Messina si è fermata, unita in un abbraccio di dolore e commozione, per dare l’ultimo saluto a Daniela Zinnanti, la donna di 50 anni la cui vita è stata tragicamente spezzata dalla violenza dell’ex compagno il 10 marzo scorso. Martedì 17 marzo, il Duomo della città si è rivelato troppo piccolo per contenere le centinaia di persone che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza alla famiglia, unendosi in un silenzio carico di empatia e rabbia.
Una cerimonia carica di dolore e commozione
La cerimonia funebre, officiata dall’arcivescovo Giovanni Accolla, è stata un momento di profonda riflessione collettiva. In prima fila, i figli della vittima, Gaetano e Roberta, straziati dal dolore. Indelebile l’immagine di Roberta che, prima di sedersi, ha baciato la fotografia della madre posta sulla bara bianca, per poi inginocchiarsi in lacrime poggiandosi sul feretro. Un gesto che ha toccato il cuore di tutti i presenti, simbolo di un amore filiale interrotto con brutale violenza.
Accanto a loro, i sei fratelli di Daniela, quattro uomini e due donne, la madre e tanti amici. Presenti anche numerose figure istituzionali, tra cui l’ex sindaco Federico Basile, la senatrice Dafne Musolino e il commissario al Comune Piero Mattei, oltre ai rappresentanti delle associazioni che ogni giorno si battono per la tutela delle donne.
Le parole struggenti della figlia Roberta
A conclusione della messa, la figlia Roberta ha trovato la forza di salire sull’altare per un ricordo toccante e potente. “Una parte di me è andata via con te da quando non ci sei più”, ha esordito con la voce rotta dalla commozione. Ha ricordato la madre come la sua “migliore amica” e “confidente”, colei che sapeva tutto di lei. La rabbia e il dolore si sono fusi nelle sue parole quando ha parlato del futuro negato: “Sei stata la testimone del mio matrimonio e tra pochi mesi saresti diventata anche nonna e non accetto che un mostro, perché solo così si può definire, abbia cancellato questa gioia”. Una promessa ha chiuso il suo intervento: “Prometto che ti farò giustizia, mamma, in tuo onore, affinché non avvenga più un orrore del genere”.
Un femminicidio “annunciato”
Quella di Daniela Zinnanti è una storia che lascia l’amaro in bocca, una tragedia che, secondo le parole del fratello Roberto, è stata un “femminicidio annunciato”. L’ex compagno, Santino Bonfiglio, 67 anni, reo confesso, era infatti agli arresti domiciliari per reati contro la persona, violenza e minacce. Un mese prima dell’omicidio, aveva picchiato Daniela, causandole la rottura di sette costole. Nonostante le denunce e la misura cautelare disposta dal gip, che aveva sottolineato la possibilità di “reiterare violenze più gravi”, l’uomo non indossava il braccialetto elettronico. Il motivo? Non era disponibile. Una falla nel sistema che si è rivelata fatale.
L’autopsia ha rivelato una violenza inaudita: Daniela è stata prima tramortita con un colpo alla nuca, probabilmente con un tondino di ferro, e poi colpita con 30 coltellate. L’assassino si è introdotto nella sua abitazione in via Lombardia forzando una finestra. A trovare il corpo senza vita è stata la figlia, allarmata perché la madre non rispondeva al telefono.
L’appello dell’Arcivescovo e della comunità
Durante l’omelia, l’arcivescovo Accolla ha usato parole forti, sottolineando come la città si trovi ad affrontare un’altra tragedia a meno di un anno da un altro efferato delitto, l’omicidio della studentessa Sara Campanella. “Quando un fratello viene ucciso dalla violenza, perdiamo il senso della nostra umanità”, ha affermato, invitando la comunità a “ripartire” e a trasformare il dolore in impegno concreto. Alla cerimonia era presente anche la comunità evangelica del centro cristiano “Efraim”, frequentata da Daniela, a testimonianza di una rete di affetto che purtroppo non è bastata a salvarla.
All’uscita del feretro, accolto da un lungo e commosso applauso, sono stati liberati in cielo decine di palloncini bianchi e rossi. I tifosi della Curva Sud del Messina hanno esposto uno striscione con la scritta: “Daniela vive nei nostri cuori”. In serata, una fiaccolata ha attraversato la città, un altro momento di unione e riflessione per dire “mai più”.
