Il ritorno a casa e le accuse di tortura
Dopo giorni di detenzione in Israele, Pietro Queirolo Palmas, 23 anni, è finalmente tornato a Genova, dove ad attenderlo ha trovato i suoi familiari e un presidio di circa mille persone in solidarietà con la Freedom Flotilla. Il giovane marinaio, che si era imbarcato in Spagna a bordo della Global Sumud Flotilla, ha denunciato con forza le condizioni disumane subite durante la prigionia. “Quello che secondo me è stato il trattamento che abbiamo ricevuto non può essere definito altrimenti se non tortura”, ha dichiarato Queirolo Palmas, paragonando la sua esperienza alla sofferenza quotidiana dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.
Le accuse sono pesanti: privazione del sonno, trattamento caldo-freddo e totale assenza di assistenza medica. “Hanno ritirato i medicinali a tutti gli attivisti e le attiviste della flottiglia, gente che soffriva di diabete, non ha avuto possibilità di utilizzare i propri medicinali, a gente con l’asma è stato ritirata la fiala per potersi curare in caso di attacco”, ha specificato l’attivista.
La detenzione e lo sciopero della fame
Queirolo Palmas non era rientrato con la prima tranche di italiani scarcerati a causa di un disguido burocratico legato a un documento che la console invitava a firmare. Tuttavia, ha affermato che a posteriori questa situazione gli ha permesso di rimanere unito ai suoi compagni e di esercitare maggiore pressione a livello internazionale. Durante la detenzione, il giovane ha partecipato attivamente allo sciopero della fame “contro la detenzione illegale e il genocidio del popolo palestinese”.
L’attivista ha inoltre espresso un giudizio negativo sull’operato del governo italiano, accusandolo di non aver fatto nulla per aiutare i detenuti e, anzi, di aver cercato di sabotare la loro causa.
Il futuro impegno politico
Nonostante le difficili condizioni subite, Queirolo Palmas ha ribadito la sua determinazione a continuare la lotta politica per la causa palestinese. “Rifarei tutto quello che ho fatto”, ha affermato con convinzione. Il giovane marinaio ha spiegato di essere contento di essere stato rilasciato e di poter tornare a casa, ma ha sottolineato l’importanza di proseguire la battaglia politica da Genova. “Penso sia fondamentale in qualche modo continuare qua quello che è stato iniziato là”, ha concluso.
Un’esperienza che lascia il segno
Le accuse di Pietro Queirolo Palmas sono gravi e richiedono un’attenta verifica. Indipendentemente dalla veridicità delle singole accuse, il racconto dell’attivista genovese mette in luce le difficili condizioni in cui operano gli attivisti che cercano di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e solleva interrogativi sulla gestione dei prigionieri nelle carceri israeliane. La sua determinazione a continuare la lotta politica, nonostante le difficoltà subite, è un esempio di impegno civile e di passione per la giustizia sociale.
