Milano – La tensione sul fronte dei carburanti raggiunge il livello di guardia e il Governo italiano scende in campo con una mossa decisa. Di fronte a un’escalation dei prezzi alla pompa definita “inaccettabile ed eccessiva”, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha convocato per oggi, mercoledì 18 marzo, un tavolo di confronto urgente presso la Prefettura di Milano. Sul banco degli imputati siedono i principali attori del settore energetico nazionale, dai colossi come Eni, Ip, Tamoil e Q8, fino al variegato mondo delle cosiddette “pompe bianche”, gli operatori indipendenti che rappresentano una fetta importante della rete distributiva.
L’obiettivo, dichiarato con toni perentori dal ministro, è fare piena luce sulle dinamiche che hanno portato i listini, in particolare quello del diesel, a toccare vette preoccupanti, con il gasolio in modalità self-service che sfiora i 2,1 euro al litro, un massimo che non si vedeva dal marzo 2022. “Il conto che stanno pagando famiglie e imprese è troppo alto”, ha tuonato Salvini, puntando il dito contro possibili “comportamenti speculativi” e avvertendo che non è “disponibile a tollerarlo”.
La minaccia della tassa sugli extraprofitti
La linea del Governo, che vedrà la partecipazione in videocollegamento anche del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è chiara: se dal confronto non emergeranno risposte concrete e impegni precisi per calmierare i prezzi, l’esecutivo è pronto a varare “un intervento fiscale o normativo per evitare questa speculazione”. Lo strumento evocato da Salvini è quello della tassazione sugli extraprofitti, un modello già applicato al settore bancario. “Abbiamo tassato le banche, possiamo anche tassare sugli extraprofitti le compagnie petrolifere”, ha affermato il leader della Lega, mettendo di fatto le aziende con le spalle al muro.
Questa misura, già introdotta in passato per le imprese energetiche, andrebbe a colpire i guadagni ritenuti “anomali” e non giustificati da un aumento reale dei costi di produzione, ma piuttosto da dinamiche di mercato e, appunto, da possibili speculazioni. L’allarme non riguarda solo il trasporto privato, ma l’intera filiera economica. Le associazioni dell’autotrasporto sono state tra le prime a lanciare l’allarme, seguite a ruota dal mondo agricolo, con la Coldiretti che ha denunciato rincari insostenibili per il gasolio agricolo. Questi aumenti, infatti, si traducono inevitabilmente in un incremento dei costi per la logistica e la produzione, con il rischio di innescare una nuova spirale inflattiva sui beni di consumo, come già si osserva sui prezzi di alcuni prodotti ortofrutticoli.
Le cause dei rincari: tra mercati globali e dinamiche locali
Se il Governo sospetta la speculazione, è innegabile che l’aumento dei prezzi affondi le sue radici in un contesto geopolitico complesso. Le recenti tensioni in Medio Oriente, e in particolare il conflitto che coinvolge l’Iran, hanno scosso i mercati internazionali, spingendo le quotazioni del petrolio Brent a superare nuovamente la soglia dei cento dollari al barile. A questo si aggiunge un fattore valutario sfavorevole: il rafforzamento del dollaro sull’euro (con la moneta unica ai minimi da agosto 2025) rende più oneroso l’acquisto di materie prime energetiche, che sono prezzate in valuta statunitense.
Tuttavia, l’analisi dei prezzi alla pompa rivela anche dinamiche interne che meritano approfondimento. Un dato interessante, emerso dalle ultime rilevazioni, è il quasi totale azzeramento dello “sconto pompe bianche”. Storicamente, i distributori indipendenti offrivano prezzi leggermente più bassi rispetto alle compagnie integrate, un differenziale che negli ultimi giorni si è ridotto a pochi millesimi. È proprio su queste anomalie e sulla struttura dei costi che il Governo chiederà conto alle 14 realtà convocate a Milano.
L’elenco dei convocati al tavolo
Al tavolo in Prefettura, oltre ai già citati “big four” (Eni, Ip, Tamoil, Q8), siederà una nutrita rappresentanza delle reti di distributori indipendenti, a testimonianza della volontà di avere un quadro completo della situazione. L’elenco, reso noto da fonti del Mit, include:
- Vega Carburanti
- Pad Multienergy
- Retitalia
- Costantin
- Keropetrol
- Beyfin
- San Marco Petroli
- Energas
- Toil
- Giap Holding
L’esito dell’incontro di oggi è atteso con grande trepidazione. Da un lato, famiglie e imprese sperano in un’inversione di tendenza che possa alleggerire la pressione sui loro bilanci. Dall’altro, l’industria petrolifera dovrà rispondere delle proprie strategie commerciali e dimostrare la trasparenza delle proprie politiche di prezzo. L’autunno si preannuncia caldo, non solo dal punto di vista climatico, ma anche su quello economico e politico.
