La città di Torino si appresta a diventare il palcoscenico pulsante della musica jazz con la quattordicesima edizione del Torino Jazz Festival (TJF), un appuntamento che si preannuncia memorabile. Sotto il titolo evocativo di “The sound of surprise”, il festival si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio 2026, preceduto da tre giorni di anteprime nei jazz club cittadini dal 22 al 24 aprile. Un’invasione sonora che, come suggerisce il titolo ispirato a una celebre definizione del critico americano Whitney Balliett, mira a spiazzare, emozionare e creare connessioni inaspettate tra artisti, pubblico e la città stessa.

I numeri di questa edizione parlano da soli, delineando un evento di portata eccezionale: otto giorni di programmazione, 101 eventi distribuiti in 72 sedi diverse, di cui ben 81 concerti diffusi in ogni angolo della metropoli. Saranno 297 i musicisti coinvolti, pronti a dare vita a otto produzioni, di cui cinque originali, e otto esclusive assolute, a testimonianza della vocazione del festival a essere un laboratorio di nuova musica.

Un’inaugurazione nel segno della memoria e della libertà

L’apertura ufficiale del festival, il 25 aprile, in coincidenza con la Festa della Liberazione, sarà un momento di profonda riflessione e potente impatto emotivo. L’evento “Il jazz della Liberazione” vedrà protagonista Moni Ovadia & Kassiber Ensemble con lo spettacolo “Der Ghetto Swingers. Memorie di suoni perduti”. Un intreccio di narrazione e musica che riporterà alla luce la straordinaria e tragica vicenda delle orchestre jazz nei campi di prigionia tedeschi, con un omaggio particolare all’orchestra swing del ghetto di Terezín, dove la musica divenne un atto di resistenza.

Un parterre di stelle internazionali e produzioni esclusive

Il cartellone del TJF 2026 brilla per la presenza di alcuni dei più grandi nomi della scena jazzistica mondiale. Tra gli appuntamenti più attesi, il 1° maggio, spicca la performance del leggendario chitarrista Bill Frisell. In un evento che si preannuncia unico, Frisell incontrerà la memoria cinematografica del regista Bill Morrison nella prima assoluta di “The Great Flood”, una proiezione musicata dal vivo, con la partecipazione di Eyvind Kang, dedicata alla devastante inondazione del Mississippi del 1927 e al suo impatto sulla migrazione e sull’evoluzione del blues. Il gran finale, il 2 maggio al Teatro Colosseo, sarà affidato a due fuoriclasse del calibro di John Scofield e Gerald Clayton.

Il programma è un susseguirsi di esclusive e collaborazioni prestigiose:

  • Norma Winstone, una delle voci più raffinate del jazz, si esibirà in duo con il pianista e compositore Glauco Venier.
  • Direttamente da Brooklyn, il collettivo Irreversible Entanglements porterà la sua carica di free jazz e spoken word.
  • Il grande trombettista italiano Fabrizio Bosso presenterà il suo progetto “About Ten”.
  • Il pubblico potrà assistere all’atteso ritorno della Italian Instabile Orchestra.
  • Il quartetto del chitarrista d’avanguardia Marc Ribot si esibirà in collaborazione con Jazz Is Dead!

Un festival diffuso, inclusivo e attento al futuro

Come sottolineato dall’assessora comunale alla Cultura, Rosanna Purchia, il TJF si conferma un evento sempre più diffuso e inclusivo. Una delle novità più significative è l’ampliamento dell’offerta di concerti gratuiti, che vedranno protagonisti grandi nomi del jazz italiano come Ilaria Pilar Patassini e Stefano Battaglia, portando la musica in tutti i quartieri. Grande attenzione è rivolta alle giovani generazioni e al sociale. Nasce infatti la Giovane Orchestra di Liberi Suoni, un ensemble di 50 musicisti tra i 16 e i 25 anni, frutto di un percorso formativo guidato da Pasquale Innarella. Proseguono inoltre i “Jazz Blitz”, incursioni musicali in strutture di comunità, spazi sociali e luoghi inaspettati per portare la gioia della musica a chi non può accedere facilmente ai concerti.

Omaggio ai giganti del Jazz e sinergie culturali

Il 2026 segna il centenario della nascita di due icone assolute del jazz: Miles Davis e John Coltrane. Il festival celebrerà queste ricorrenze con una serie di concerti, talk e proiezioni speciali, pensati per rileggere la loro immensa eredità da prospettive originali. Questa edizione vede anche un rafforzamento del dialogo con le altre realtà culturali del territorio, attraverso importanti co-produzioni con festival come SEEYOUSOUND, Jazz is Dead e Flowers Festival, a conferma della volontà di creare una rete culturale sempre più solida e interconnessa.

La visione del Direttore Artistico

Il direttore artistico Stefano Zenni ha espresso grande soddisfazione per un programma che fa della produzione di nuova musica la sua missione principale: “Abbiamo otto produzioni originali e otto esclusive, e penso non ci siano altri festival che producano così tanta musica nuova. È un modo per dire che solo qui si può ascoltare certa musica”. Zenni ha inoltre aggiunto: “Questo è un festival che guarda al futuro, non soltanto della musica”, sottolineando come la capacità di meravigliarsi, stimolata dal “suono della sorpresa”, sia un elemento che migliora la qualità della vita.

Con un programma così denso e variegato, il Torino Jazz Festival 2026 si conferma non solo come un appuntamento imperdibile per gli appassionati, ma come una grande festa della cultura, capace di unire, includere e, soprattutto, sorprendere.

Di euterpe

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