TORINO – Un monito severo contro le “campagne denigratorie” e gli “attacchi ai provvedimenti giudiziari” che rischiano di incrinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. A lanciarlo è Carmen Rita Mecca, presidente del Tribunale per i minorenni di Torino, intervenendo durante la presentazione ufficiale del progetto “Casa” (Comunità, alleanze e solidarietà per l’accoglienza). Le sue parole, cariche di preoccupazione, hanno fatto esplicito riferimento al caso mediatico della “famiglia nel bosco”, una vicenda che ha acceso un intenso dibattito pubblico e politico.

Il Progetto “Casa”: Una Risposta alla Crisi dell’Accoglienza

L’occasione dell’intervento della presidente Mecca è stata la presentazione di un’importante iniziativa volta a promuovere la cultura dell’affido e dell’adozione in Piemonte. Il progetto “Casa”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nasce in un contesto di crescente preoccupazione per i dati sull’accoglienza dei minori. Come illustrato durante l’evento, in Piemonte si registra un calo del 7,9% degli affidi familiari a fronte di un aumento del 23,2% dei minori inseriti in comunità educative, dati aggiornati al 31 dicembre 2024. Questi numeri evidenziano una tendenza che il progetto, della durata di 18 mesi e guidato dal Forum delle Associazioni Familiari, si propone di invertire attraverso azioni di sensibilizzazione, formazione e supporto concreto a famiglie e operatori.

L’obiettivo, come sintetizzato da Cristina Riccardi del Forum delle associazioni familiari, è “trovare una famiglia per ogni bambino che ne abbia bisogno, un po’ o per sempre”. All’evento di lancio, tenutosi presso la Regione Piemonte, hanno partecipato figure chiave del mondo istituzionale e del terzo settore, tra cui l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Maurizio Marrone, e l’assessore comunale di Torino, Jacopo Rosatelli, a testimonianza di un impegno condiviso.

L’Allarme della Presidente Mecca: “Si Danneggia il Tessuto Sociale”

Nel suo intervento, la dottoressa Mecca ha collegato le difficoltà del sistema di accoglienza agli effetti di una narrazione mediatica spesso aggressiva e delegittimante nei confronti dell’operato della magistratura minorile. “Alle campagne denigratorie”, ha dichiarato, “consegue la sospettosità, la fine della fiducia dei legami sociali tra istituzioni, volontariato. E insomma, si danneggia il tessuto sociale”. Una preoccupazione espressa non solo come magistrato, ma anche come cittadina.

La presidente ha voluto ribadire con forza un principio cardine della giustizia minorile: “l’allontanamento è davvero un’estrema ratio“. Prima di arrivare a una misura così drastica, ha spiegato, “bisogna fare ogni sforzo possibile di recuperare un nucleo familiare fragile in cui i genitori presentano delle inadeguatezze importanti e anche dannose per i loro figli”. Parole che mirano a fare chiarezza sulla complessità e la delicatezza del lavoro svolto dai tribunali per i minorenni, spesso oggetto di critiche feroci e semplificazioni mediatiche.

Il Contesto: Il Caso della “Famiglia nel Bosco” e lo Scontro Istituzionale

Il riferimento della presidente Mecca alla “famiglia nel bosco” tocca una vicenda giudiziaria e mediatica particolarmente delicata. Il caso riguarda l’allontanamento dei tre figli di una coppia che viveva in isolamento nelle campagne abruzzesi, disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. La vicenda ha innescato un’ondata di polemiche, culminate con l’intervento del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha criticato il provvedimento dei giudici parlando di un “reato di speranza” inventato e ha organizzato un incontro con i genitori a Palazzo Madama.

Questo scontro istituzionale ha ulteriormente polarizzato il dibattito, alimentando quelle “campagne denigratorie” a cui la dottoressa Mecca ha fatto riferimento. La sua difesa dell’operato dei colleghi dell’Aquila si inserisce quindi in un contesto di forte tensione, in cui la magistratura minorile si sente sotto attacco e il suo ruolo messo in discussione da una parte della politica e dell’opinione pubblica.

La vicenda ha visto anche un’intensa esposizione mediatica, con l’intervento di figure come la tiktoker Rita De Crescenzo, che ha fatto visita alla famiglia, generando ulteriori discussioni sull’opportunità di tale visibilità. Intanto, il percorso giudiziario prosegue tra complessità e colpi di scena, come la denuncia presentata da un’assistente sociale contro gli avvocati dei genitori.

La Necessità di un Dialogo Costruttivo

L’appello della presidente Mecca va oltre la difesa di una categoria. È un richiamo alla responsabilità collettiva per preservare la fiducia nel sistema di protezione dei minori. In un momento in cui, come ha sottolineato, “vi sono minori costretti a restare in comunità per l’assenza di famiglie affidatarie”, la priorità deve essere quella di costruire ponti e non di scavare fossati. Il progetto “Casa” rappresenta un passo concreto in questa direzione, un tentativo di unire le forze di istituzioni, associazioni e cittadini per dare risposte efficaci ai bambini e ai ragazzi più fragili. Le sue parole sono un invito a guardare oltre la cronaca, a comprendere la complessità delle decisioni giudiziarie e a sostenere attivamente la cultura dell’accoglienza, fondamentale per la salute dell’intero “tessuto sociale”.

Di veritas

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