Un ponte ideale tra passato e presente, un luogo dove l’arte diventa strumento di riflessione sulla condizione umana e sulla memoria collettiva. Il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano si prepara a un 2026 ricco di appuntamenti di grande spessore, confermando il suo ruolo di polo culturale vivace e inclusivo nel cuore della città. Dopo aver chiuso un 2025 di successo, con oltre 91.000 visitatori, in crescita rispetto all’anno precedente, la direttrice Nadia Righi ha presentato un programma espositivo che promette di intrecciare arte antica, fotografia d’autore e tematiche di profondo impatto sociale. “Vogliamo continuare a essere per Milano e per la Diocesi uno spazio di incontro e riflessione dove arte, memoria e comunità si intrecciano, offrendo esperienze culturali significative e accessibili a tutti”, ha dichiarato la direttrice.

Il palinsesto del 2026 si delinea come un viaggio affascinante attraverso diverse espressioni artistiche, pensato per coinvolgere un pubblico ampio e diversificato, in linea con la missione del museo di rendere la cultura un’esperienza partecipata e arricchente. Prima di addentrarci nelle novità, si ricorda che restano visitabili per le prime settimane dell’anno le mostre inaugurate nel 2025: ‘Lorenzo Lotto. La Natività’, un capolavoro in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, visibile fino al primo febbraio, ed ‘Elio Ciol. Sguardi e silenzi’, che chiuderà il 15 febbraio.

Hans Memling e il dialogo con il contemporaneo

Ad inaugurare ufficialmente la nuova stagione espositiva sarà, dal 19 febbraio al 17 maggio 2026, la mostra ‘Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro’. Curato da Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e dalla stessa Nadia Righi, il progetto nasce dalla prestigiosa collaborazione con Casa Testori, hub culturale specializzato nella valorizzazione dell’arte contemporanea. Al centro del percorso espositivo, come un fulcro visivo e concettuale, sarà posta la magnifica Crocifissione di Hans Memling, capolavoro del Rinascimento fiammingo databile intorno al 1469-1472, eccezionalmente concesso in prestito dai Musei Civici di Vicenza.

L’opera del maestro di Bruges non sarà semplicemente esposta, ma diventerà il catalizzatore di un dialogo fecondo e stimolante con il presente. Quattro artisti contemporanei di rilievo – Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli – sono stati invitati a confrontarsi con la potenza visiva, spirituale e iconografica della tavola. Le loro opere, create appositamente per l’occasione, si disporranno attorno al capolavoro fiammingo, offrendo rielaborazioni personali e attuali ispirate a dettagli compositivi, cromatici e simbolici. Un modo, come sottolineato dalla direttrice Righi, per osservare un’opera d’arte da molteplici punti di vista, arricchendone la comprensione e proiettandone l’eco nel linguaggio visivo odierno.

La fotografia come strumento di cura e memoria

Con una sensibilità particolare verso le tematiche sociali, il Museo Diocesano proporrà, dal 3 marzo al 3 maggio 2026, una mostra toccante e necessaria: ‘N’on dimenticarti. La cura dell’Alzheimer e l’esperienza di Sacra Famiglia’. Il progetto, curato da Giovanna Calvenzi, nasce in collaborazione con la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone, una delle più importanti realtà sociosanitarie italiane nel settore della disabilità da oltre 130 anni.

Il cuore della mostra sarà costituito dagli scatti di Marianna Sambiase, educatrice presso il Nucleo Alzheimer della RSA San Pietro di Sacra Famiglia, che con delicatezza e partecipazione ha documentato la quotidianità, le relazioni e i gesti di cura che caratterizzano la vita delle persone affette da questa patologia. A questo nucleo contemporaneo si affiancheranno due sguardi storici: le fotografie realizzate nel 1946 da Enrico Zuppi, che restituiscono la memoria storica dell’istituzione, e quelle del grande maestro Gianni Berengo Gardin, che nel 2011 visitò la struttura, catturando sorrisi, sguardi e momenti di solidarietà. Un racconto stratificato che esplora le sfumature della condizione umana, della fragilità e della resilienza.

Werner Bischof: il mondo visto attraverso un obiettivo

La tarda primavera e l’estate saranno dedicate alla grande fotografia internazionale. Dal 19 maggio al 18 ottobre 2026, le sale del museo ospiteranno la retrospettiva ‘Werner Bischof. Point of View’. Realizzata in collaborazione con la prestigiosa agenzia Magnum Photos e curata da Andrea Holzherr e Marco Bischof (figlio del fotografo), la mostra celebra i 110 anni dalla nascita di uno dei più importanti fotoreporter del XX secolo.

Il percorso espositivo si articolerà in quattro sezioni, ripercorrendo la vita professionale e artistica di Bischof attraverso un centinaio di fotografie d’epoca, affiancate da provini e pubblicazioni originali.

  • Gli esordi in Svizzera: le prime immagini realizzate in studio, dove emerge la sua formazione artistica e la sua maestria nella composizione e nell’uso della luce.
  • L’Europa del dopoguerra: gli scatti toccanti e potenti realizzati durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che documentano la devastazione ma anche la speranza della ricostruzione.
  • I grandi reportage: i viaggi in India, Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina, dove Bischof seppe raccontare il contrasto tra tradizione e modernità con uno sguardo profondamente umano.
  • Le Americhe e la fine prematura: l’ultima fase della sua carriera, dedicata ai viaggi in Nord e Sud America negli anni Cinquanta, un percorso interrotto tragicamente dalla sua morte in un incidente d’auto sulle Ande peruviane.

A corollario di queste importanti esposizioni, il Museo Diocesano proporrà un fitto calendario di eventi collaterali, tra cui incontri di approfondimento, conferenze e visite guidate, per offrire al pubblico strumenti di interpretazione sempre più ricchi e stimolanti, consolidando la sua identità di luogo aperto al dialogo e alla crescita culturale.

Di euterpe

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