La Paz – Una crisi nella crisi. Mentre la Bolivia è alle prese con una delle più gravi carenze di carburante della sua storia recente, una nuova emergenza scuote il paese dalle fondamenta: migliaia di motori, cuore pulsante dell’economia e della vita quotidiana, sono andati in panne. La causa, secondo oltre diecimila cittadini furiosi, è da attribuire alla benzina di scarsa qualità, importata e distribuita dalla compagnia petrolifera statale Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB). La vicenda ha innescato una valanga di richieste di risarcimento, aprendo un nuovo, delicato fronte per il governo del presidente Rodrigo Paz, già impegnato a gestire le tensioni sociali derivanti dalla fine dei sussidi statali sui combustibili.
L’Origine del “Carburante Killer”: Residui di Ossidazione e Controlli Falliti
Al centro del problema vi sarebbero, secondo quanto ammesso dallo stesso Ministero dell’Energia e degli Idrocarburi, dei residui di ossidazione accumulatisi nel tempo all’interno dei serbatoi di stoccaggio della YPFB. Queste impurità si sarebbero poi miscelate con la benzina destinata alla distribuzione, creando una miscela dannosa per i moderni e delicati sistemi di iniezione dei veicoli. Dal punto di vista tecnico, la presenza di gomme e sedimenti può ostruire filtri, iniettori e pompe del carburante, causando una combustione irregolare, perdita di potenza, e, nei casi più gravi, danni permanenti a pistoni e valvole. Un vero e proprio incubo per automobilisti, motociclisti e trasportatori.
Il presidente di YPFB, Yussef Akly, ha confermato l’esistenza di un problema con la benzina “destabilizzata”, attribuendolo in parte a partite di combustibile ereditate dalla precedente amministrazione e a problemi nei processi di miscelazione con l’etanolo in alcuni impianti specifici. Inizialmente, la compagnia aveva stimato circa 2.000 veicoli colpiti, concentrati nelle aree di Trinidad, Montero e Oruro, ma il numero delle denunce è rapidamente esploso. Per far fronte all’emergenza, è stato istituito il Sistema di registrazione e valutazione delle emergenze (Srec), che nella sua fase iniziale di due settimane ha raccolto ben 10.874 richieste di risarcimento, un numero che testimonia la vastità del danno.
La Risposta di YPFB e le Prime Compensazioni
Di fronte a un malcontento crescente, che in alcune regioni come Santa Cruz si era già manifestato con proteste e blocchi stradali a febbraio, YPFB ha avviato le procedure di indennizzo. L’amministratore delegato Yussef Akly ha comunicato che è iniziata l’erogazione dei primi risarcimenti a un gruppo di 2.634 utenti, la cui documentazione è stata verificata e approvata. Akly, che ha escluso le proprie dimissioni, ha assicurato che la compagnia sta lavorando per “risolvere i problemi” e ha annunciato un rafforzamento dei controlli di qualità lungo tutta la filiera distributiva per garantire che il carburante attualmente in commercio rispetti gli standard.
Tuttavia, la fiducia dei consumatori è ai minimi storici. La vicenda ha messo in luce le fragilità strutturali di un sistema energetico nazionale in profonda sofferenza, non più in grado di garantire l’autosufficienza e costretto a dipendere sempre più dalle importazioni.
Un Contesto Politico ed Economico Esplosivo
Lo scandalo della benzina contaminata non può essere compreso appieno senza analizzare il complesso scenario economico e politico boliviano. Il presidente di centro-destra Rodrigo Paz, salito al potere a novembre, ha ereditato una situazione economica critica, caratterizzata da un’inflazione galoppante e dall’esaurimento delle riserve di dollari. Una delle sue prime e più controverse decisioni è stata l’eliminazione, a dicembre, della politica ventennale di sussidi sui carburanti, mantenuta dalle precedenti amministrazioni di sinistra.
Questa misura, definita “dolorosa ma necessaria” dal governo per risanare le finanze pubbliche, ha provocato un’impennata dei prezzi alla pompa, con aumenti fino al 162%. La fine dei carburanti a basso costo, per decenni un pilastro del consenso sociale, ha scatenato violente proteste e scioperi in tutto il paese, guidati dalla principale sigla sindacale, la Central Obrera Boliviana (COB). In questo clima di alta tensione, il caso dei motori danneggiati ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, alimentando la percezione di uno Stato che, dopo aver aumentato i prezzi, non è nemmeno in grado di garantire la qualità del prodotto venduto.
Il governo si trova ora stretto in una morsa: da un lato, la necessità di proseguire con riforme economiche impopolari per evitare il collasso finanziario; dall’altro, l’urgenza di risarcire migliaia di cittadini danneggiati e di ricostruire un rapporto di fiducia con la popolazione, per evitare che la crisi energetica si trasformi in una crisi istituzionale senza precedenti.
