventuali repliche, prima della sentenza definitiva che è attesa nelle prossime settimane.

Di veritas

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