ARABBA (BELLUNO) – Quella che doveva essere una giornata di festa per l’apertura della stagione sciistica sulla Marmolada si è trasformata in un vero e proprio incubo per centinaia di appassionati. Sabato scorso, il comprensorio che collega la Regina delle Dolomiti ad Arabba è stato teatro di disagi, lunghe attese e vibranti proteste, a causa di un nemico sempre più presente sulle Alpi: la mancanza di neve. La chiusura forzata della pista di rientro ha creato un collo di bottiglia, costringendo gli sciatori a code interminabili, anche di un’ora, per poter tornare a valle con gli impianti.
Una giornata da dimenticare: la cronaca dei disagi
L’entusiasmo era palpabile tra gli sciatori che avevano scelto la Marmolada per la prima sciata della stagione, attirati anche dalla celebre “Bellunese”, la pista più lunga d’Europa con i suoi 12 chilometri che da Punta Rocca scendono verso valle. Tuttavia, le temperature elevate e l’assenza di precipitazioni nevose significative hanno costretto la società di gestione degli impianti a una decisione drastica: chiudere la pista di rientro verso Arabba. Questa misura, definita “precauzionale” per la presenza di roccia affiorante, ha avuto come conseguenza immediata la congestione del sistema di risalita per la discesa.
La seggiovia Antercrëp, che in salita può trasportare sei persone, per la discesa ha una capacità dimezzata, potendo accogliere solo tre sciatori alla volta. Questo ha inevitabilmente creato un imbuto a oltre 2.300 metri di quota, generando file compatte e attese estenuanti che hanno messo a dura prova la pazienza di tutti. Il nervosismo è presto sfociato in rabbia, con momenti di tensione, spintoni e liti tra le persone in coda.
La protesta corre sui social: “Un imbuto annunciato”
L’insofferenza e la frustrazione degli sciatori hanno trovato immediato sfogo sui social network. Decine di foto e video, che mostrano le code interminabili e la calca agli impianti, sono diventate virali, accompagnate da commenti polemici e dalla richiesta, avanzata da molti, di un rimborso per il costo dello skipass. Molti utenti hanno lamentato una comunicazione carente e non tempestiva riguardo alla chiusura della pista, parlando di un “imbuto annunciato” che poteva essere gestito meglio.
La vicenda, inizialmente riportata dal sito online ‘Il Dolomiti’ e poi ripresa da diverse testate nazionali, ha acceso i riflettori su una problematica che affligge l’intero arco alpino, mettendo in discussione la sostenibilità dell’attuale modello di turismo invernale.
La voce dei gestori e il grido d’allarme sul clima
Di fronte alle polemiche, è intervenuto Marco Grigoletto, presidente regionale di Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari), che ha evidenziato le enormi difficoltà del settore. “Purtroppo”, ha dichiarato, “scontiamo l’impossibilità di avere neve naturale, ma soprattutto di poterne programmare perché fino ad oggi abbiamo potuto contare su mezza dozzina di giornate con lo zero termico alle nostre quote”. Le temperature troppo alte, infatti, rendono difficile e a volte impossibile anche l’innevamento artificiale, risorsa fondamentale per garantire l’apertura delle piste.
Le parole di Grigoletto sono un chiaro segnale d’allarme: il cambiamento climatico non è un’ipotesi futura, ma una realtà tangibile che sta già avendo un impatto devastante sull’economia della montagna. La speranza degli operatori è ora riposta nelle perturbazioni in arrivo, che potrebbero finalmente portare la neve tanto attesa e salvare una stagione partita con il piede sbagliato. Tuttavia, l’episodio della Marmolada rimane un monito severo sulla necessità di ripensare il futuro delle nostre montagne.
