Un’ombra senza precedenti si allunga sulla Federal Reserve. L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale formale nei confronti del suo presidente, Jerome Powell. Al centro delle attenzioni degli inquirenti vi è la massiccia ristrutturazione della storica sede della banca centrale a Washington, un progetto da 2,5 miliardi di dollari, e il sospetto che Powell possa aver fornito informazioni non veritiere al Congresso americano riguardo alla reale portata e ai costi dell’opera. La notizia, riportata inizialmente dal New York Times e poi confermata dallo stesso Powell, ha innescato un vero e proprio scontro istituzionale, le cui ripercussioni minacciano di minare l’indipendenza stessa della Fed.

Le accuse e la difesa di Powell

L’indagine si concentra sulla testimonianza resa da Powell al Congresso la scorsa estate. I procuratori stanno esaminando attentamente le sue dichiarazioni pubbliche e i registri delle spese per verificare se vi sia stata una deliberata volontà di nascondere o minimizzare l’aumento dei costi del progetto di ristrutturazione. Secondo le fonti, i lavori, iniziati nel 2022 e con termine previsto per il 2027, avrebbero superato di circa 700 milioni di dollari il budget iniziale. La Fed ha giustificato questi extra costi citando l’aumento dei prezzi di materiali e manodopera, oltre a imprevisti come la necessità di rimuovere una quantità di amianto superiore a quella stimata.

La reazione di Jerome Powell non si è fatta attendere. In una nota e in un video messaggio dai toni fermi, ha definito l’azione legale “senza precedenti” e un chiaro attacco all’autonomia della banca centrale. “Nutro profondo rispetto per lo stato di diritto e per il principio di responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge”, ha premesso Powell. Ha però immediatamente contestualizzato l’evento: “Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione Trump. Questa nuova minaccia è solo un pretesto”. Per il presidente della Fed, il vero obiettivo non sarebbe la trasparenza sui lavori, ma la politica monetaria. L’indagine, a suo dire, sarebbe una conseguenza diretta del fatto che la Fed “fissa i tassi di interesse in base alle proprie migliori valutazioni (…) piuttosto che in base alle preferenze del presidente”.

Uno scontro politico senza precedenti

L’indagine si inserisce in un clima di tensione crescente e prolungata tra la Federal Reserve e l’amministrazione di Donald Trump. Per mesi, il presidente Trump ha criticato apertamente e ripetutamente Powell, da lui stesso nominato, per non aver tagliato i tassi di interesse in modo più aggressivo, arrivando a definirlo un “mulo testardo” e minacciando di licenziarlo. Questa pressione politica su un’istituzione che fonda la sua credibilità sull’indipendenza è vista da molti osservatori come un pericoloso precedente.

Secondo il New York Times, l’indagine sarebbe stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, una figura nominata da Trump e a lui molto vicina, a capo dell’ufficio del procuratore. Sebbene Trump abbia negato alla NBC qualsiasi coinvolgimento diretto nell’inchiesta, le sue parole sono state tutt’altro che concilianti: “Non ne so nulla, ma di certo non è molto bravo alla Fed, e non è molto bravo a costruire edifici”.

Le implicazioni per i mercati e l’economia

La notizia ha immediatamente scosso i mercati finanziari, preoccupati per l’incertezza e per la potenziale crisi istituzionale. La credibilità della Federal Reserve è un pilastro della stabilità economica globale. Un attacco diretto alla sua indipendenza rischia di generare volatilità e di indebolire la fiducia degli investitori. L’oro, bene rifugio per eccellenza, ha registrato un aumento, segnalando il nervosismo degli operatori. La questione, come sottolineato da diversi parlamentari di entrambi gli schieramenti, va oltre la figura di Powell: in gioco c’è la fiducia nell’intero sistema di politica monetaria statunitense. L’esito di questa indagine non determinerà solo il futuro di Jerome Powell, ma potrebbe ridefinire i confini tra potere politico e autonomia monetaria negli Stati Uniti per gli anni a venire.

Di atlante

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