Il grande schermo si prepara ad accogliere un’opera destinata a far discutere, un dramma storico che affonda le sue radici in uno dei capitoli più oscuri e complessi del XX secolo. “Norimberga”, diretto da James Vanderbilt e atteso nelle sale italiane dal 18 dicembre distribuito da Eagle Pictures, non è semplicemente un film sul celebre processo che nel 1945 vide gli Alleati giudicare i vertici del regime nazista. È un’immersione profonda nella psiche del male, un duello psicologico teso e disturbante che vede protagonisti due attori del calibro di Russell Crowe e Rami Malek.
Il cuore nero del Terzo Reich: Russell Crowe è Hermann Göring
Al centro della narrazione, tratta dal saggio “Il Nazista e lo Psichiatra” di Jack El-Hai, si erge la figura imponente e carismatica di Hermann Göring, il numero due del Terzo Reich, interpretato da un Russell Crowe in stato di grazia. L’attore neozelandese, premio Oscar per “Il Gladiatore”, si cala nei panni di uno dei più spietati criminali di guerra della storia con una performance che la critica internazionale ha già definito magnetica e potente. Crowe non si limita a rappresentare il mostro, ma ne esplora le contraddizioni, la lucidità manipolatoria e un fascino tossico che irretisce e respinge allo stesso tempo. La sua interpretazione, fisica e psicologica, restituisce un Göring arrogante, vanesio, ma anche acutamente consapevole del proprio ruolo nella Storia, un uomo che, di fronte alla giustizia dei vincitori, gioca la sua ultima, disperata partita.
La scelta di rappresentare un gerarca nazista con tale carisma non è nuova al cinema e, come in passato per film come ‘Inglourious Basterds’ di Tarantino o ‘Il portiere di notte’ di Liliana Cavani, solleva interrogativi e polemiche. Variety ha osservato come l’interpretazione di Crowe, pur essendo storicamente coerente, rischi di rendere “piacevole da guardare” una figura mostruosa. D’altra parte, come sottolinea RogerEbert.com, mostrare come Göring riesca a irretire persino uno psichiatra esperto è una scelta narrativa rischiosa ma potente, che svela i meccanismi con cui i dittatori conquistano il potere.
La mente e il mostro: il confronto tra Kelley e Göring
A fronteggiare il leone in gabbia c’è il giovane e ambizioso psichiatra dell’esercito americano Douglas Kelley, a cui presta il volto il premio Oscar Rami Malek. Il suo compito è cruciale: valutare la sanità mentale dei principali imputati per determinare se siano in grado di sostenere il processo. Quello che inizia come un esame clinico si trasforma ben presto in un intenso e ambiguo duello psicologico. Kelley, spinto dall’ambizione di comprendere cosa si cela nella mente dei carnefici dell’Olocausto, si trova invischiato in un rapporto di confidenza con Göring, un legame che mette a dura prova la sua obiettività professionale e la sua stessa coscienza. Il film esplora questa complessa relazione, un corpo a corpo psicologico tra due uomini agli antipodi che mette in discussione i confini tra giustizia, follia e responsabilità morale.
Un cast stellare per un processo che ha cambiato la Storia
Diretto da James Vanderbilt, già apprezzato sceneggiatore di film come “Zodiac” e “Scream”, “Norimberga” vanta un cast di altissimo livello. Accanto a Crowe e Malek, troviamo Michael Shannon nei panni dell’inflessibile procuratore capo Robert H. Jackson, l’uomo determinato a stabilire un precedente giuridico incrollabile contro i crimini del nazismo. Completano il cast attori del calibro di Richard E. Grant e John Slattery. La regia di Vanderbilt trasforma le austere aule del Palazzo di Giustizia di Norimberga e le fredde celle dei prigionieri in un teatro dove si scontrano il dovere e la coscienza, la razionalità e la banalità del male.
Il film non si limita a una ricostruzione storica didascalica, ma sceglie un approccio più “hollywoodiano”, privilegiando la tensione narrativa e il conflitto individuale per mantenere viva la memoria di un evento che ha segnato una svolta nel diritto internazionale. Per la prima volta, infatti, un tribunale internazionale fu istituito per giudicare i crimini di guerra, gettando le basi per la giustizia globale come la conosciamo oggi.
L’eco di Norimberga nel presente
A quasi ottant’anni di distanza, il processo di Norimberga e le figure che lo animarono continuano a interrogarci. Il film di Vanderbilt, pur con le sue licenze drammatiche, ha il merito di riportare all’attenzione del grande pubblico questioni di sconcertante attualità. Come ha sottolineato Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah, che ha presentato l’anteprima italiana del film, il cinema è un potente mezzo per trasmettere la memoria della Shoah e riflettere su passaggi cruciali della nostra storia. “Norimberga” si propone come un’opera potente, un monito contro l’odio e i totalitarismi, che invita a non dimenticare e a interrogarsi costantemente sulla natura del male e sulla nostra capacità di riconoscerlo e combatterlo.
