Napoli – Un’onda di legno sinuosa, una “bolla vulcanica” che emerge dal sottosuolo per riscaldare il cuore di cemento e acciaio del Centro Direzionale. È questa la visione potente e poetica che l’architetta di fama internazionale Benedetta Tagliabue ha trasformato in realtà con la nuova stazione della Linea 1 della Metropolitana di Napoli. Un’opera che, dopo un lungo percorso progettuale durato 23 anni, si inserisce nel tessuto urbano non solo come un nodo infrastrutturale, ma come un manifesto di architettura organica e un seme di rigenerazione per un’area della città da tempo in cerca di una nuova identità.

Un Dialogo tra Opposti: Legno e Acciaio, Natura e Artificio

Il Centro Direzionale di Napoli, progettato negli anni ’80 dall’architetto giapponese Kenzo Tange, rappresenta il primo distretto di grattacieli costruito in Italia. Nato con l’ambizioso obiettivo di decongestionare il centro storico e creare un moderno polo terziario, non è mai riuscito a integrarsi pienamente nel tessuto sociale ed emotivo della città, rimanendo un’isola di modernismo percepita da molti come fredda e impersonale. È proprio in questo contesto che l’intervento di Benedetta Tagliabue e del suo studio EMBT (Enric Miralles Benedetta Tagliabue) assume un valore dirompente. La scelta di utilizzare il legno lamellare per la vasta copertura di quasi 6.000 mq è una dichiarazione d’intenti. “Una delle decisioni del progetto è stata quella di costruire la stazione in legno per creare un contrasto organico con il quartiere degli anni Settanta”, ha spiegato l’architetta. L’opera, infatti, si pone in netto contrasto con le geometrie rigide dei grattacieli circostanti, introducendo una fluidità e un calore materico che evocano forme naturali.

La struttura, con le sue ampie volte ondulate che richiamano sia le grandi stazioni storiche sia le foreste, genera una correlazione inedita tra il suolo vulcanico della città e l’ambiente artificiale di Tange. “L’idea del vulcano è stata forte dall’inizio”, racconta Tagliabue, “Napoli ha un fascino speciale, preserva il contatto con la terra e il passato”. La stazione diventa così una sorta di “piazza organica”, un luogo che invita alla sosta e all’incontro, con l’intento di “rendere il Centro Direzionale un po’ più umano”.

Le Stazioni dell’Arte: un Modello Internazionale

Il progetto si inserisce nel più ampio e celebrato programma delle Stazioni dell’Arte della metropolitana di Napoli, un’iniziativa che ha visto la collaborazione di architetti e artisti di fama mondiale – tra cui Gae Aulenti, Fuksas, e ora Tagliabue – per trasformare le fermate della metropolitana in veri e propri musei sotterranei diffusi. Questo modello, basato sul trinomio “Arte, Architettura e Archeologia”, ha fatto scuola nel mondo. “Credo che il progetto della metropolitana dell’arte di Napoli resti unico. Ora sto lavorando a Parigi per un anello della rete Grand Paris: all’interno ci saranno delle stazioni definite ‘iconiche’ dove gli architetti lavorano con interventi di artisti. Napoli ha fatto scuola”, ha affermato con orgoglio l’architetta. La sua stazione, visitata di recente insieme al presidente di Metropolitana di Napoli S.p.A. Paolo Carbone, è stata elogiata come “felice sintesi” della visione aziendale: realizzare mobilità sostenibile che generi “identità, bellezza e valore culturale”.

Le Sfide di un Progetto Visionario

Nonostante i numerosi riconoscimenti già ottenuti, come il Bis See Architecture Award 2026 e The Plan Award 2025, l’opera non è ancora completa come nel disegno originale. Benedetta Tagliabue esprime rammarico per la mancanza dei fondi necessari a realizzare un grande murale sulla copertura, che avrebbe dovuto dialogare con il cielo e i palazzi circostanti. “Ho suggerito anche degli artisti per attuare altre soluzioni ed evitare la copertura di plastica che c’è adesso”, ha confessato, menzionando il muralista cubano Jorge Rodriguez Gerada e l’artista francese Adrian Vescovi. Questa parte mancante, insieme ad altre finiture, lascia un senso di incompiuto in un progetto altrimenti magistrale, ma non ne sminuisce la portata innovativa.

Oltre Napoli: una Carriera Globale e lo Sguardo sul Futuro

Brianzola di origine ma catalana d’adozione, Benedetta Tagliabue ha fondato lo studio EMBT a Barcellona nel 1994 insieme al suo compagno di vita e lavoro, il geniale architetto Enric Miralles, scomparso prematuramente nel 2000. Da allora, ha guidato lo studio verso traguardi straordinari, realizzando opere iconiche come il Parlamento Scozzese a Edimburgo, il Mercato di Santa Caterina a Barcellona e il Padiglione Spagnolo all’Expo di Shanghai 2010, vincitore del prestigioso premio RIBA. La sua è una storia di talento, resilienza e una visione che intreccia costantemente architettura, design e docenza universitaria, smentendo vecchi preconcetti su un mondo professionale dominato da figure maschili.

Interrogata sul futuro della professione nell’era dell’Intelligenza Artificiale, Tagliabue offre una prospettiva lucida e umanista: “L’IA oggi è come una bambina, non sappiamo nulla di come si svilupperà in futuro, certo può aiutarci nel lavoro. Ma la creatività deve essere sempre umana”. Una riflessione che sottolinea come, al di là degli strumenti tecnologici più avanzati, il cuore pulsante dell’architettura risieda sempre nella sensibilità, nella cultura e nella capacità di interpretare i bisogni profondi dell’uomo e dei luoghi che abita.

Di davinci

La vostra guida digitale nell’oceano dell’informazione 🌊, dove curiosità 🧐 e innovazione 💡 navigano insieme alla velocità della luce ⚡.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *