ROMA – La campagna per il referendum sulla giustizia si infiamma, ma questa volta il terreno dello scontro non sono le piazze o i comizi, bensì uno studio televisivo. Al centro della bufera è finita la puntata di “Quarta Repubblica”, il talk show condotto da Nicola Porro su Rete 4, andata in onda lunedì 16 marzo 2026. Il “Comitato Giusto Dire No” ha sollevato un polverone mediatico e istituzionale, denunciando una “evidente violazione della legge sulla par condicio” e presentando un formale esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom).

Le Accuse del Comitato per il No: “Scelte Editoriali Senza Scrupoli di Equilibrio”

Secondo la nota diffusa dal comitato referendario, la trasmissione avrebbe palesemente favorito le ragioni del “Sì”, contravvenendo alle norme che regolano la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie. La delibera dell’Agcom n. 37/26/CONS, approvata il 12 febbraio 2026, stabilisce infatti precise disposizioni per garantire un’informazione completa, imparziale e corretta sul quesito referendario.

I numeri snocciolati dal Comitato sono impietosi e descrivono uno squilibrio netto:

  • Otto ospiti a sostegno delle tesi del “Sì”.
  • Un’intervista di circa trenta minuti alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incentrata sul referendum e condotta “senza contraddittorio”.
  • Un singolo ospite a rappresentare le ragioni del “No”, con un intervento limitato a circa cinque minuti.

“Le scelte editoriali hanno valorizzato unicamente le ragioni del Sì, senza alcuno scrupolo di equilibrio”, si legge nel comunicato del Comitato “Giusto Dire No”. La protesta non si limita alla singola puntata: il comitato lamenta come Mediaset abbia relegato le ragioni del “No” prevalentemente ai suoi telegiornali notturni, compiendo così “un altro sfregio alle regole condivise che dovrebbero regolare la campagna referendaria”.

L’Esposto all’Agcom e le Richieste di Intervento

Sulla scia di queste accuse, il Presidente del Comitato, Antonio Diella, ha inviato una missiva al presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, chiedendo un intervento immediato per valutare i fatti e adottare le opportune iniziative. Nell’esposto si sottolinea come “l’evidente sovra-rappresentazione dei favorevoli alla riforma oggetto del referendum è proseguita per tutta la puntata”. Anche il Partito Democratico si è mosso, scrivendo a sua volta all’authority per sollecitare un’azione nei confronti del programma di Rete 4.

La questione è stata commentata anche da una voce interna all’Agcom, la commissaria Elisa Giomi, che ha espresso il suo dissenso rispetto alla gestione del caso. “Ho chiesto una sanzione per ‘Quarta Repubblica’ ma hanno detto no”, ha dichiarato, rivelando di aver proposto la lettura di un testo in trasmissione per evidenziare la violazione della legge e di aver suggerito, come misura di riequilibrio, di garantire spazi di analoga durata a figure di rilievo dell’opposizione. Proposte, tuttavia, respinte dalla maggioranza del Consiglio, che ha optato per un più generico “ordine di riequilibrio”.

Il Contesto: la Legge sulla Par Condicio e il Ruolo dell’Agcom

La legge sulla par condicio (legge 22 febbraio 2000, n. 28) è uno dei pilastri della regolamentazione della comunicazione politica in Italia. Il suo scopo è assicurare a tutti i soggetti politici parità di condizioni nell’accesso ai mezzi di informazione durante le competizioni elettorali e referendarie, per garantire il pluralismo e la corretta formazione dell’opinione pubblica.

L’Agcom ha il compito di vigilare sul rispetto di queste norme. La delibera specifica per il referendum di marzo 2026 (n. 37/26/CONS) prevede che l’Autorità non si limiti a una valutazione puramente quantitativa del tempo concesso, ma consideri anche le fasce orarie e il contesto, sulla base dei dati di ascolto. In caso di squilibri, l’Agcom può intervenire con richiami, ordini di riequilibrio e, nei casi più gravi, sanzioni amministrative che per le emittenti televisive possono arrivare fino a 250.000 euro.

Al momento, da parte di Mediaset e del conduttore Nicola Porro non sono pervenute repliche ufficiali alle accuse mosse dal Comitato per il No. La vicenda, tuttavia, accende i riflettori su un tema cruciale per la salute della democrazia: il ruolo dei media nel garantire un dibattito pubblico equo e bilanciato, specialmente nelle delicate fasi che precedono una consultazione popolare.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *