In una vicenda che intreccia cronaca, questioni sociali e complesse dinamiche familiari, emergono nuovi e significativi sviluppi sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Nathan Trevallion, il padre dei tre bambini allontanati dalla casa rurale di Palmoli, in provincia di Chieti, ha compiuto un’importante apertura verso le istituzioni, manifestando la volontà di collaborare per ricreare le condizioni necessarie a riunire la sua famiglia. Parallelamente, l’intervento della Garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha acceso un faro sulle conseguenze psicologiche che i provvedimenti giudiziari stanno avendo sui minori, definendo la situazione “sproporzionata nel suo esito”.
La svolta di Nathan: un passo verso la normalità
Dopo quasi quattro mesi di separazione forzata dai suoi figli, in seguito all’ordinanza del 20 novembre 2025 con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la potestà genitoriale a lui e alla moglie Catherine, Nathan ha mostrato concreti segni di cambiamento. L’uomo ha visitato e accettato una casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli, situata a breve distanza dal casolare dove continua a prendersi cura degli animali di famiglia. Questo nuovo alloggio, un’abitazione di 75 metri quadri dotata di comfort moderni, rappresenta un punto di svolta cruciale. Ma il passo più significativo è la sua disponibilità a incontrare gli assistenti sociali e a intraprendere un percorso di dialogo, superando le resistenze che avevano caratterizzato i mesi precedenti. Nathan si è detto inoltre favorevole all’iscrizione dei figli a una scuola pubblica dal prossimo settembre e a garantire loro controlli pediatrici regolari.
L’intervento della Garante per l’Infanzia: “Bambini traumatizzati”
La visita della Garante Marina Terragni alla casa famiglia di Vasto, dove i bambini vivono dal 20 novembre, ha portato alla luce la profonda sofferenza dei minori. “Ho incontrato i bambini Trevallion. Stanno fisicamente bene ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente“, ha dichiarato Terragni, sottolineando i ripetuti traumi subiti, ultimo fra tutti l’improvvisa separazione dalla madre, allontanata dalla struttura con una recente ordinanza. La Garante ha criticato aspramente la decisione del Tribunale, definendola “sproporzionata” rispetto alle problematiche iniziali e ha evidenziato come il trasferimento in un’altra struttura, previsto dal provvedimento, costituirebbe un “ulteriore trauma”. Terragni ha inoltre sollevato dubbi sull’operato dei servizi sociali nei primi mesi della presa in carico, suggerendo che “qualcosa non ha funzionato” e che le cose “si sono messe in un modo storto e non si sono più raddrizzate”.
È emerso anche che il Tribunale ha impedito alla Garante di essere accompagnata da un consulente esperto indipendente durante la sua visita, motivando la decisione con la necessità di non turbare ulteriormente l’equilibrio psichico dei minori, una giustificazione che Terragni ha definito “sorprendente”.
L’ispezione del Ministero e il dibattito pubblico
La vicenda ha assunto una rilevanza nazionale, tanto da spingere il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a disporre un’ispezione presso il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che avrà luogo martedì 17 marzo. Gli ispettori, che hanno già acquisito una prima documentazione, potrebbero ascoltare i magistrati e le parti coinvolte per approfondire le modalità di gestione del caso. La decisione del Ministero è seguita a un acceso dibattito pubblico e a prese di posizione da parte di esponenti politici, inclusa la Premier Giorgia Meloni, che ha criticato l’operato dei giudici.
Nel frattempo, la Garante per l’Infanzia della Regione Abruzzo, l’avvocata Alessandra De Febis, ha smentito le voci circolate riguardo a un presunto sciopero della fame da parte di uno dei bambini, precisando di aver pranzato con loro e di averli visti mangiare. Ha inoltre confermato la disponibilità di Nathan a collaborare con i servizi sociali.
Il contesto della vicenda e le prospettive future
La sospensione della responsabilità genitoriale era stata disposta a novembre 2025 a seguito di una valutazione che indicava come i bambini vivessero in condizioni abitative ritenute disagevoli e in un contesto che non favoriva lo sviluppo di capacità relazionali. La famiglia, infatti, aveva scelto uno stile di vita a stretto contatto con la natura, in un casolare privo di alcuni servizi essenziali. L’allontanamento è stato l’esito di un percorso durante il quale, secondo il Tribunale, i genitori si erano mostrati non collaborativi rispetto alle prescrizioni imposte.
Ora, l’apertura di Nathan e l’attenzione mediatica e istituzionale sul caso potrebbero aprire nuovi scenari. La speranza, come sottolineato dalla Garante Terragni, è che “ci mettiamo tutti con il massimo impegno per risolvere una situazione” che continua a infliggere profonde ferite ai più vulnerabili: i bambini. La strada per il ricongiungimento familiare appare ancora complessa, ma il dialogo avviato dal padre rappresenta un primo, fondamentale, passo in quella direzione.
