La Bolivia è attraversata da una profonda crisi sociale ed economica, esacerbata dalla recente distribuzione di benzina di scarsa qualità che ha danneggiato i motori di oltre diecimila veicoli. Questo evento ha scatenato un’ondata di malcontento popolare, con migliaia di cittadini che ora chiedono un risarcimento al governo, mettendo ulteriormente sotto pressione l’amministrazione del neopresidente di centro-destra, Rodrigo Paz. La compagnia petrolifera statale, Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB), si trova al centro della bufera, accusata di aver importato e distribuito il carburante contaminato.

L’origine del problema: residui di ossidazione e accuse di sabotaggio

Secondo le dichiarazioni ufficiali del Ministero dell’Energia e degli Idrocarburi, il problema sarebbe da attribuire a residui di ossidazione accumulatisi nei serbatoi di stoccaggio. Questi depositi, formatisi a causa del mancato utilizzo degli impianti, si sarebbero mescolati con la benzina al momento della ripresa delle attività, contaminando così il carburante destinato alla vendita. Il presidente di YPFB, Yussef Akly, ha confermato che sono pervenute 10.874 richieste di risarcimento attraverso il Sistema di registrazione e valutazione delle emergenze (Srec). I primi indennizzi, destinati a 2.634 utenti, sono già in fase di erogazione.

Il governo di Paz, in carica da novembre, ha parlato di possibile “sabotaggio”, puntando il dito contro funzionari della precedente gestione che non avrebbero segnalato le criticità relative allo stato dei serbatoi. Questa ipotesi ha portato a una drastica misura di sicurezza: la militarizzazione di 16 impianti di stoccaggio di YPFB in tutto il paese per garantire un maggiore controllo sulla catena di distribuzione. Sono state inoltre avviate indagini interne per accertare le responsabilità.

Un contesto di crisi energetica ed economica

La vicenda della benzina contaminata si inserisce in un quadro di grave difficoltà per la Bolivia. Il paese sta affrontando una crisi di carenza di carburante, legata all’esaurimento delle riserve di dollari necessarie per le importazioni. Una delle prime e più controverse decisioni del presidente Paz è stata l’eliminazione dei sussidi sui carburanti, una politica mantenuta per 20 anni dalle precedenti amministrazioni di sinistra. Questa misura, pur mirando a risanare le finanze statali, ha provocato un immediato e drastico aumento dei prezzi alla pompa, scatenando violente proteste e scioperi in tutto il paese, noti come “gasolinazo”.

I sindacati dei trasportatori e dei minatori hanno guidato la mobilitazione, denunciando l’impatto devastante dell’aumento dei costi sulla vita dei lavoratori e delle fasce più povere della popolazione. Le proteste per la qualità del carburante, iniziate già a febbraio nella regione di Santa Cruz, hanno quindi trovato una drammatica conferma nei numeri ufficiali dei veicoli danneggiati.

La risposta di YPFB e le prospettive future

La compagnia petrolifera statale, sotto la nuova guida di Yussef Akly, sta attraversando un processo di profonda ristrutturazione, con il licenziamento di 410 funzionari, nel tentativo di ripristinare la capacità tecnica e operativa compromessa da quella che viene definita “influenza politica” della precedente gestione. Akly ha assicurato che l’azienda sta lavorando per garantire la trasparenza e la qualità del carburante, isolando le partite contaminate e implementando misure correttive. Il governo ha anche annunciato l’intenzione di importare greggio leggero per produrre benzina più pulita direttamente in Bolivia, riducendo così i costi e la dipendenza dalle importazioni di prodotti finiti.

Sul fronte internazionale, il presidente Paz sta cercando di rafforzare le relazioni energetiche, in particolare con il Brasile. Sono in corso negoziati per aumentare l’importazione di gas naturale boliviano da parte del Brasile e per attrarre nuovi investimenti privati nel settore energetico boliviano, attraverso una nuova e più flessibile Legge sugli Idrocarburi. Queste riforme, che includono anche lo sviluppo di energie verdi e del litio, rappresentano la scommessa del governo per superare la crisi e rilanciare l’economia del paese.

Di atlante

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