Lima, Perù – La vita quotidiana di milioni di cittadini nell’area metropolitana di Lima e Callao è stata bruscamente interrotta oggi da un imponente sciopero del trasporto pubblico. Oltre 22.000 autobus, minivan e altri veicoli adibiti al trasporto di passeggeri hanno spento i motori, aderendo alla protesta di 24 ore indetta dai principali sindacati di categoria. Una mobilitazione massiccia che ha lasciato a piedi innumerevoli pendolari e ha messo in luce, ancora una volta, una delle piaghe più profonde che affliggono la società peruviana: la criminalità organizzata e la sua violenta ingerenza nel tessuto economico del paese.
Un Grido d’Allarme Contro la Violenza
La decisione di incrociare le braccia, inizialmente prevista per il 15 gennaio, è stata anticipata in seguito a una drammatica escalation di violenza. Solo nei primi dieci giorni del 2026, si sono registrati otto attentati mirati contro operatori del settore, culminati con l’omicidio di due autisti. Questi tragici eventi rappresentano la punta di un iceberg di un fenomeno, quello delle estorsioni e del sicariato, che da tempo affligge il settore dei trasporti. I conducenti sono costretti a “lavorare con la paura ogni giorno”, come denunciano i loro rappresentanti.
Le organizzazioni criminali impongono il cosiddetto “cupo”, una tassa illegale per la “protezione”, alle aziende di trasporto. Chi si rifiuta di pagare subisce minacce, intimidazioni e, nei casi più estremi, attentati mortali contro i propri dipendenti. Julio Raurau, presidente della Corporación Nacional de Empresas de Transporte del Perú (Conet Perú), ha dipinto un quadro allarmante, affermando che quasi il 100% delle imprese di trasporto urbano è vittima di estorsione. “Se non paghi, ti minacciano con chiamate o messaggi sui veicoli; e se non obbedisci, eseguono il crimine”, ha dichiarato.
Le Richieste dei Sindacati e la Risposta delle Istituzioni
Al centro della protesta vi è la frustrazione per la percepita inerzia dello Stato. I sindacati, tra cui Transportistas Unidos e la stessa Conet Perú, denunciano la mancata attuazione di normative efficaci per la sicurezza dei trasporti e chiedono misure urgenti e concrete per contrastare l’ondata criminale. Le richieste non si limitano a una maggiore presenza di forze dell’ordine, ma includono anche programmi di sostegno e borse di studio per i figli dei lavoratori feriti o deceduti a causa della violenza.
In risposta alla paralisi della città, il governo ha dispiegato oltre 13.000 agenti della Polizia Nazionale nei punti nevralgici della capitale per garantire l’ordine pubblico. Tuttavia, la mobilitazione ha evidenziato una frattura all’interno dello stesso settore. La Cámara de transporte urbano de Lima y Callao, che rappresenta una larga maggioranza delle imprese formali, ha scelto di non aderire allo sciopero, definendolo “incoerente” e preferendo mantenere aperto il dialogo con l’esecutivo per trovare soluzioni senza paralizzare la città. Questa divisione riflette la complessità e la frammentazione di un sistema di trasporto stretto tra la morsa della criminalità e una profonda precarietà economica.
Un Contesto di Insicurezza Dilagante
Lo sciopero odierno non è un evento isolato, ma si inserisce in un contesto di crescente insicurezza che affligge il Perù da anni. La violenza legata alla criminalità organizzata è una delle principali preoccupazioni per la popolazione. Già in passato, il governo era stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza a Lima e Callao, una misura che consente di limitare alcuni diritti costituzionali e di impiegare le forze armate in compiti di ordine pubblico. Nonostante ciò, l’escalation di violenza non si è arrestata, portando a decine di omicidi di autisti solo nel corso del 2025.
La situazione ha profonde radici economiche e sociali. La fragilità delle istituzioni e la precarietà economica spingono molti verso l’illegalità, mentre la risposta dello Stato, spesso focalizzata sulla repressione militare e poliziesca, fatica ad affrontare le cause strutturali del problema. Lo sciopero di oggi è quindi un sintomo di un malessere più ampio, un campanello d’allarme che suona per un intero paese che chiede a gran voce pace, sicurezza e giustizia.
