ROMA – In un mondo sempre più accelerato, dove la promessa di un progresso tecnologico illimitato si scontra con l’emergere di nuove e profonde fragilità, l’intelligenza artificiale rappresenta la frontiera più ambivalente e discussa del nostro tempo. È in questo scenario complesso che si inserisce il nuovo, atteso saggio dell’imprenditore e accademico Luca Tomassini, “L’illusione intelligente – Democrazie fragili, lavoro smaterializzato e il mondo ridisegnago dall’intelligenza artificiale”, in uscita il 15 gennaio per Edizioni FiordiRisorse. Un volume di 256 pagine che, con la prefazione di Carola Frediani e la postfazione di Giuseppe F. Italiano, si propone non come un manifesto apocalittico né come un’ode ingenua alla tecnologia, ma come una lucida e appassionata analisi delle contraddizioni che stiamo vivendo.

Una bussola per navigare la complessità del presente

L’opera di Tomassini parte da una premessa fondamentale: la rivoluzione digitale, che prometteva liberazione e orizzonti sconfinati, ha invece generato scenari in cui le democrazie vacillano, il concetto stesso di lavoro si smaterializza e il potere rischia di concentrarsi in poche mani. L’intelligenza artificiale è l’emblema di questa dualità: da un lato, un potenziale immenso per curare malattie, affrontare crisi globali e ampliare la conoscenza umana; dall’altro, una minaccia concreta che rischia di erodere diritti, sostituire intere categorie professionali e, in ultima analisi, ridurre l’essere umano a un semplice dato da processare.

L’autore non si limita a una semplice cronistoria dell’evoluzione tecnologica. Il suo sguardo critico si sofferma su come, dal secolo scorso a oggi, l’innovazione abbia plasmato economia, cultura e relazioni sociali. Un focus particolare è dedicato all’impatto sulla democrazia. Tomassini evidenzia come nessun ambito abbia risentito della trasformazione digitale quanto il dibattito pubblico, profondamente alterato dall’avvento dei social media e dalla conseguente disintermediazione della comunicazione politica. Questo fenomeno ha generato quella che l’autore definisce una vera e propria “crisi della verità”, un terreno fertile per le ansie collettive che oggi l’IA amplifica.

La “sostituzione” e la necessità di un nuovo patto sociale

Uno dei temi centrali del libro è l’ansia della “sostituzione”. Se in passato questo timore era relegato principalmente alle professioni manuali, oggi, con l’avvento di IA generative sempre più sofisticate, si estende anche alle professioni intellettuali. “L’insicurezza diviene condizione permanente”, si legge nel volume, delineando un futuro in cui la stabilità lavorativa del passato sembra un lontano ricordo. Tomassini, con la precisione dell’analista, non tralascia i rischi intrinseci alla produzione stessa della tecnologia: dagli interessi geopolitici che ne guidano lo sviluppo, ai limiti e ai pregiudizi insiti nei dataset su cui vengono addestrati gli algoritmi, fino alle non trascurabili problematiche di impatto ambientale.

Di fronte a questo scenario, la proposta di Tomassini è tanto radicale quanto necessaria: l’adozione di un “principio umano-centrico”. Si tratta di un vero e proprio ribaltamento di prospettiva. “Finora, l’IA è stata spesso presentata come una corsa competitiva, ma tale logica rischia di alimentare nuove forme di disuguaglianza e di concentrazione di potere”, scrive l’autore. L’umano-centrismo, al contrario, suggerisce che “la misura del progresso non sta nella grandezza degli algoritmi, ma nella capacità di promuovere la dignità di ciascuno”. Una visione che Tomassini difende non come un’istanza romantica, ma come “la condizione per una tecnologia che duri e che sia accettata”.

Formazione continua: il diritto permanente all’aggiornamento

Come tradurre in pratica questo principio? Tomassini individua alcuni strumenti concreti, primo fra tutti la formazione continua. In un’epoca in cui i mestieri nascono e muoiono nell’arco di pochi anni, il modello educativo tradizionale non è più sufficiente. “Non basta più imparare un lavoro da giovani e portarselo dietro per tutta la vita”, afferma l’autore. È necessario, invece, un sistema che accompagni ogni individuo lungo l’intero arco professionale, un “vero e proprio diritto permanente all’aggiornamento” che diventi parte integrante del patto sociale, per assicurare che nessuno venga lasciato indietro di fronte all’avanzata dell’automazione.

La sfida, sottolinea Tomassini, non è meramente tecnica, ma profondamente culturale e politica. Richiede la capacità di “credere nel digitale come progetto collettivo”. Il rischio più grande che corriamo non è che l’intelligenza artificiale diventi troppo potente, ma che, al contrario, l’umanità si renda troppo debole. “Che l’efficienza ci accechi, la velocità ci smarrisca, il fascino delle macchine ci faccia dimenticare l’umano”. Un monito potente a custodire la nostra essenza nell’era dell’accelerazione, per scegliere e costruire insieme un futuro che sia davvero nostro.

Di davinci

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