Una visione tanto spettacolare quanto drammatica ha catturato l’attenzione del web nelle ultime ore: un’imponente valanga si è staccata dal massiccio del Gran Sasso d’Italia, generando un’immagine diventata rapidamente virale sui social network. L’evento, fortunatamente senza conseguenze per le persone, ha riportato al centro del dibattito la questione della sicurezza in montagna e il costante monitoraggio dei rischi naturali in un territorio di straordinaria bellezza ma anche di intrinseca fragilità.
La dinamica dell’evento e lo scatto virale
Il distacco nevoso è avvenuto dal celebre Paretone del Corno Piccolo, sul versante che sovrasta la suggestiva Valle Siciliana e il comune di Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Lo scatto che ha immortalato l’istante preciso della slavina è stato realizzato e diffuso da Leonardo Visconti, e in alcune versioni si attribuisce la fotografia al figlio Luigi, che avrebbe catturato la scena dall’autostrada A24. L’immagine ferma il momento in cui l’enorme nuvola di neve polverizzata, sollevata dalla massa in caduta, raggiunge il limite del bosco sottostante, creando un contrasto visivo di grande impatto.
La potenza della natura si è manifestata in tutta la sua grandezza, ma fortunatamente in un’area disabitata e selvaggia. Le prime informazioni, confermate poi dall’Agenzia Regionale di Protezione Civile, hanno subito escluso il coinvolgimento di persone e il danneggiamento di cose o infrastrutture, compresa la vicina autostrada A24 che è rimasta regolarmente transitabile.
Un evento annunciato: l’allerta della Protezione Civile
Questo fenomeno, per quanto improvviso, non è giunto del tutto inaspettato. Nei giorni precedenti all’evento, infatti, le autorità competenti avevano già segnalato un aumento del pericolo valanghe. Il servizio Meteomont aveva previsto per la giornata di sabato 10 gennaio un pericolo di grado 3 (marcato), indicando la possibilità di distacchi spontanei anche di grandi dimensioni. Tale criticità era dovuta alle abbondanti nevicate dei giorni precedenti, seguite da un rialzo termico che ha contribuito a rendere instabile il manto nevoso.
Il Centro Funzionale d’Abruzzo, in linea con le direttive nazionali, aveva emesso un avviso di criticità moderata, corrispondente a un’allerta arancione, per rischio valanghe su diverse aree montane della regione, tra cui proprio il massiccio del Gran Sasso. Il direttore dell’Agenzia di Protezione Civile regionale, Maurizio Scelli, pur rassicurando la popolazione sull’assenza di danni, ha rinnovato l’appello alla massima prudenza per escursionisti e appassionati, invitandoli a consultare sempre i bollettini ufficiali prima di intraprendere qualsiasi attività in quota.
Il contesto del rischio valanghe in Abruzzo
L’Abruzzo, per le sue caratteristiche geomorfologiche e climatiche, è una regione con un potenziale rischio valanghe significativo. Le sue montagne, cuore dell’Appennino, sono soggette a inverni rigidi e a precipitazioni nevose abbondanti che, in determinate condizioni, possono portare alla formazione di valanghe. La Regione Abruzzo ha approvato una Carta di Localizzazione dei Pericoli da Valanga (C.L.P.V.) per mappare le aree più a rischio e migliorare le strategie di prevenzione. Il monitoraggio costante è affidato a enti come il Servizio Meteomont dell’Arma dei Carabinieri Forestali e il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che sorvegliano l’evoluzione del manto nevoso e intervengono in caso di emergenza.
L’episodio del Corno Piccolo, pur non avendo causato danni, serve come potente monito: la montagna invernale richiede rispetto, conoscenza e un’attenta valutazione delle condizioni. La bellezza mozzafiato dei paesaggi innevati nasconde pericoli reali che non devono mai essere sottovalutati.
