Milano – Una serata di celebrazione, ma anche di annunci e riflessioni profonde sul futuro. Ai Gazzetta Sport Awards, tenutisi all’Auditorium Fiera Milano, il Napoli ha ricevuto il prestigioso premio come ‘Squadra dell’anno’, un riconoscimento che celebra la straordinaria stagione culminata con la conquista dello scudetto. A ritirare il premio, il presidente Aurelio De Laurentiis, che non ha perso l’occasione per tracciare la rotta del club partenopeo, spaziando dal legame con il tecnico Antonio Conte alla cruciale questione delle infrastrutture.

Un’amicizia nata alle Maldive: il legame con Antonio Conte

Il primo pensiero del patron azzurro è andato al suo allenatore, Antonio Conte, con cui ha rivelato di avere un rapporto che va oltre il professionale. “Ci sentiamo sempre, siamo due amici”, ha esordito De Laurentiis, raccontando un aneddoto sulla nascita del loro legame. “Antonio l’ho conosciuto alle Maldive tanti anni fa. Masticavo il calcio non in modo perfetto, ma lo ascoltavo con grande passione e interesse, mi ha colpito”. Ciò che ha impressionato il presidente è stata la fame di vittorie del tecnico salentino: “Mi piaceva sentire un uomo che aveva già vinto tanto e non era demotivato dal successo. Lui non ha mai perso la fame e questo mi impressionò sin da subito. La fame dobbiamo avercela tutti”. Parole che blindano, almeno a parole, la posizione dell’allenatore, allontanando le voci di un possibile addio a fine stagione che pure circolano nell’ambiente.

Progetto futuro: nuovo centro sportivo e lo “stadio mio”

Ma il cuore del discorso di De Laurentiis si è concentrato sui progetti a lungo termine, fondamentali per competere ai massimi livelli in Italia e in Europa. La priorità è chiara: dotare il Napoli di infrastrutture all’avanguardia. “Ora devo costruire il nuovo centro sportivo”, ha annunciato il presidente, delineando una precisa roadmap. “L’obiettivo è dare un’implementazione importante nel giro di quattro anni. Spero che riesca a fare il mio stadio”.

La questione stadio è un tasto dolente, un tema su cui De Laurentiis è tornato con la consueta schiettezza, senza usare mezzi termini. “Quando dico che lo stadio del Napoli è un cesso dico una cosa normale”, ha affermato, provocando ma al contempo evidenziando un problema reale e urgente. La critica non è fine a se stessa, ma poggia su dati economici impietosi che minano la competitività del club.

Il gap economico: il confronto impietoso con San Siro

Per spiegare la necessità di un nuovo impianto, De Laurentiis ha portato un esempio concreto e illuminante: “Quando vedi che a San Siro si incassano 14 milioni nella semifinale di Champions mentre il Napoli nell’ultima partita di coppa ha fatto 1,4 milioni… si comprende bene il gap economico da colmare”. Un divario enorme che limita le capacità di investimento sul mercato e la crescita complessiva della società. “Io ci metto i soldi e abbiamo lo stadio 18 giorni all’anno. Ci sono molte problematiche”, ha aggiunto, puntando il dito contro una burocrazia e una gestione che, a suo dire, ostacolano lo sviluppo.

Questa problematica non è isolata al Napoli, ma riflette una criticità sistemica del calcio italiano. L’età media degli stadi in Italia è di circa 68 anni, contro i 35 dell’Inghilterra, e solo una piccola percentuale degli impianti è di proprietà dei club. Questa arretratezza strutturale si traduce in minori ricavi, minore appeal per i tifosi e un freno generale alla crescita della Serie A nel confronto con gli altri top campionati europei.

Una visione a lungo termine per un Napoli da vertice

Le parole di Aurelio De Laurentiis, pronunciate in una serata di festa, assumono il valore di un manifesto programmatico. La celebrazione del successo presente si lega indissolubilmente alla pianificazione del futuro. La conferma della fiducia in Antonio Conte, uomo simbolo della “fame” di vittoria, e l’accelerazione sui progetti per centro sportivo e stadio di proprietà sono i due pilastri su cui il presidente intende costruire un Napoli stabilmente ai vertici del calcio italiano ed europeo. La sfida è lanciata, non solo alla città e alle istituzioni, ma a tutto il sistema calcio, per superare ostacoli e visioni a breve termine e abbracciare un modello di sviluppo sostenibile e ambizioso.

Di nike

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