MILANO – Un fiume in piena di orgoglio, determinazione e consapevolezza. Cristian Chivu, tecnico dell’Inter, ha preso la parola in conferenza stampa e, con la schiettezza che lo contraddistingue, ha eretto un muro a difesa del suo gruppo, rispondendo colpo su colpo alle critiche e ai pregiudizi che hanno accompagnato la squadra sin dall’estate. Le sue non sono parole di circostanza, ma un’analisi lucida e appassionata di un percorso di crescita che, secondo il tecnico, viene spesso travisato da una narrazione esterna superficiale.
“Non ho sassolini da togliermi, ma dobbiamo parlare della realtà“, ha esordito Chivu, mettendo subito le cose in chiaro. “Se vogliamo partire dalla percezione dell’estate, partiamo da quello. Sono da 20 anni in questa società, le aspettative all’Inter sono diverse dalla realtà, le pressioni sono alte ed è giusto che sia così“. Un’introduzione che funge da preambolo a una difesa appassionata del lavoro svolto e dei valori di una squadra che sta dimostrando sul campo il proprio valore.
“Falliti o Finiti? Rispondiamo con i Fatti”
Il cuore del discorso di Chivu tocca le “nefaste profezie” estive, quando in molti davano la sua squadra per spacciata. “Chiedo tante cose ma è la loro percezione e voglia a essere più importanti“, ha proseguito il tecnico. “Siamo partiti sotto la lente d’ingrandimento, ci dicevano che eravamo falliti o finiti ma invece siamo sempre lì con la determinazione di un gruppo che ha sempre messo la faccia dal punto di vista dell’organizzazione e della qualità“.
Queste parole, cariche di fierezza, sottolineano la resilienza di un collettivo che ha saputo trasformare lo scetticismo in carburante. “Sono cose importanti, non era scontato visto quello che si diceva in estate“, ha aggiunto, evidenziando come la squadra non abbia mai perso la propria bussola, nonostante le etichette negative. “A me non piacciono le etichette, a noi come Inter ce ne mettono troppe“.
Identità e Fame: i Pilastri del Progetto Chivu
Al di là dei risultati, ciò che preme a Chivu è la salvaguardia dell’identità di squadra, un marchio di fabbrica costruito su principi non negoziabili. “Abbiamo margine di miglioramento ma non abbiamo mai voluto perdere l’identità, la fame del gruppo; la voglia di essere dominanti in Serie A e in Europa. Siamo sulla strada giusta e possiamo ancora migliorare e questa è la cosa importante“.
L’allenatore romeno, che ha legato la sua carriera da giocatore e ora da tecnico ai colori nerazzurri, insiste sull’importanza di un processo di crescita che non deve essere valutato solo sulla base della singola vittoria o sconfitta. È un percorso che richiede pazienza, lavoro e una mentalità vincente da coltivare giorno dopo giorno. Un approccio che ha permesso all’Inter di essere protagonista non solo nel campionato Primavera 1, ma anche di farsi rispettare in contesti internazionali come la UEFA Youth League.
Un Lavoro che Viene da Lontano
La guida di Cristian Chivu sulla panchina della Primavera nerazzurra è iniziata portando subito risultati di prestigio, come la vittoria dello scudetto di categoria nel 2022. Un successo che ha lanciato nel calcio professionistico talenti del calibro di Cesare Casadei e Giovanni Fabbian. Il suo lavoro, apprezzato anche all’estero, si basa sulla valorizzazione dei giovani e sulla costruzione di una mentalità forte, capace di superare le difficoltà e le frustrazioni, come spesso sottolinea lo stesso tecnico dopo le partite. Nonostante le voci di un possibile addio al termine della scorsa stagione, Chivu ha proseguito il suo percorso con l’Inter, dimostrando un profondo legame con un club che, come ha dichiarato lui stesso, gli ha permesso di realizzare i suoi sogni sia in campo che in panchina.
