Un viaggio crudo e toccante nel cuore di uno dei conflitti più complessi e dolorosi della storia europea contemporanea. Si è aperta a Pordenone, nell’ambito della 32ª edizione del prestigioso festival Dedica, la mostra fotografica “The Troubles” del fotogiornalista francese Patrick Frilet. Un’esposizione che, attraverso circa quaranta scatti in bianco e nero, restituisce l’atmosfera carica di tensione, paura e resilienza dell’Irlanda del Nord durante gli anni più sanguinosi del conflitto, noti appunto come “The Troubles”.

Allestita nella Sala Esposizioni della Biblioteca civica e curata da Angelo Bertani e Claudio Cattaruzza, la mostra non è solo un evento artistico, ma un vero e proprio portale temporale che ci proietta in una Belfast segnata da barricate, presidi militari e comunità insanabilmente divise. Le immagini di Frilet, realizzate con uno sguardo diretto e partecipe, sono il frutto di un’immersione totale in quella realtà. Egli scelse infatti di vivere nei luoghi degli scontri, di osservare e testimoniare con la sua macchina fotografica la quotidianità di una guerra civile strisciante, le cui radici affondavano in secoli di dominazione britannica e in un groviglio di questioni identitarie, politiche e sociali, spesso riduttivamente etichettate come mero conflitto religioso.

Un legame profondo: Frilet, Chalandon e Belfast

L’inaugurazione della mostra ha visto la partecipazione non solo del fotografo, ma anche dello scrittore francese Sorj Chalandon, protagonista dell’edizione di quest’anno del festival. Un legame, il loro, forgiato proprio tra le strade di Belfast. Entrambi francesi, entrambi testimoni di quel periodo storico, sebbene con ruoli diversi. Frilet arrivò a Belfast all’inizio degli anni Settanta, inizialmente come insegnante di francese nei quartieri più difficili, dove condusse una ricerca sugli effetti devastanti della guerra sulla vita dei più giovani. Quell’esperienza segnò una svolta, trasformandolo in corrispondente per il quotidiano Libération e dando inizio a una lunga e illustre carriera di fotoreporter internazionale che lo ha portato a documentare guerriglie e conflitti sociali in tutto il mondo.

Anche Chalandon, all’epoca giovane giornalista per Libération, fu inviato a Belfast come reporter. Quell’esperienza lo segnò profondamente, tanto da diventare materia incandescente per alcuni dei suoi romanzi più intensi e acclamati, come “Il mio traditore” e “Chiederò perdono ai sogni”. “Sono arrivato a Belfast perché io che fin da piccolo avevo lottato contro l’ingiustizia non potevo tollerare quella situazione,” ha dichiarato Chalandon durante l’inaugurazione, sottolineando la spinta etica che ha animato il suo lavoro giornalistico e, successivamente, la sua produzione letteraria.

Dal reportage alla graphic novel: il racconto si fa immagine

Il percorso visivo offerto da Dedica non si esaurisce con gli scatti di Frilet. In un dialogo artistico di grande suggestione, il festival propone un secondo appuntamento espositivo presso il Palazzo del Fumetto. Si tratta della mostra “Il bastardo a volte è un ragazzo formidabile che si arrende”, dedicata alle illustrazioni e alle tavole originali di Pierre Alary. Quest’ultimo, apprezzato autore della scena francese contemporanea, ha trasposto in graphic novel due dei più celebri romanzi “irlandesi” di Chalandon: “Mon traître” e “Retour à Killybegs”.

Le opere di Alary, caratterizzate da un tratto dinamico e da una costruzione narrativa di forte impronta cinematografica, danno vita alla complessa storia di amicizia e tradimento tra Antoine, un liutaio parigino affascinato dalla causa repubblicana, e Tyrone Meehan, carismatico leader dell’IRA. Attraverso le sue tavole, Alary riesce a catturare le atmosfere, i paesaggi e le profonde tensioni morali che animano i romanzi di Chalandon, offrendo una nuova chiave di lettura al tema universale del tradimento e delle sue devastanti conseguenze umane. In concomitanza con la mostra, è stata presentata in prima nazionale l’edizione italiana delle due opere a fumetti, consolidando ulteriormente il ponte culturale tra Francia e Italia.

Dedica 2026: un festival che intreccia le arti

Le due mostre rappresentano il cuore di un unico, grande racconto visivo che attraversa memoria storica, esperienza personale e immaginazione narrativa, offrendo al pubblico del festival Dedica nuovi e stimolanti punti di accesso all’universo letterario di Sorj Chalandon e alla complessa storia nordirlandese. Il programma del festival, che si svolge dal 14 al 21 marzo, continua a esplorare l’opera dello scrittore francese attraverso un ricco calendario di eventi che includono:

  • La lettura scenica “La quarta parete. La pace in teatro, la guerra tutto intorno”, tratta dall’omonimo romanzo e curata dal regista Gabriele Vacis.
  • La proiezione del film “Profession du père”, tratto dal romanzo omonimo di Chalandon.
  • La presentazione in prima nazionale del suo nuovo libro, “Il libro di Kells”, un’opera intensa che intreccia elementi autobiografici e finzione.

Un’edizione, quella di quest’anno, che conferma la vocazione di Dedica a essere non solo un festival letterario, ma un crocevia di linguaggi e discipline, capace di intrecciare la parola scritta con la fotografia, il fumetto, il teatro e il cinema, in un dialogo fecondo che arricchisce e stimola la riflessione del pubblico.

Di euterpe

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