Roma – Con la fine delle festività natalizie, le aule scolastiche di tutta Italia tornano ad animarsi. Per circa sette milioni di studenti, il rientro di gennaio segna non solo la ripresa del percorso didattico, ma anche l’inizio del conto alla rovescia verso un appuntamento cruciale, profondamente rinnovato: l’Esame di Maturità 2026. Una riforma significativa, voluta dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è ormai legge e si appresta a modificare in modo sostanziale la struttura e la filosofia della prova finale del secondo ciclo di istruzione. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire all’esame un “senso autentico”, capace di misurare non solo le conoscenze, ma anche la crescita personale, la responsabilità e le competenze trasversali degli studenti.

L’attesa per le materie della seconda prova e del colloquio

Il primo, imminente, appuntamento che tiene con il fiato sospeso i maturandi è atteso entro la fine di gennaio. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) dovrà infatti comunicare, tramite un apposito decreto, le discipline oggetto della seconda prova scritta, specifica per ogni indirizzo di studio. Questa scelta, che varia di anno in anno tra le materie caratterizzanti (ad esempio, Greco o Latino per il Liceo Classico, Matematica o Fisica per lo Scientifico), è un momento chiave per orientare la preparazione finale degli studenti. Ma la novità della riforma è che lo stesso decreto definirà anche le quattro discipline su cui verterà il nuovo colloquio orale, una delle innovazioni più importanti del nuovo esame.

Il nuovo volto del colloquio orale: più mirato e obbligatorio

La riforma interviene in maniera decisa sulla prova orale, che assume un ruolo ancora più centrale e rigoroso. Ecco i punti salienti:

  • Obbligatorietà: Sostenere il colloquio diventa un requisito indispensabile per la validità dell’esame. L’assenza o il rifiuto di rispondere comporterà la bocciatura automatica, anche in presenza di ottimi voti nelle prove scritte.
  • Focus su quattro materie: A differenza del passato, dove il colloquio poteva spaziare su tutto il programma dell’ultimo anno, ora si concentrerà su quattro materie specifiche scelte annualmente dal Ministero. Questo mira a rendere la prova più mirata e approfondita. Le altre discipline, tuttavia, manterranno la loro importanza nel calcolo del credito scolastico del triennio.
  • Addio al materiale di partenza: Viene eliminato l’elemento iniziale (come un testo, un’immagine o un documento) fornito dalla commissione per avviare il colloquio, un meccanismo che spesso generava ansia negli studenti. Il dialogo sarà più strutturato e volto a verificare conoscenze, capacità di collegamento e maturità di pensiero.
  • Compito di cittadinanza: Per gli studenti ammessi all’esame con una valutazione di sei in condotta, è previsto un compito aggiuntivo. Durante l’orale, dovranno presentare un elaborato critico sul tema della cittadinanza attiva e solidale.

La commissione d’esame: una struttura più agile

Anche la composizione della commissione d’esame subisce una trasformazione significativa, passando da sette a cinque membri per ogni due classi. La nuova struttura sarà così articolata:

  1. Un Presidente esterno, nominato dal Ministero.
  2. Due commissari esterni.
  3. Due commissari interni.

Questa riduzione punta a rendere le procedure più efficienti e a garantire una maggiore uniformità di valutazione a livello nazionale. È inoltre prevista una formazione specifica per i commissari, e i docenti che vi parteciperanno avranno un titolo preferenziale per essere nominati, con l’obiettivo di assicurare una commissione più preparata e competente.

Dai PCTO alla “Formazione Scuola-Lavoro”

Un’altra importante novità, introdotta con il Decreto Scuola (decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025), è il cambio di denominazione dei “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento” (PCTO). A partire dall’anno scolastico 2025/2026, questi percorsi saranno ufficialmente chiamati “Formazione Scuola-Lavoro”. Sebbene gli obiettivi formativi e il monte ore minimo (90 ore per i licei, 150 per i tecnici e 210 per i professionali) rimangano invariati, il cambiamento terminologico non è puramente formale. La nuova dicitura intende sottolineare in modo più esplicito e comprensibile la stretta correlazione tra il percorso educativo in aula e le esperienze pratiche nel mondo del lavoro, restituendo dignità pedagogica a queste attività e valorizzandole all’interno dell’esame di Maturità.

Crediti e bonus: un incentivo al merito

Il sistema di punteggio finale rimane ancorato ai 100 punti complessivi, derivanti dalla somma dei crediti del triennio (massimo 40 punti) e dei punteggi delle prove (massimo 20 punti per ogni scritto e 20 per il colloquio). La riforma, però, introduce una modifica significativa per quanto riguarda il “bonus” che la commissione può assegnare. Il punteggio integrativo, fino a un massimo di tre punti, potrà essere concesso ai candidati che raggiungano un punteggio complessivo di almeno 90 punti tra crediti e prove d’esame. Si tratta di una soglia più accessibile rispetto al passato, pensata per valorizzare la continuità del rendimento e l’impegno dimostrato durante l’intero percorso scolastico.

Di veritas

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